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Quotidiano di Sicilia

Approvato il decreto sui fabbisogni standard
di Carlo Alberto Tregua

I Comuni siciliani si mettano in riga

Tags: Spesa, Fabbisogni, Costi



Sulla Guri del 17 dicembre è stato pubblicato il D. lgs. 216/10, il terzo attuativo della legge 42/09 che stabilisce un cambiamento epocale dei trasferimenti dallo Stato ai Comuni: non più in base alla spesa storica ma ai fabbisogni e costi standard.
Con questo decreto si è resa giustizia ed equità fra i cittadini i quali devono sapere che qualunque servizio effettuato a loro favore abbia lo stesso costo se prodotto a Varese o Ragusa. In conseguenza del costo, denominato standard, viene computato il relativo fabbisogno anch’esso denominato standard. Si tratta di una norma che mette fine, almeno in qualche misura, al clientelismo e al favoritismo cui sono abituati i sindaci di molti Comuni, soprattutto quelli meridionali e siciliani.
Perchè mette fine ai due deprecabili comportamenti? Perchè essi non potranno più dilapidare le risorse in spese correnti, favorendo amicopoli e parentopoli, ma dovranno rigorosamente prevedere le spese nei binari dei costi standard. Per far ciò saranno costretti ad aumentare l’organizzazione ed il tasso di efficienza, oggi fortemente carenti nella pubblica amministrazione meridionale.

Vi sono alcuni punti che val la pena evidenziare: 1. Tutti i livelli di Governo (centrale, regionale e locale) devono conformarsi al Decreto, che fa riferimento all’articolo 117 della Costituzione; 2. Vi è una gradualità nell’applicazione delle norme, per cui dal 2011 al 2013 verranno determinati i fabbisogni standard che entrerranno in vigore l’anno successivo; 3. è determinata la metodologia per il calcolo dei fabbisogni standard, mediante l’individuazione di modelli organizzativi e di livelli quantitativi delle prestazioni, l’analisi dei costi finalizzata a focalizzare quelli più significativi, l’individuazione di un modello di stima dei fabbisogni standard sulla base dei criteri di rappresentatività.
è poi prevista la definizione di un sistema di indicatori, riferiti ai modelli organizzativi e agli obiettivi per valutare l’adeguatezza dei servizi e consentire agli enti locali di migliorarli. L’articolo 4 insiste affinché la metodologia dovrà tener conto delle specificità legate ai recuperi di efficienza attraverso le Unioni di Comuni o forme di esercizio di funzioni associate. Risulta chiara la filosofia della norma.
 
Successivamente (art. 6) il D. lgs. in questione prevede che i fabbisogni standard vengano pubblicati da ciascun Comune e Provincia per cui nessun ente locale può sfuggire alla regola della massima efficienza possibile dei servizi prodotti a favore dei propri cittadini.
I sindaci sono avvisati per tempo e devono procedere con la massima rapidità e comunque entro l’anno appena cominciato a rivedere la propria organizzazione, in modo da eliminare sprechi e inefficienze, per passare a un modello aziendale. Ecco che a loro serve redigere il Piano aziendale, senza del quale non è possibile adottare le norme e quindi correre il rischio di  essere penalizzati da trasferimenti minori. Questo terzo decreto attuativo del federalismo è più votato a una razionalizzazione delle risorse pubbliche, che complessivamente non diminuiscono, ma vanno meglio distribuite fra gli ottomila Comuni con un principio di equità che è portato proprio da fabbisogni e costi standard.
Quei sindaci che non ottemperassero con rapidità ai criteri esposti rischierebbero di far saltare le casse delle proprie amministrazioni.

Il tarlo dei sindaci siciliani, frutto di un clientelismo becero che dura da decenni, è l’enorme quantità di dipendenti inutili al Piano aziendale. Un eccesso che ora va smaltito. Non è certo stabilizzando, cioè assumendo a tempo indeterminato i precari, che questa strada si può percorrere, anzi le norme in vigore, fra cui la legge 133/08, prevedono il divieto di trasformare i contratti da tempo determianto a tempo indeterminato, oltre che vietare di rinnovare anche solo per qualche anno quelli a tempo determinato.
Però il Governo regionale ha ignorato tali norme e sta procedendo ad assumere ex novo cinquemila dipendenti del tutto inutili alla produzione dei servizi. Inoltre, ha tentato di fare assumere 23 mila dipendenti presso i 390 Comuni, ma l’ufficio del Commissario dello Stato gliel’ha impedito con rigore.
Clientelismo e favoritismo sono duri a morire. Ma devono morire, senza por tempo in mezzo.

Articolo pubblicato il 04 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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