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Quotidiano di Sicilia

Accentuata la fase di stagnazione pur se non sono mancati i segnali positivi
di Salvatore Sacco

Analisi sull’economia siciliana dell’anno che sta per concludersi. Il Pil sale, ma poco: solo mezzo punto. Bene la crescita dell’export, però è ancora fin troppo legata alla raffinazione di petrolio

Tags: Speciale Economia



PALERMO - In un quadro nazionale in cui la ripresa sta progressivamente perdendo slancio, segnando una crescita del Pil intorno all’1% sia nel 2010 che nel 2011 (stime Centro Studi Confindustria), l’economia siciliana sembra avviata ad una fase di stagnazione ancora più accentuata, con un incremento della produzione di mezzo punto percentuale, pari alla metà di quella nazionale, sia per quest’anno che per il prossimo.

Vi sono pure dei segnali positivi, come la crescita dell’export, la natimortalità delle imprese e la leggera ripresa dell’edilizia residenziale. Le esportazioni, nel terzo trimestre 2010, sono andate bene in quasi tutti i settori produttivi, anche se in molti casi si tratta solo di recuperi dei vistosi cali del 2009; la crescita registrata nell’Isola supera il dato medio nazionale (+14,3%), ma è determinata in buona parte dall’andamento espansivo dei prodotti della raffinazione, che hanno registrato un aumento del 44%, mentre la componente non oil ha segnato una crescita del 39,3.

In definitiva, la quota dell’export siciliano sul totale nazionale è ritornata ai livelli del 2008, passando dal 2% del terzo trimestre 2009 all’attuale 2,7%.  Per quanto riguarda la natimortalità delle imprese, nel terzo trimestre 2010 il saldo fra imprese iscritte e cessate è pari a 2.722 aziende, lo 0,58% in più rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. La ripresa dell’edilizia residenziale è confermata dall’ aumento delle negoziazioni di case (+7% nel primo semestre 2010, dati Banca d’Italia) e dalla crescita dei mutui. Purtroppo questi vettori positivi non riescono ad incidere significativamente sul Pil regionale, infatti le esportazioni pesano molto poco e sono costituite in misura prevalente dai prodotti petroliferi condizionati dalle variazioni dei prezzi del petrolio; anche il saldo positivo delle imprese non riesce a far recuperare i disastrosi andamenti del 2009, mentre la ripresa delle compravendite è spinta dall’ andamento cedente dei prezzi degli immobili.

Molto più consistenti appaiono i segnali negativi  quali la perdurante atrofia degli investimenti, la caduta dei livelli occupazionali, l’andamento cedente dei profitti delle imprese, la stagnazione dei redditi, con la conseguente debolezza dei consumi. La gravità della situazione si può intuire osservando gli andamenti settoriali; infatti si accentua la crisi in alcuni dei settori portanti dell’economia locale, quali il turismo, che nei primi sette mesi dell’anno ha conosciuto una caduta delle presenze di stranieri pari al 12%, una cifra molto superiore a quella dell’ intero Paese (-3%) ed i segnali per il periodo successivo non fanno intravedere positive  inversioni di rotta. Ancora da segnalare la grave crisi del comparto edile, frenato dalla contrazione delle opere pubbliche che continua a registrarsi, nonostante l’incremento nominale dei bandi, trainati dal raddoppio della Ragusa- Catania per 1,5 miliardi di euro.

Articolo pubblicato il 28 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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