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Edilizia in crisi: la Sicilia resta al palo
L’associazione nazionale dei costruttori edili regionale denuncia le difficoltà del settore dimenticato anche dal Cipe. Intanto oltre 500 pmi hanno preannunciato per i prossimi mesi il ricorso alla cassa integrazione

Tags: Edilizia, Crisi, Lino Leanza, Cipe, Ance Sicilia, Fondi Fas



PALERMO - Le imprese e i lavoratori dell’edilizia rivendicano con fermezza i loro diritti, considerato che attendono da tempo lo sblocco dei pagamenti per gli stati di avanzamento lavori approvati e oggi vincolati dal Patto di stabilità, nonché le risorse destinate dal Cipe alle priorità infrastrutturali. Ma giunge notizia che  dal Cipe sono stati assegnati “21 miliardi per le infrastrutture, ma non un solo euro alla Sicilia”.

Lo denuncia l’Ance Sicilia, indignata per la decisione del Cipe, “in spregio di tutti i recenti impegni pubblici circa l’integrazione dei finanziamenti per opere pubbliche nell’Isola”. Di fronte a questo gravissimo fatto, che si aggiunge alla mancata erogazione dei fondi Fas e all’assenza di fonti alternative di finanziamento, “la Sicilia viene condannata ad avviarsi alla rovina economica e sociale. Non è solo un problema delle imprese edili – precisa il presidente dell’Ance Sicilia, Salvo Ferlito – ma dell’intera popolazione siciliana che subisce le conseguenze dell’insufficienza dei redditi, della mancanza di lavoro, dell’impossibilità di competere per carenza di infrastrutture, della preclusione di ogni speranza in qualsiasi prospettiva di sviluppo”.

Ci si affida ai cantieri di lavoro, ma sia l’assessorato che gli enti locali, stentano a far partire i lavori. L’iniziativa permetterebbe di impiegare in progetti di riqualificazione urbana dei Comuni, oltre 36 mila disoccupati. Sono infatti 1.759 i cantieri finanziati, con una anticipazione del bilancio regionale. La regione anticipa, in attesa che sia sottoscritto l’accordo di programma con il Ministero dello Sviluppo economico e dello sblocco dei fondi Fas 2007/2013. Denuncia Aldo Signorelli, presidente di Assoimpresa Siracusa “ abbiamo assistito al taglio dei fondi per le aree sottoutilizzate, alle difficoltà a rimodulare i fondi destinati ai comuni colpiti dal sisma del 1990, al blocco degli investimenti importanti nelle aree industriali. Assistiamo a tutto ciò, mentre gli enti locali non sanno gestire una qualsivoglia politica edilizia”.

Mariella Maggio, segretario della Cgil, sottolinea come “la regione siciliana ha raggiunto un tasso di disoccupazione che supera il 38%, per cui bisogna urgentemente che comuni, province, regioni mettano subito in atto una politica che programma lo sviluppo del territorio e senza interessi personali possa gettare le basi per l’occupazione per il futuro dei giovani e per il mantenimento delle forze produttive”.
 
Anche l’On.le Lino Lenza, già assessore regionale del governo Lombardo, ha dichiarato “abbiamo nel settore delle piccole e medie imprese oltre 500 aziende che hanno annunciato lo stato di crisi per i prossimi mesi, con il ricorso alla cassa integrazione in deroga. Problema serissimo, perché le difficoltà di queste imprese significano l’espulsione dal mondo del lavoro di persone di 40 e 50 anni, il cui reinserimento è molto difficile. E un altro capitolo è quello del mondo della formazione, attorno a cui gravitano circa 80 mila persone, la maggior parte giovani con circa 10mila persone occupate a tempo indeterminato. Ma sono anche persone che, spesso, devono attendere mesi per avere lo stipendio, uno stillicidio che toglie serenità e certezze”.
 

 
L’approfondimento. La crisi si aggrava nel settore artigiano
 
Allo stato di crisi del settore edilizio, va aggiunto quello delle imprese artigiane. La Cna invita tutti gli attori coinvolti a manifestare, perché tradito dalla promessa di interventi rapidi e concreti, a favore di artigiani e piccole imprese, a seguito della approvazione della finanziaria. Oggi a distanza di oltre 6 mesi assistiamo alla totale assenza degli atti allora previsti. “Ad oggi -afferma la Cna - la spesa effettiva è irrisoria e i vari bandi pubblicati, nonostante i numerosi sforzi delle associazioni datoriali e di parte degli uffici regionali, viaggiano con ritardi poco sostenibili e prefigurano un reale rischio di disimpegno delle risorse, con restituzione a Bruxelles dei fondi”: Di fronte a questo disastro generale, c’è solo un dato positivo da segnalare che riguarda la nascita di numerose imprese che operano nei settori tradizionali, a cominciare dal commercio gestito da immigrati. Solo nella provincia di Catania operano più di 1900 imprese provenienti da 23 paesi diversi. Si tratta in maggior parte di imprese individuali e nel totale rappresentano il 2,23% di tutte quelle attive nella provincia e il 32% delle imprese straniere che operano in Sicilia.

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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