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Quotidiano di Sicilia

SicilFiat, Newcoop è la settima pretendente
di Massimo Mobilia

Il ministro dello Sviluppo economico ha incontrato ieri a Roma i rappresentanti della società di logistica e grande distribuzione. Romani riferirà martedì ai sindacati. Oggi manifestazione della Cgil a Termini, con Camusso e Landini

Tags: SicilFiat, Newcoop, Termini, Cgil



ROMA - La settima società che vuole lo stabilimento oggi Fiat di Termini Imerese si occupa di logistica e grande distribuzione. Ieri, il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ha incontrato i rappresentanti della Newcoop, società inserita nella shortlist di Invitalia, advisor del Governo per decidere il “dopo SicilFiat”, fissato a partire dal 1° gennaio 2012, quando la casa torinese avrà chiuso la sua esperienza siciliana durata oltre 40 anni.

Il ministro riferirà ai sindacati e alle istituzioni locali il prossimo 21 dicembre. “Sono tutte iniziative - ha detto il ministro a proposito delle aziende interessate all’utilizzo del sito - che non sono alternative una all’altra. Due sono nell’automotive, ma non ho verificato incompatibilità di progetto tra le sette della shortlist”. Secondo l’assessore regionale alle Attività produttive, Marco Venturi, presente all’incontro, “le sette manifestazioni di interesse sono una grande opportunità non solo per Termini Imerese ma per l’intera Sicilia. Si tratta infatti di progetti che in molti casi potrebbero coesistere nella stessa area. Abbiamo ribadito la disponibilita’ della Regione a impiegare 350 milioni per la realizzazione delle infrastrutture e per investimenti per ricerca e innovazione”.

Intanto Susanna Camusso e Maurizio Landini, segretari di Cgil e Fiom, oggi sono a Termini Imerese (Pa) per incontrare i lavoratori della Fiat e dell’indotto. La manifestazione, che si svolgerà al Supercinema a partire dalle 9,30, è stata organizzata dal sindacato per fare il punto sulla vertenza Fiat, che riguarda 2200 lavoratori. “è il momento di decidere cosa fare - dice il segretario provinciale della Fiom, Roberto Mastrosimone - i tempi sono stretti e tra meno di un anno la Fiat, come ha più volte annunciato, il 31 dicembre 2011 andrà via. Chiediamo la salvaguardia dei livelli occupazionali per i lavoratori dello stabilimento e dell’indotto - aggiunge - e soprattutto garanzie per il futuro da parte di azienda e governo regionale e nazionale”. Martedì prossimo, invece, si terrà a Roma un incontro tra governo e parti sociali per discutere le proposte di rilancio dello stabilimento. Tutto questo mentre è stato programmato un nuovo ricorso alla cassa integrazione. I cancelli di Termini Imerese resteranno chiusi lunedi’ 17 e lunedi’ 24 gennaio e poi dal 28 gennaio al 6 febbraio. Attualmente la produzione e’ ferma e i lavoratori sono in cassa integrazione fino al 10 gennaio.
Per il segretario generale della Cisl siciliana Maurizio Bernava “allo stabilimento Fiat di  Termini Imerese comunque va fatta una riconversione industriale  che sarà la più grande mai vista nel Mezzogiorno. Una sfida  dove ci vuole concretezza e serietà e dove soprattutto bisogna  stare attenti alle speculazoni”. Bernava è intervenuto a Messina, nel Teatro Vittorio Emanuele, in occasione della festa per i 60 anni della Cisl peloritana.

Non basta - ha proseguito - avere un qualsiasi progetto e chiunque si può prendere la fabbrica di Termini Imerese, peraltro a costi politici. Ci vuole un progetto  industriale serio che possa autofinanziarsi. Abbiamo paura che  qualcuno venga solo per prendersi i contributi pubblici. Il  governo nazionale e quello regionale devono vigilare insieme al  sindacato. Termini Imerese non deve diventare l’albero della cuccagna per qualcuno”.

“La Fiat - ha continuato il segretario della Cisl siciliana - ha già deciso da tempo di chiudere Termini Imerese e lo ha fatto perché nel 2005, nonostante ci fossero 600 milioni di euro da investire, la politica regionale pensava ad altro, non attuando tutte quelle operazioni che dovevano rendere competitiva Termini Imerese”.
“La Fiat d’altronde a Termini Imerese - ha concluso Bernava - era l’unica fabbrica che faceva assemblaggio e per fare questo i costi erano raddoppiati. Ora la Fiat ha deciso di investire in Serbia, dove inizierà il prossimo anno, e dove i costi sono minori”.

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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