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Il Commissario boccia il clientelismo
di Lucia Russo

Illusi. I precari degli Enti locali e di altri enti interessati.
Stabilizzazioni. Misure bocciate in quanto prevedono direttamente e/o indirettamente procedure e modalità diverse dal concorso pubblico per l’accesso nei ruoli delle pubbliche amministrazioni.
Democrazia a rischio. Solo il concorso pubblico è condizione per la piena realizzazione del diritto di partecipazione all’esercizio delle funzioni pubbliche da parte di tutti i cittadini (Consulta n. 293/09).

Tags: Lavoro, Precari, Aspirante, Disoccupati, Stabilizzazione



Per i deputati ormai è quasi un gioco: approvare leggi pur sapendo che non possono avere lo “sta bene” del Commissario dello Stato, perchè in palese violazione delle norme del nostro ordinamento. E il dente batte sempre sulla violazione del principio costituzionale di accesso alla pubblica amministrazione tramite il concorso e quello della necessaria copertura finanziaria. Nelle misure di stabilizzazione, approvate all’unanimità dall’Aula il 14 dicembre, e trasmesse al Commissario dello Stato tre giorni dopo, ci sono molte altre violazioni. Proroghe che nascondono immissioni in ruolo, rischi di apertura di contenziosi molto onerosi per le casse della Regione, riserve di posti, ormai abolite da due anni. Insomma una legge che avrebbe messo a rischio la nostra democrazia.
 
Le hanno chiamate “Misure di stabilizzazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato” e le hanno approvate all’unanimità i deputati dell’Assemblea regionale siciliana. Pur sapendo che il Commissario dello Stato le avrebbe impugnate perché nel nostro ordinamento vige il principio che nella pubblica amministrazione si entra solo per concorso e come è scritto nel testo dell’impugnativa, firmata dal Vice Commissario dello Stato, il prefetto Demetrio Missineo, “il rispetto di tale criterio è condizione necessaria per assicurare che l’amministrazione pubblica risponda ai principi della democrazia dell’efficienza e dell’imparzialità”. Inoltre “la procedura concorsuale “consente ai cittadini di accedere ai pubblici uffici in condizione di uguaglianza e «senza altre distinzioni che quella delle loro virtù e dei loro talenti». Il disegno di legge era pure sprovvisto della relazione tecnica dell’amministrazione regionale sulla quantificazione degli oneri necessari e sulla correlata copertura finanziaria, in quanto la materia delle stabilizzazioni è stata di iniziativa parlamentare. Questo è un altro elemento che rendeva palese l’impossibilità a superare indenne la prova del Commissario. Per questo i precari in questione sono stati ancora una volta presi in giro, i deputati hanno promesso le stabilizzazioni pur senza i requisiti necessari.
 
Quello che è ancora più grave è che, quasi a conclusione dell’esercizio finanziario, con l’art. 15 del ddl in questione approvato all’unanimità dai deputati, sarebbero stati introdotti nell’elenco delle spese obbligatorie nuovi oneri con un’alterazione dell’equilibrio economico finanziario del bilancio. Scrive il Commissario, a proposito dell’articolo 15, “La disposizione è da ritenersi particolarmente pericolosa per il mantenimento dei saldi pubblici poiché, nel rendere incontrollabile la spesa nel settore, potrebbe ulteriormente peggiorare la situazione del bilancio regionale, che presenta, secondo quanto rilevabile dall’analisi dei conti consuntivi dell’ultimo triennio, un deficit strutturale di circa 1.500 milioni di euro all’anno”.

Richiamate dal Commissario ventuno sentenze della Consulta

Nel testo dell’impugnativa sono richiamate in tutto 21 sentenze della Corte costituzionale in materia, che hanno già fatto giurisprudenza, per cui ci chiediamo come possano alcuni deputati oggi, dopo l’impugnativa, ancora continuare a illudere i poveri precari dicendo che porteranno avanti le loro ragioni anche davanti alla Corte Costituzionale. E ancora cosa facevano gli uffici studi dell’Assemblea forniti di funzionari pagati lussuosamente a livello dei corrispondenti di livello al Senato, perché non segnalavano l’impossibità di approvare tale ddl e ancora cosa ci sta a fare il Comitato per la qualità delle leggi che ha espresso parere positivo prima del passaggio in Aula del disegno di legge? Praticamente due sedute d’Aula dedicate a vuoto e dire che ogni seduta d’Aula costa in media 2,8 milioni di euro (considerate 60 sedute in media all’anno che riesce ad effettuare l’Ars).

Articolo pubblicato il 23 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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