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Quotidiano di Sicilia

Linguaggio semplice e diretto tra il medico ed il paziente
di Margherita Montalto

Qual è l’importanza della bioetica e della comunicazione in campo medico-sanitario. “La formazione deve essere orientata ai bisogni di salute dei pazienti”

Tags: Bioetica, Giusy Vernaci, Antonio Virzì, Gaetana Reitano, Francesco Raneri



CATANIA –“Bioetica e Comunicazione in Sanità” è il titolo del master di alto profilo professionale che si è svolto a Catania nell’Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia AUO Policlinico “Gaspare Rodolico” rivolto agli operatori della sanità. I docenti hanno approfondito gli aspetti relativi la comunicazione in medicina favorendo un background culturale comune ai partecipanti. I relatori intervenuti: Giusy Vernaci - Pedagogista e Formatore, Dir. Resp. di Formazione Permanente e Aggiornamento del Personale “Policlinico- ”Presidio “Gaspare Rodolico” Catania; Antonio Virzì Clinica Psichiatrica Università degli Studi Catania; Francesco Raneri, giornalista, docente di “Teorie e tecniche della comunicazione di Massa” Università di Catania e docente di giornalismo all’ISG; Margherita Montalto, giornalista, bioeticista, docente di Filosofia Morale - Università di Catania; Gaetano Siscaro Sostituto Proc. Gen. della Repubblica- Corte d’Appello di Catania; Gaetana Reitano, docente Università di Catania.

Virzì nella sua lezione ha spiegato che: “Tradizionalmente la comunicazione nell’ambito sanitario è stata considerata quasi esclusivamente all’interno della relazione medico-paziente, che nel tempo, man mano che la risposta alla sofferenza è diventata sempre più articolata e fornita da soggetti diversi, anche i linguaggi sono divenuti più complessi e differenziati. Le istituzioni si rivolgono sempre più frequentemente ai potenziali utenti con le tecniche che la pubblicità ha ampiamente sperimentato nella vendita dei prodotti (anche la sanità è diventata un prodotto !), salvo poi mandare messaggi contrastanti con le scene di una quotidianità molto diversa da quanto è promesso. Così esiste il “medichese” … il “burocratese”, linguaggi la cui mancata conoscenza rischia di tagliare fuori dalla partecipazione attiva”. Giusy Vernaci: “La formazione deve essere orientata ai bisogni di salute dei pazienti e di autoapprendimento dei discenti ai quali deve offrire condizioni didattiche per maturare competenze tecnico-scientifiche e competenze relazionali…La qualità del processo formativo dipende in particolar modo da metodologie comunicative mirate al sistema sanitario che fanno capo agli studi della scuola di Palo Alto, del sociologo Bateson e Watzlawick”.

Francesco Raneri si è soffermato sul “ruolo strategico della comunicazione e dell’informazione nell’ambito sanitario: le tecniche”. Particolare attenzione è stata data all’accoglienza e al ruolo della formazione dei partecipanti in ambito di comunicazione e informazione. Argomenti privilegiati sono stati quelli più attuali ed innovativi relativi alle recenti ricerche in corso di svolgimento nel settore della comunicazione e dell’informazione secondo le Direttive legislative. Gaetana Reitano ha spiegato che nel ‘90 ha avuto inizio un processo di riforma del sistema della PA tuttora in corso, alla cui base c’è il coinvolgimento del cittadino… la comunicazione costituisce il punto d’incontro fra modernizzazione dello Stato e soddisfazione del cittadino. Comunicazione e informazione devono far parte a pieno titolo dell’attività quotidiana di un’Azienda. La l. 150/00 “Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle PA” è indicativa. Gaetano Siscaro ha illustrato “la libertà di cura ed urgenza e la disciplina giuridica del fine vita” soffermandosi “sull’accanimento terapeutico e il testamento biologico”.
 

 
Focus. La voce all’esperto in Bioetica
 
“Finalmente la bioetica entra ad essere materia integrante nella formazione del medico e dell’operatore della sanità. Si parla di Bioetica nel linguaggio comune riferendola all’eutanasia, all’aborto etc, ma la Bioetica è ben altro: c’è una storia della Bioetica, gli ambiti della bioetica, insomma una scienza interdisciplinare e dialogica.
Ponte verso il futuro, disciplina basata su “un sapere biologicamente fondato” come volle il suo fondatore V R. Potter. Occorre una pedabioetica, ovvero una metodologia didattica-formativa indispensabile in un periodo storico, sociale, culturale come il nostro, dove l’evoluzione tecnica-scientifica solleva quesiti etici, giuridici che devono essere chiariti-spiega Montalto”. “Il CNB, in un documento specificamente dedicato alla formazione, ha espressamente indicato “la necessità di inserimento della Bioetica nel curriculum di studi per le professioni di sanità”… riconoscendo che si è compiuto nel nostro Paese un serio sforzo di aggiornamento del curriculum scientifico nella formazione dei vari operatori del comparto sanitario…”. Ma non solo, la preoccupazione etica della Bioetica riguarda l’uso di Internet rispetto alla salute, ovvero la E-Health”.

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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