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Quotidiano di Sicilia

Pa corrotta, i cittadini sono sfiduciati
di Liliana Rosano

Dal Rapporto 2010 “Barometro della corruzione nel mondo” curato dal network internazionale “Transparency”. La Sicilia in testa insieme alla Campania per reati nella Pa secondo il I Rapporto al Parlamento

Tags: Pa, Corruzione



Palermo – Cresce la sfiducia degli italiani nei confronti delle istituzioni percepite non come garanti di trasparenza e tutela ma come sedi corrotte non a sostegno dei cittadini.
È il risultato del Rapporto 2010 “Barometro della corruzione nel mondo” curato dal network internazionale “Transparency” a cui appartiene anche l’Italia insieme ad altri 80 paesi. Il Rapporto, “mappa” in modo analitico tramite una rigorosa e qualificata indagine demoscopica - nel quadro della nota rilevazione globale “Voice of the People” dell’autorevole istituto Gallup International - la visione che del fenomeno della corruzione maturano, anno dopo anno, i cittadini comuni.

Si tratta di un fattore di misurazione che non va affatto sottovalutato: non solo perché genericamente, come è noto, vale il detto vox populi, vox Dei, ma poiché l’affidabilità della ricerca è molto elevata e il questionario indaga anche le situazioni dove i cittadini stessi entrano in contatto con varie tipologie di organizzazioni, sperimentando per via diretta o indiretta problemi di corruzione. In questo senso il report misura non solo la percezione del “fenomeno corruzione”, bensì anche la realtà.
Il dato che più fa riflettere è l’aumento della sfiducia in Italia: il 40% non si fida di nessuna delle istituzioni prese in esame. Il costo della sfiducia è un costo altissimo nelle società e nelle economie. Anche a livello globale c’è una crescente generalizzata crisi di sfiducia.

Le categorie percepite come più corrotte in Italia sono i media (voto 3,3 su 5), le imprese (3,7 su 5), il Parlamento (4 su 5) e il sistema giudiziario (3,4 su 5). Quelle meno corrotte sono le organizzazioni non governative, l’esercito, il sistema educazione e la polizia 31%. Infine, è utile evidenziare un dato comparativo: mentre per Germania e Francia la corruzione è meno presente nei partiti politici nel 2010 rispetto al 2005, in Italia cresce dal 4,2 al 4,4 su 5.

Interessante è leggere questi dati insieme al Primo Rapporto al parlamento” curato dal Servizio Anticorruzione e Trasparenza del ministero per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione che mette nero su bianco il fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione. Nell’ultimo rapporto pubblicato nel febbraio 2009, la Sicilia è in testa insieme alla Campania tra le regioni che hanno fatto registrare tra i maggiori valori assoluti in termini di reato: 2486 reati, ovvero il 13,7 per cento sul totale nazionale. Non solo, entrambe le regioni presentano un alto tasso di reati collegati alla corruzione ogni 1000 dipendenti: 7,48 contro la media nazionale che è del 6,04.

E nell’Isola è l’abuso di ufficio il reato più diffuso. Soltanto nel 2008 il Rapporto ha calcolato 126 reati denunciati. Numerosi anche i reati che riguardano la truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche (111 reati), il peculato (24), e l’indebita percezione di erogazioni a danno dello stato (20). Non basso il numero (13) sia per il reato di concussione che per quello di frode nelle pubbliche furniture. Diffusa è anche la turbata liberta’ degli incanti (10 reati) e la malversazione ai danni dello stato (7 in tutto). Solo uno invece il peculato mediante il profitto dell’errore altrui e due i reati che riguardano l’inadempimento di contratti di pubbliche furniture.
 


Sotto esame partiti, Parlamento, imprese, media, funzionari pubblici, giustizia, no profit, enti religiosi, forze dell’ordine
 
Il “Barometro della corruzione nel mondo” offre una vera e propria visione ampia, non circoscritta alle pubbliche amministrazioni, che riguarda a largo raggio tutto il “corpo sociale”, come è indispensabile per misurare un fenomeno complesso quale la corruzione: i partiti politici, il Parlamento, la polizia, le imprese, i media, i funzionari pubblici, il sistema giudiziario, il no profit e le organizzazioni non governative, le istituzioni religiose, i corpi militari e il sistema educativo. Una domanda del questionario si sofferma in dettaglio anche sulle eventuali richieste di tangenti sperimentate, oltre che nei settori citati, anche nei servizi medicali, nei servizi amministrativi pubblici di varia tipologia, nelle utenze pubbliche di prima necessità quali telefono, elettricità e acqua, nel pagamento delle imposte, nelle pratiche doganali e nelle compravendite di terreni e proprietà immobiliari.
Fra i dati di interesse che emergono nel Rapporto 2010, in termini assoluti e comparativamente rispetto al 2009, per quanto concerne l’Italia, va segnalato che la percentuale di coloro che sono stati concussi o che hanno pagato tangenti si attesta su 3,8% si e 96,2% no. Si tratta di un dato assai serio, poiché comporta che, stando a questa percentuale, oltre un milione di persone sarebbe coinvolto in fatti corruttivi. All’interno di questo dato, la suddivisione per segmento, riscontra le seguenti percentuali: per ottenere permessi il 6,4%, per le utilities il 8,7%, per le imposte il 6,9%; un forte incremento si ha nelle transazioni immobiliari (12.9%) e doganali (13,9%). Di grande impatto sono infine i dati relativi al sistema sanitario (10%) e al sistema giudiziario, per cui le risposte affermative arrivano fino al 28,8%.
 

 
Non si crede nella capacità di moralizzazione del Governo
 
In merito al dato più aggregato sulla corruzione (se è aumentata, se è uguale, se è diminuita), le risposte in Italia non differiscono in buona sostanza da quelle in Francia e nel Regno Unito, mentre il sondaggio rileva l’impennata negativa della Germania (di cui si è avuto difatti testimonianza nei recenti episodi concernenti imprese tedesche in Russia e in Cina).
Analoga similarità concerne la domanda relativa al ruolo del governo (ossia se opera con incisività o meno per contrastare la corruzione): la risposta è quasi sempre negativa, comprese la Finlandia e ancora la Germania (77%), oltre all’Italia (64%).
La “società civile” dà segni di presenza e di consapevolezza del proprio ruolo: l’85% degli intervistati sosterrebbero chi denuncia casi di corruzione o di abusi, e l’86% ritiene che i cittadini possono fare la differenza nel migliorare la situazione. Il livello di fiducia premia le organizzazioni non governative (15,3%), curiosamente il governo con 13,4%, dunque percepito probabilmente come “animato da buone intenzioni, ma con le mani legate”.
Le categorie percepite come più corrotte in Italia sono i media (voto 3,3 su 5), le imprese (3,7    su 5), il Parlamento (4 su 5) e il sistema giudiziario (3,4 su 5). Quelle meno corrotte sono le organizzazioni non governative, l’esercito, il sistema educazione e la polizia 31%. Una visione scettica che conferma una fotografia della società in cerca di punti di riferimento.

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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