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Messina - Continua la guerra dei rifiuti per Buzzanca iniziano le difficoltà
di Francesco Torre

“Sì” al ritiro del bando dell’Ato3, mentre non si placa lo scontro con il Governo regionale. Il Consiglio comunale ha bocciato le scelte del sindaco in materia di spazzatura

Tags: Messina, Rifiuti, Ambiente, Ato3



MESSINA - Lo scontro MessinAmbiente–Ato 3 in queste ultime settimane ha raggiunto il suo culmine, dimostrando quanto la classe politica nostrana sia odiosamente autoreferenziale. Cosa importa, infatti, se le ultime classifiche sulla qualità della vita dimostrano come la città sia all’ultimo posto in Italia in quanto a raccolta differenziata? Cosa importa, inoltre, se la Corte dei conti ha diffidato il Comune obbligandolo a ripensare in toto i rapporti con le partecipare onde evitare il dissesto finanziario?
 
L’ambiente, il benessere dei cittadini, la garanzia dei servizi essenziali, l’ordine nei conti pubblici in questa querelle tra i due carrozzoni di Palazzo Zanca non sono nemmeno stati presi in esame. Qui in gioco, più che altro, c’è una lotta politica senza quartiere, il mantenimento di posizioni di privilegio, la difesa di ogni più vieta logica assistenzialista, il sissignore a decisioni prese dall’alto e dunque indiscutibili.

Il ricorso. MessinAmbiente, come previsto, ha presentato ricorso contro il bando di gara pubblicato dall’Ato3 per l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti dal 2011 al 2015. Su quali basi? Secondo i legali dell’ente di via Dogali la convenzione con l’Ato non scadrebbe alla fine di questo mese, bensì nel 2025, in virtù della proroga automatica del 2008. Altro punto: l’Ato è in liquidazione, dunque si sostiene non abbia attualmente alcun potere di indire un bando pubblico.

La crisi di maggioranza in Consiglio. Chiamata a votare una mozione del Pd, l’aula comunale ha scelto chiaramente di bocciare le scelte del sindaco in materia dei rifiuti (solo sette i voti pro Buzzanca), premiando invece: ritiro del bando, individuazione di un partner privato per MessinAmbiente, ripristino dell’iter per la discarica di Pace. Lapidario il commento del primo cittadino: “La posizione dell’aula è irresponsabile perché a nessuno è consentito di dare mandato all’amministrazione di commettere un reato. E se noi non andassimo avanti con il bando dell’Ato 3 commetteremmo di certo un reato”. Ma è proprio così?

L’offensiva regionale. Tra Palermo (attuale Governo Lombardo) e Messina (amministrazione comunale) la partita a Risiko è iniziata già da tempo. Ma questo dei rifiuti è certamente uno tra i fronti più caldi, come dimostra l’attenzione sul tema del Pd messinese, nonché la presa di posizione dell’assessorato regionale al’Energia, che da un lato definisce un’ispezione presso la sede dell’Ato sulla conformità del bando alle normative vigenti, dall’altro promulga una circolare (n. 2 del 16 dicembre 2010) che vieta alle società d’ambito in liquidazione di indire bandi di gara. Partita chiusa? Staremo a vedere.
 

 
Sviluppi. La diffida inviata dall’Antitrust
 
MESSINA – Ben 473 dipendenti compresi i dirigenti.
Questi i numeri che i sindacati e il Pd provano a difendere chiamando a raccolta tutte le forze in campo, in primis quel nuovo strano alleato (un tempo il peggior nemico di sempre, ma la volubilità della politica è arcinota) che è il presidente della Regione. Ma se il Pd sul tema rifiuti interpella la Regione, la maggioranza passa direttamente alla politica nazionale. Ecco così giustificata la diffida a MessinAmbiente da parte dell’Antitrust.
“Rischio di danno grave e irreparabile alla concorrenza”, questo l’abuso di cui sarebbero responsabili i vertici di MessinAmbiente secondo Antonio Catricalà.
Nello specifico, l’ente non avrebbe comunicato – nemmeno dietro sollecito formale – l’elenco dettagliato dei dipendenti e dei propri ruoli, informazione indispensabile per chiunque volesse partecipare alla gara. Mossa per mostrare i muscoli o istinto di sopravvivenza?

Articolo pubblicato il 24 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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