Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Export: Sicilia in testa senza ricchezza
di Massimo Mobilia

L’Isola è la seconda regione a contribuire al +14% italiano delle vendite all’estero nei primi 9 mesi del 2010 secondo l’Istat. Il + 42,7% condizionato dalle produzioni petrolifere e chimiche che non lasciano benefici al territorio

Tags: Export, Istat, Petrolio, Raffinerie



PALERMO – Incredibile ma vero, la Sicilia ha trainato l’export italiano nei primi nove mesi del 2010. Lo rivela l’Istat che ha pubblicato i dati sugli scambi commerciali per ripartizione territoriale, secondo cui la nostra regione ha avuto un incremento del 42,7% nell’export rispetto allo stesso periodo del 2009, la crescita più alta in Italia dopo quella della Sardegna (+56,9%).
In effetti l’export nazionale  aumentato del 14,3% secondo la media regionale, è cresciuto di più proprio nella zona insulare, arrivata prima con un +47,5%. Il trend conferma quanto già rivelato a luglio nell’analisi sui primi sei mesi del 2010, quando l’export siciliano era cresciuto del 40,8%, sempre dietro la Sardegna.

Com’è possibile, però, che di fronte a scambi commerciali così fiorenti con l’estero la Sicilia non goda della dovuta ricchezza incassata e continui a soffrire profondamente la crisi economica? Semplice: i settori che hanno trainato la crescita sono quelli legati ai prodotti petroliferi raffinati, i quali vengono lavorati nell’Isola dalle grandi multinazionali che, avendo sede all’estero, lasciano sul territorio solo una minima quota della ricchezza generata dalle vendite.

È in questo settore che la Sicilia ha avuto una crescita tendenziale del 44%, contribuendo notevolmente al +56% nazionale nelle vendite dei derivati del petrolio, insieme agli ottimi risultati di Sardegna (+77%) e Lazio (58%). Discorso simile anche per un altro settore in crescita, quello delle sostanze e dei prodotti chimici dove la Sicilia ha contribuito più di tutti, con un +77,6%, alla crescita italiana del 28,2%. Anche quì, le industrie che lavorano nell’Isola lasciano ben poco in patria del guadagno commerciale.

La Sicilia è la prima regione a contribuire anche nella vendita all’estero dei prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca dove l’Istat ha segnalato un export in crescita del 44%, sul +19,4% nazionale. Merito, in questo caso, della naturale propensione dell’Isola verso lo sfruttamento del mare e delle campagne. Non si segnalano, invece, contributi siciliani negli altri settori oggetto di studio, quali l’elettronica, il metallurgico, la produzione di autoveicoli, articoli di abbigliamento e mobili, in cui continuano a regnare le regioni del Nord e del Centro.

Tornando ai macro dati per ripartizione geografica, insieme al successo dell’Italia insulare, possono cantare vittoria anche l’Italia centrale dove l’export è cresciuto del 16,4%, merito di Lazio (+23,3%) e Abruzzo (+18,9%), e il Meridione dove si è avuto in incremento del 15,6%, con il +22,6% della Puglia. Sotto la media nazionale, invece, il risultato delle regioni settentrionali dove l’export del Nord-est è cresciuto solo del 13,9% e quello del Nord-ovest ancora meno con un +12,7%, dove pesa il magro risultato della Lombardia che, con un +12,1%, ha visto ridursi leggermente la sua quota sul complesso delle esportazioni nazionali (dal 28,3 al 27,7%).

Per quanto riguarda, infine, le destinazioni commerciali preferite dalle regioni italiane, i prodotti del Nord e del Centro esportano principalmente verso i paesi dell’Unione europea, in particolare Germania, Francia, Austria e Paesi Bassi. Le regioni meridionali e insulari, compresa la Sicilia, preferiscono invece vendere al di fuori dell’area europea verso cui, infatti, si è avuto un incremento del 25,5% rispetto al più basso +18,7% dell’export verso i Paesi dell’Ue.

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐