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Società controllate dalla Regione devono ridurre le spese correnti
di Massimo Mobilia

Circolare del Ragioniere generale richiama gli obiettivi di finanza pubblica sanciti dal Patto di stablità. Nei bilanci 2011 dovranno spendere il 2% in meno rispetto all’esercizio 2009

Tags: Enzo Emanuele, Spese Correnti



PALERMO – “Istituti, aziende, agenzie, consorzi, organismi ed enti che dipendono dalla Regione siciliana perché usufruiscono dei suoi trasferimenti diretti, cosi come le società partecipate, devono strettamente attenersi al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica regionale, rispettando i vincoli imposti dal Patto di stabilità Stato-Regione”.

Lo dice il Ragioniere generale della Regione, Enzo Emanuele, in una Circolare indirizzata agli enti regionali vigilati, ai loro rispettivi Collegi dei Revisori dei conti, e anche ai vari dipartimenti dell’amministrazione. Nel documento prodotto il 9 dicembre scorso e pubblicato sulla prima Gurs del 2011, il dirigente richiama la legge regionale n. 11/2010 sulle “Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2010”, in particolare l’art. 16 che, nell’ambito delle norme sulla razionalizzazione e il contenimento della spesa pubblica, si sofferma sul “Patto di stabilità regionale”.

Le disposizioni, che devono trovare applicazione nell’esercizio finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013, sono rivolte dunque a tutti quei soggetti che ricevono risorse economiche dalla Regione (e come tali sono sottoposti alla sua tutela e vigilanza) e presso cui siedono nei relativi direttivi e consigli di amministrazione gli uomini da essa nominati, esclusi ovviamente gli enti locali e le varie Aziende sanitarie.

Due gli obiettivi di finanza pubblica indicati. Innanzitutto, gli enti in oggetto dovranno decurtare le spese correnti del 2% nella misura degli importi registrati nell’anno 2009, comprese le spese relative a consulenze, incarichi e collaborazioni. Il secondo obiettivo riguarda, invece, le spese per il personale, che non potranno superare anch’esse quelle registrate nel 2009. Operazione preliminare sarà quella di determinare i saldi finanziari correnti, sia di competenza che di cassa e, indipendentemente se risultano in positivo o in negativo, dovrà essere calcolato sui valori assoluti il 2%, in modo tale da detrarlo poi sulle somme registrate nel 2009. Per i soggetti che producono una contabilità esclusivamente “civilistica”, le limitazioni si dovranno applicare ai costi per le materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci, per i servizi e per il godimento di beni terzi.

Sul fronte spese per il personale, invece, la Circolare di Emanuele specifica che, nel mantenersi sotto la soglia di quanto elargito nel 2009, gli enti destinatari devono ricomprendere nel conteggio anche quelle sostenute per i rapporti di collaborazione continuata e continuativa, per la somministrazione di lavoro e per tutti i soggetti utilizzati a vario titolo, compresi i rapporti di consulenza. Ai soggetti partecipati e vigilati dalla Regione non resta, quindi, che attivarsi immediatamente per rendere esecutive le disposizioni.

La Regione cerca così di mostrarsi più attenta al controllo della spesa corrente, anche perché si tratta di rispettare un indirizzo nazionale di contenimento dei costi. Belle parole e leggi inapplicate, però, visto che gli sprechi dell’amministrazione regionale continuano ad essere perpetrati come ampiamente dimostrato dalle pagine del nostro giornale. Eppure, secondo quanto richiamato nella Circolare, la Regione si impegna a concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per 500 milioni di euro per l’anno 2011. Tra un anno vedremo quanto si sarà risparmiato, intanto la crudele realtà dei bilanci pende ancora tutta a favore della spesa corrente, lasciando a quella per investimenti, di cui la Sicilia avrebbe tanto bisogno, soltanto gli spiccioli.
 

 
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PALERMO – Il mancato rispetto degli obiettivi sanciti dal Patto di stabilità regionale e richiamati dalla Circolare di Emanuele, comporta una sanzione significativa. Nel caso in cui gli enti destinatari non rispetteranno le disposizioni, infatti, è prevista la decadenza dei loro rispettivi organi di amministrazione, attraverso un provvedimento emesso dal relativo Dipartimento regionale che ne esercita la vigilanza amministrativa o, nel caso delle società a partecipazione regionale, dalla Ragioneria generale.
Basterà ai vari dirigenti e amministratori di questi organismi la minaccia di sollevarli dall’incarico per ridurre le spese nei limiti previsti dalla legge? Probabilmente sì, visti e considerati i lauti compensi ai quali dovrebbero rinunciare nel caso in cui incorrano nella sanzione. Le prescrizioni dovranno essere osservate in sede di predisposizione dei bilanci di previsione e successivamente evidenziate nei bilanci consuntivi, mentre per i soggetti con contabilità economico-patrimoniale, dovranno essere applicate prima nel budget e poi nel bilancio di esercizio. I Revisori dei conti dei soggetti interessati dovranno valutare e produrre le relative certificazioni per trasmetterle alla Regione.

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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