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Ancora troppi i pesticidi a tavola. LÂ’ortofrutta siciliana nel mirino
di Giuseppe Bellia

Uva e peperoni sotto la lente del rapporto di Legambiente sulle sostanze chimiche nell’agroalimentare. Qualità dei cibi di consumo, servono maggiori e accurati controlli regionali

Tags: Pesticidi, Legambiente



ROMA – Continua ad essere la chimica l’ingrediente principale delle nostre tavole secondo Legambiente. Questo è il “conto” che si continua a pagare in Italia, Sicilia compresa. In questa non rassicurate graduatoria è ben presente l’Isola da diversi anni.
Infatti, per l’anno 2009, secondo l’associazione ambientalista in un’uva siciliana sarebbero stati riscontrati ben 9 sostanze chimiche…davvero un brindisi a prova di bomba!

Come se non bastasse, la Sicilia rispetto al rapporto “Pesticidi nel piatto 2008” non ha presentato rilevanti dati di discontinuità. L’anno scorso, in un’altra analisi commissionata da Legambiente, sono state riscontrate sempre derivati chimici nell’uva siciliana: un campione d’uva bianca conteneva 9 residui di pesticidi, 6 un grappolo d’uva nera. Quella dei fitofarmaci impiegati in Sicilia sarebbe una pratica costante e diffusa: anche una fragola isolana campionata nel 2007 presentava 8 principi chimici attivi. Dalla frutticoltura all’ortofrutta, i veleni pare che siano solo una costante.
Nel rapporto Legambiente 2009 è stata analizzato anche un peperone: nell’ortaggio sono stati riscontrati 7 residui chimici. A questo punto, verrebbe da chiedersi, se invece di commissionare un rapporto su scala nazionale non occorrerebbe che si operasse un campionamento regionale approfondito, aumentando il numero dei casi da analizzare sia nella frutticoltura sia negli ortaggi ? L’obiettivo conoscitivo, potrebbe essere quello di censire con una certa precisione, se uve e peperoni, rappresentato sono casi isolati o solo “la punta dell’iceberg”.

Ma in Sicilia, come in tutto il territorio italiano, non ci si mette d’accordo neanche sui dati. Se per Rossella Muroni direttrice di Legambiente l’uso di fitofarmaci nello Stivale è in costante aumento passando dal 2006 al 2007 da 148,9 a 153,4 tonnellate; per le associazioni degli agricoltori il 99,9 % dei prodotti impiegati in agricoltura, rientrano nei limiti di legge. Se i dati creano controversie fondate su opinioni differenti, si spera che la chimica metta d’accordo tutti. Già nel 2008 Legambiente tuonava contro la possibilità, assolutamente legale di consentire l’utilizzo di più principi attivi su uno stesso prodotto, con potenziali sinergie anche di sostanze come il vinclozolin, il captano o procimidone. Quest’ultimo, compare tra le sostanze incriminate anche nel 2009.

Infatti, se alcune delle Doc siciliane spopolano in termini di notorietà e di vendite in tutto il mondo, il vino “chimico” siciliano sarebbe piuttosto indigesto non solo al gusto. Nel rapporto “Pesticidi nel piatto 2009”, i vini, tra le sostanze chimiche che presentano si riscontra il procimidone, considerato cancerogeno, secondo la società americana l’Epa (Environmental protection agency).
Dal 1° agosto s’inaugura in Sicilia la vendemmia 2009-2010, non sarebbe opportuno affrontare seriamente il problema? Nel frattempo,  non resta che riempire un boccale di vino, dividerlo fra i partecipanti ad un banchetto ed esclamare ad alta voce “alla salute”!

Articolo pubblicato il 20 giugno 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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