Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Capoluoghi: 130 milioni fuori bilancio
di Michele Giuliano

Enti locali. Alcuni esempi di sprechi che devastano le finanze.
Uscite “extra”. Per la maggior parte di tratta di spese legali e onorari, interessi passivi e risarcimenti. La Corte dei Conti su Palermo: “Per alcune somme non c’è impegno di spesa”.
Cattiva amministrazione. Fra le cause di questo andazzo, la mancanza di una seria programmazione da parte degli enti. Si va avanti affrontando di volta in volta le continue emergenze.

Tags: Enti Locali, Bilancio, Corte Dei Conti



PALERMO - Analizzando i bilanci appena approvati con le relative variazioni al 30 novembre scorso, emerge che i nove Comuni capoluogo devono smaltire qualcosa come 134 milioni di euro di debiti fuori bilancio già certificati. Senza contare gli ultimi debiti che ancora devono incassare il via libera dei Consigli comunali, a seguito di pendenze giudiziarie in atto o altre procedure burocratiche attualmente in itinere.

Un peso enorme che difficilmente gli Enti locali siciliani saranno in grado di smaltire in tempi brevi.
Dal canto loro i sindaci, anziché prendere atto della situazione e lavorare su possibili soluzioni, rimettono tutte le colpe ad amministratori precedenti, mentre spese legali e onorari, interessi passivi e risarcimenti si stratificano, gravando sempre più sulle spalle dei cittadini.
 
Quando si parla di Comuni siciliani e dei loro debiti non c’è mica da scherzare: tirando le somme analizzando i bilanci appena approvati con le relative variazioni al 30 novembre scorso, emerge che i Comuni capoluogo devono smaltire qualcosa come 134 milioni di euro di debiti fuori bilancio già certificati. Il che significa ovviamente che non ci sono ancora messi in conto gli ultimi debiti che devono incassare il via libera del Consiglio comunale per via di pendenze giudiziarie in atto o altre procedure burocratiche in itinere.
Un peso enorme che difficilmente gli Enti locali siciliani saranno in grado di smaltire in tempi brevi. Perché dal canto loro anche Regione e Stato hanno stretto i cordoni della spesa e i trasferimenti si sono ridotti. Ciò significa che praticamente devono farsi carico loro di trovare somme all’interno dei disastrati bilanci.

C’è anche una cronica incapacità di recuperare forzatamente le somme che i Comuni stessi dovrebbe incassare dai cittadini. Vedi l’esempio del Comune di Palermo: nell’ultima relazione la Corte dei Conti ha registrato debiti per 23.564.897 euro. “Per la maggior parte – dicono i magistrati – si tratta di somme dovute alle imprese che hanno fornito beni e servizi di cui però non c’è alcun impegno di spesa. Un fenomeno che assume connotati patologici”. Ma soprattutto il Comune di Palermo ha una scarsa capacità di riscuotere le entrate, quindi le tasse. Strano davvero, perché non si può certo dire che il capoluogo siciliano non abbia personale in grado di “perseguire” il contribuente: il ministero dell’Interno parla infatti di un Comune dalla pianta organica spropositata che sostiene costi record di 473 euro per unità di impiegati.

A Catania si sta anche peggio. Qui la Commissione consiliare al Bilancio parla di debiti certificati per 55 milioni di euro: “Alcuni – ha spiegato il componente dell’organismo, Rosario D’Agata - sono stati pagati e mi riferisco a quelli supportati da provvedimenti giudiziari, ma io ritengo ve ne siano degli altri, alcuni anch’essi supportati da provvedimenti e altri che probabilmente lo saranno da qui a breve. Con precisione non si conosce ancora l’ammontare di questi debiti: si era parlato di 55 milioni di euro, ma ritengo che ve ne possano essere altri”.

In realtà il Collegio dei Revisori dei conti parla di debiti per un ammontare di 38.297.638,20.
Il Consiglio comunale di Messina invece prende posizione riguardo il disastro finanziario del proprio Ente. Si parla di una cifra tonda di debiti fuori bilancio: ben 50 milioni di euro. Lo certifica il consigliere comunale Giuseppe Milazzo che parla di questa cifra secondo quanto riportato dall’Ufficio Resoconti del Comune dello Stretto nel corso di una recente seduta del civico consesso. Ammontano a quasi 10 milioni di euro i debiti fuori bilancio che l’amministrazione comunale di Ragusa ha onorato nei cinque anni del mandato. Ma su Palazzo dell’Aquila incombe un procedimento che rischia di rivelarsi davvero deleterio per le casse comunali: la Cassazione, infatti, dovrebbe presto pronunciarsi su un’istanza, per complessivi circa 4 milioni di euro, inerente ad una serie di espropri, intercorsi tra il 1990 ed il 1996, per la realizzazione di programmi costruttivi, ossia edifici di edilizia economica e sovvenzionata. Quindi si rischia di tornare con i conti in rosso.

Agrigento soffre un po’ come tutti gli altri Comuni capoluogo siciliani: in un documento il vice presidente del Consiglio comunale, Pietro Marchetta, ha annunciato che dovranno essere riconosciuti debiti fuori bilancio per un ammontare di 3.101.385,40 euro. E anche qui viene lanciato un allarme: “Tra i crediti che vanta il Comune - ha precisato Marchetta – ve ne sono molti inesigibili come dimostrato nel 2009 con lo scarso introito di determinate tasse da parte degli uffici. Tra i debiti vi sono alcuni indici invece sottostimati”. In pratica il prossimo anno il Comune agrigentino potrebbe ritrovarsi con un mancato allineamento dei conti.

Tra Trapani, Enna e Caltanissetta i Comuni hanno accumulato all’incirca 7,5 milioni di euro di debiti.
A Siracusa invece la Ragioneria del Comune parla di 7,7 milioni di debiti. 

Articolo pubblicato il 29 dicembre 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




Leggi tutti gli articoli sull'argomento
  • Capoluoghi: 130 milioni fuori bilancio -
    Enti locali. Alcuni esempi di sprechi che devastano le finanze.
    Uscite “extra”. Per la maggior parte di tratta di spese legali e onorari, interessi passivi e risarcimenti. La Corte dei Conti su Palermo: “Per alcune somme non c’è impegno di spesa”.
    Cattiva amministrazione. Fra le cause di questo andazzo, la mancanza di una seria programmazione da parte degli enti. Si va avanti affrontando di volta in volta le continue emergenze.
    (29 dicembre 2010)
  • Ma i Comuni si difendono: “Performance migliorate” -
    A Palermo un ufficio apposito. Catania, bilancio formalmente in regola. I sindaci replicano parlando di “colpe del passato”
    (29 dicembre 2010)
  • Quei decreti ingiuntivi dei fornitori indignati -
    Somme a carico della collettività. “Buon andamento” andato in fumo. Anni prima di essere pagati. Così maturano crediti aggiuntivi
    (29 dicembre 2010)


comments powered by Disqus