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Immigrati: la Sicilia ignora il fenomeno
di Salvatore Sacco

Mentre Veneto e Emilia Romagna hanno rispettivamente 30 e 14 fonti documentative non ci sono pubblicazioni nell’Isola. Non si conosce l’incidenza sul sistema economico-produttivo del 2,5 % dei residenti

Tags: Immigrazione, Lavoro



PALERMO - L’imigrazione in Sicilia è un fenomeno assai rilevante ed anche in continua crescita, fra l’altro l’ Isola come è noto è interessata doppiamente da questo fenomeno sia come tappa di passaggio, per altre destinazioni italiane ed europee sia come meta di residenza finale.

Dai dati contenuti nel “Dossier 1991-2010: per una cultura dell’altro” redatto dalla Caritas e dalla Fondazione Migrantes, la Sicilia, nel 2009 ha registrato un incremento dell’11,1% rispetto all’anno precedente della popolazione immigrata residente. L’incidenza sul totale dei residenti, pari al 2,5%, è comunque ancora inferiore rispetto alla media nazionale pari al 7%; Le nascite di immigrati rappresentano il 12,4% del totale delle nascite registrate nell’isola nel 2009, contro una media italiana del 13,5%. 

Secondo i dati Istat gli immigrati residenti in Sicilia erano circa 115.000 nel 2008, circa il 3% popolazione migrante residente in Italia. In questi ultimi anni gli stranieri residenti in regione sono cresciuti ad un ritmo superiore alla media nazionale. Ciò ha riflessi importanti per quanto riguarda il mercato del lavoro: va considerato che il tasso di attività degli immigrati regolari è, infatti, più elevato di quello registrato per i cittadini italiani (67 % contro 52%); fra il 2000 e il 2008 gli occupati netti di origine straniera sono cresciuti del 138%: gli 87.330 lavoratori stranieri registrati per il 2008 costituiscono circa l’8% degli occupati netti in Sicilia (dati INail).

L’incidenza degli immigrati sulla forza lavoro è dunque ben maggiore di quella sulla popolazione complessiva; tuttavia tale quota è poco più della metà di quanto registrato a livello nazionale (15,5%).
Questi dati hanno però un valore solo indicativo del fenomeno che, soprattutto nelle regioni meridionali ed in Sicilia, è particolarmente difficile da connotare per via della stretta interazione con altri fenomeni quali quelli del sommerso e della criminalità organizzata, che spesso gestisce in combutta con le organizzazioni dei paesi di provenienza il flusso di immigrazione, soprattutto di quella clandestina. Quanto sia importante l’informazione più completa possibile su questo fenomeno è facilmente comprensibile avendo effetti diretti sulla  struttura demografica, sul mercato del lavoro, sugli oneri sociali e sanitari, sulla valutazione dell’ impatto delle seconde generazioni, sulla mobilità interna, sulle evoluzioni dei centri urbani et..

Per quanto sopra riportato, la nostra Regione è fra quelle che dovrebbe prestare maggiore attenzione alla disponibilità di un attendibile patrimonio informativo in materia, ma a quanto pare l’impegno in tal senso è invece abbastanza scarso: nella recente Conferenza nazionale di Statistica organizzata a Roma a metà dicembre 2010, uno studio titolato “Dossier sulle attività delle Regioni e delle Province autonome”, e realizzato da Walter Naldoni e Angelina Mazzocchetti del Cisis, ha evidenziato il ritardo delle regioni del Mezzogiorno e della Sicilia in particolare nella attività di acquisizione di documentazione ed informazioni organizzate sul fenomeno dell’ immigrazione, ciò nonostante che , a livello nazionale, si sia registrato negli ultimi anni un crescente interesse su questo argomento da parte di molte amministrazioni regionali.
 
Nello studio citato è stata realizzata una rassegna, abbastanza approfondita seppur non esaustiva, sulle banche dati e sui prodotti editoriali realizzati dalle regioni per organizzare le informazioni ufficiali e non ufficiali, centrali, regionali e locali.. Spesso queste banche dati fanno riferimento a un osservatorio sull’immigrazione e sono consultabili in un sito dedicato alla popolazione straniera in cui sono presenti anche informazioni sulle politiche e i servizi presenti in Regione. Ancora una volta il risultato di tale rassegna  vede la nostra regione agli ultimi posti della classifica e non può certo consolare il fatto di essere in compagnia con altre regioni meridionali, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata. Infatti a fronte di regioni come il Veneto o l’ Emilia Romagna che producono rispettivamente 30 e 14 fonti documentative ( di cui ben 7 e 4  banche dati ), la Sicilia non sembra annoverare nessuna pubblicazione degna di nota né tantomeno alcuna banca dati che possa essere definita tale.
 
Ciò è ben strano laddove si consideri che, alla luce della riforma del Titolo V della Costituzione (ma per la Sicilia tale campo di intervento era in parte già prevista dallo statuto speciale), l’intervento regionale avrà sempre maggiore peso nella programmazione degli interventi per la governance dell’immigrazione.

Articolo pubblicato il 21 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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