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A Palermo la stretta sulle aziende partecipate
di Guido Luciani

Un richiamo arrivato comunque dopo anni di conti in rosso

Tags: Comuni, Imprese, Sprechi



PALERMO - Il mistero sul passivo che avvolge il Comune di Palermo si fa sempre più fitto. Dopo gli affondi del Corriere della Sera e le repliche dell’Amministrazione i dati si fanno davvero segreti. Quello che emerge al Comune di Palermo è un debito che va a migliorare ma che è tutt’altro che ripianato. Difficile da quantificare, secondo dirigenti e addetti ai lavori, il buco nelle casse del Comune del capoluogo siciliano si aggirerebbe attorno ai 200 milioni di euro tra cui i criticatissimi 26 milioni di debiti fuori bilancio del 2007.

Quella che emerge è una situazione che vede le spese alle stelle e le entrate in crescita anche se non così tanto da bilanciare le uscite, soprattutto quelle relative al personale malgestito. Con i creditori i debiti sono molto elevati e, in alcuni casi, arrivano anche a superare un paio di milioni di euro. Oltre al personale a pesare sul disastroso bilancio sono le partecipate, non ultima la appena salvata Amia che aveva accumulato debiti fino a 45 milioni di euro.
Il sindaco Diego Cammarata non nasconde il debito ma, nella sua “scommessa”, l’ipotesi è che le perdite accumulate siano investimenti per il Comune palermitano che ha puntato su alberghi, centri commerciali ed infrastrutture che rendano Palermo una vera città metropolitana. “Ai presidenti delle aziende - ha affermato - ho dato mandato un mandato perentorio: ridurre i costi, eliminare ogni eventuale spreco, ricontrattare con i sindacati gli eventuali aumenti automatici, ridurre gli straordinari. Ma il rigore deve essere frutto di una condivisione di responsabilità, anche da parte del sindacato per fare solo un esempio”.

Articolo pubblicato il 27 marzo 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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