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Tunisia, mercato strategico. La Sicilia esporta beni per 1,3 mld
di Rosario Battiato

Incognite sulle ripercussioni economiche tra le due regioni dopo la “rivolta del pane” e la fuga di Ben Ali. Nei tre dei quattro trimestri del 2010 il trend ha registrato una crescita del 15%

Tags: Tunisia, Economia, Rivolta Del Pane, Ben Ali



PALERMO – Nei giorni in cui la Tunisia compie i primi passi verso un complicato processo di stabilizzazione politica e sociale, dopo la fine del regno di Ben Alì e la formazione di un governo di unità nazionale, ci si interroga sulle ripercussioni che i disordini recenti e la nuova veste politica potranno avere sotto il profilo economico, in particolar modo nei confronti della Sicilia, regione strategica nel mediterraneo per i rapporti col Maghreb in particolare e con l’Africa in generale.

Nel 2009 la Sicilia ha importato beni per oltre 140 milioni di euro e ne ha esportati 1.158.982.118 di euro, pari al 18,2% delle esportazioni complessive, da e verso i paesi africani. In quest’ambito la Tunisia è un paese di primo rilievo. Per i primi tre trimestri del 2010, dati Istat, la Sicilia ha esportato in Tunisia qualcosa come 527.188.038 (dato in netta crescita rispetto 180.579.202 euro del 2008 e 176.867.698 euro del 2009) ed ha importato materiale per poco più di 98 milioni di euro.

Andando in dettaglio sulle esportazioni in cima alla lista vanno “coke e prodotti petroliferi raffinati” per 480 milioni, “prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca” per 17 milioni e mezzo, e poi a seguire tutti gli altri. Dagli anni 2000 gli accordi commerciali Italia-Tunisia e Sicilia-Tunisia si sono sempre più intensificati e proprio in questi ultimi anni ci sono state oltre 100 imprese isolane che hanno investito sul suolo tunisino.

Lo scorso marzo a Palazzo d’Orleans in un incontro con Habib Achour, ambasciatore di Tunisi in Italia, Raffaele Lombardo ribadiva appunto di voler “consolidare i rapporti già esistenti di collaborazione e cooperazione con la Tunisia”. L’Isola ha sviluppato 92 progetti di partenariato a sostegno dell’economia tunisina, anche grazie alla gestione di politica estera voluta all’epoca del presidente destituito Ben Alì, come lo stesso Lombardo aveva precisato sul suo blog.

Nel maggio scorso il via al tavolo di partenariato tra Sicilia e Tunisia aveva inaugurato una nuova era dei rapporti tra i due paesi: 110 milioni di credito d’aiuto stanziato dall’Italia con la Sicilia capofila nella gestione di queste risorse. Ma non solo. La Sicilia è anche l’autorità di gestione del programma operativo Italia-Tunisia, in attuazione della politica europea di vicinato e del relativo strumento finanziario Enpi (European Neighbourhood and Partnership Instrument) finanziato con oltre 25 milioni. Inoltre l’Isola, all’interno dell’accordo di programma quadro Mediterraneo, è responsabile del “Progetto 2.1-Tunisia”, finanziato con circa 1 milione e 600 mila euro. Un mercato, quello tunisino, in continua espansione e almeno fino ai giorni scorsi particolarmente invitante per gli imprenditori isolani, anche in virtù dei forti incentivi fiscali promessi dal governo agli investitori stranieri.

Adesso fino alla conclusione della fase di stabilizzazione non si esattamente cosa accadrà, ma di certo il rispetto degli accordi internazionali con i preziosi finanziamenti europei, italiani e siciliani saranno in cima alla lista delle operazioni da mantenere del nuovo governo. Anche sul profilo bancario e finanziario la strutturazione dei rapporti siculo tunisini si è fatta sempre più consolidata nel corso degli anni: già nel 2005 Banca Nuova e BIAT (Banca Internazionale Arabo Tunisina) avevano sottoscritto un accordo per la valorizzazione delle rimesse degli emigrati tunisini col patrocinio della Regione siciliana e del ministero degli Esteri.

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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