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Quotidiano di Sicilia

La tavola siciliana onora il Natale, piatti piacevoli al gusto e alla vista
di Elisa Latella

Le festività natalizie vengono celebrate dalla cucina di casa nostra con ricette che si tramandano da secoli. Tante le varietà di pasticcio e impanata secondo la zona, ma il pezzo forte sono i dolci tipici

Tags: Speciale Enogastronomia, Natale



PALERMO - Li chiamano “piatti di Natale tipicamente siciliani”, ma, complice l’emigrazione che dura da secoli, queste gustose pietanze si trovano ormai in tutto il mondo e non è difficile pensare che saranno consumati durante un cenone a Roma, a Torino, a New York, a Sidney, a Toronto grazie a ricette tramandate da zie e da nonne con radici isolane. I piatti natalizi siciliani rispondono pienamente al motto “anche l’occhio vuole la sua parte” infatti oltre ad essere caratterizzati da ingredienti particolarmente abbondanti sono “di grande spettacolo”, capaci di rendere preziosa la tavola di Natale.

Iniziamo il nostro viaggio tra i sapori natalizi dalla Sicilia orientale, con il timballo di riso detto anche gallina ripiena. Si prepara il brodo di gallina insaporito con la cipolla, poco pomodoro, prezzemolo e sedano e le polpette precedentemente preparate impastando la carne di vitello - o di manzo - trita con uova, formaggio pecorino grattugiato, prezzemolo e aglio tritato, mollica di pane ammorbidita nel latte, sale e pepe. Interessanti le lasagne cacate servite a Modica, in provincia di Ragusa per la fine dell’anno, fatte con farina, uova, ragù, ricotta fresca setacciata, percorino grattugiato, sale e pepe. Sempre caratteristico di Modica è il pasticcio di spinaci o broccoli, mentre viene da Noto, in provincia di Siracusa, quello chiamato per antonomasia pasticcio di Natale, realizzato con pasta di grano tenero lievitata, ragù di polpa magra di maiale,  pomodori, cipolla, prezzemolo, mezzo bicchiere di vino rosso vecchio, maccheroni di casa, cime di broccoli lessate e soffritte, un limone, ricotta,  piacentino grattugiato, olio d’oliva, sale, pepe.

Una variazione sul tema del pastizzu si ha con l’impanata, piatto tipico siciliano dovuto alla passata dominazione spagnola, conosciuto in tutta l’Isola con numerose varianti nel ripieno. Famoso quello di Caltanissetta considerato “speciale” proprio per le feste di dicembre. Non manca l’impanata jonica che ha un ripieno di salsiccia di maiale aromatizzata con semi di finocchietto selvatico e sbriciolata, fettine di tuma, erba cipollina e olive nere snocciolate. Ma non è tutto: ci sono ancora l’impanata al pesce spada e lo sfincione di San Vito (una particolare pizza che si gusta durante la notte di san Silvestro). All’interno di quest’ultimo sono inserite tre sarde salate, fette di pecorino fresco, mollica mista a pecorino grattugiato, cipolla appassita in padella, origano e olio.

E ancora, dall’estremamente elaborato all’estremamente semplice: ecco il pane, da sempre protagonista indiscusso della tavola siciliana. Antiche tradizioni raccontano del cannizzu, un recipiente di canna utilizzato per contenere il grano del quale il pane prende il nome e la forma approssimativa. La pasta preparata è lavorata in modo da ottenere la forma di semisfera alla quale si danno tre tagli trasversali in modo che possa aprirsi lievemente per raggiungere una buona cottura. Questa particolare forma di pane è preparata la vigilia di Natale e consumata per la notte di San Silvestro; idem per un’altra forma denominata Uoi, cioè buoi, ottenuta dall’unione di due parti a forma di mezza luna che raffigurano due buoi.
Infine i dolci speciali come la cuccìa di Santa Lucia, il buccellato, il torrone, la cobaita, i biscotti natalizi chiamati nucatili, i mostaccioli e le frittelle. Dolci ma non stucchevoli. Delicati, ma con carattere. Proprio come la Sicilia.

Articolo pubblicato il 10 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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