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Catania - Quella grande lotta all’evasione iniziata con un buco nell’acqua
di Melania Tanteri

Il Comune non si è mai sbilanciato sulla cifra da recuperare. L’incertezza la fa da padrona. Sono moltissimi gli avvisi inviati a cittadini in regola con i pagamenti Ici e Tarsu

Tags: Catania, Ici, Tarsu, Raffaele Strancanelli, Roberto Bonaccorsi



CATANIA - Continuano ad arrivare a tappeto gli avvisi di accertamento relativi alla Tassa sui rifiuti solidi urbani. Il problema è che sono zeppi di errori.
Come annunciato dall’amministrazione comunale prosegue, infatti, la spedizione di migliaia di avvisi per tentare il recupero dell’evasione e dell’elusione tributaria - nella speranza di incassare da chi non ha mai pagato e, come ribadito più volte dal sindaco Stancanelli e dall’assessore al Bilancio, Roberto Bonaccorsi, per distribuire equamente il carico tributario - con l’invio di circa sessantamila avvisi di accertamento Tarsu e Ici riferite agli anni dal 2005-2009.

Eppure, sembra che le preoccupazioni espresse da esponenti del consiglio comunale e da numerose associazioni dei consumatori siano ben fondate e che molti siano gli errori nel calcolo del dovuto. Lo aveva ammesso lo stesso assessore Bonaccorsi, che aveva sottolineato come un margine di errore esista sempre, eppure sembra che gli avvisi non corrispondenti al vero siano in numero maggiore rispetto a quelli che potrebbero consentire un reale recupero dell’evasione.

Decine e decine, infatti, i cittadini perfettamente in regola che sono stati costretti a presentarsi agli sportelli Tarsu di Palazzo dei Chierici, il che fa pensare al fatto che i dati raccolti dall’amministrazione comunale, incrociandoli con quelli a disposizione di vari enti (Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio, Capitaneria di Porto e altri) forse non siano proprio aggiornati.

Case vendute, nuclei familiari ridotti, richieste inoltrate da tempo: sono solo alcuni dei casi che hanno costretto i cittadini a presentarsi agli sportelli comunali per nessun reale motivo, solo per dimostrare la propria posizione regolare. Situazioni che sembrano dare ragione all’Adoc di Catania, che aveva parlato di “azione vessatoria” da parte dell’amministrazione, con poche speranze di recuperare la reale evasione.

“Comprendiamo – affermano i rappresentanti dell’associazione – che il Comune debba incassare di più, a pena di rischiare lo squilibrio dei conti, ma a pagare sono sempre i soliti noti, i cittadini che, senza reali possibilità di difesa, devono perdere tempo e soldi per far valere i propri diritti".

Il fatto che lo stesso assessore Bonaccorsi non si sia sbilanciato su quanto l’amministrazione intenda incassare con questa operazione, dà la misura dell’incertezza dei dati dai quali sono scaturiti gli avvisi di accertamento.

Articolo pubblicato il 24 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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