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Quotidiano di Sicilia
Il disastro rifiuti e il non ciclo siciliano
di Marina Pupella

Bellolampo emblema dell’inadeguatezza del regime in deroga adottato per fronteggiare l’emergenza in Sicilia. Quadro sconfortante tracciato dalla Commissione parlamentare di inchiesta su presunte attività illecite

Tags: Rifiuti, Gaetano Pecorella, Bellolampo, Raccolta Differenziata



PALERMO - “Attualmente il ciclo dei rifiuti in Sicilia può, realisticamente, essere definito un “non ciclo”, in quanto i rifiuti vengono conferiti in discarica e vi sono percentuali di raccolta differenziata bassissime in quasi tutti i comuni. Tamponare, nell’emergenza, le problematiche relative alle discariche attraverso il regime in deroga ad oggi non ha avuto altro effetto che aggravare ulteriormente la situazione e la discarica di Bellolampo ne è l’emblema”.

Queste le impietose conclusionidella relazione presentata ieri a Palermo dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti che, in forza dell’ art. 82 della Costituzione, ha effettuato un’indagine sotto la presidenza di Gaetano Pecorella.

Un quadro sconfortante quello che emerge dal documento, dove viene dipinto un sistema, quello della gestione e dello smaltimento dei rifiuti, fondato sulla “legge dell’illegalità”. Tuttavia, Pecorella intravede un positivo cambiamento di rotta avviato dal governo Lombardo, “che ha impiantato una nuova epoca”.

Quindi il parlamentare del Pdl, ha sottolineato il gran lavoro svolto dalla commissione “in parecchi mesi, con ben tre visite effettuate in Sicilia”. Il presidente della Regione, presente alla riunione assieme agli assessori regionali, al prefetto Giuseppe Caruso e al procuratore Francesco Messineo, ha rimarcato che “la commissione ha confermato clamorosamente le valutazioni che il mio governo ha fatto nel dossier presentato ai magistrati”.

E riprendendo l’annosa questione dei quattro termovalorizzatori ha ribadito l’illegittimità di una “gara fatta per pura formalità. In tempi brevi, erano stati affidati siti e ambiti a imprese associate a loro volta ad altre imprese (con atti notarili fatti tutti da uno stesso notaio e nel medesimo giorno, ndr), alcune infiltrate dalla mafia. Bloccando tutto- ha proseguito- abbiamo fatto saltare una bomba ad orologeria”.

E per la Regione pare sia scongiurata la minaccia di dover risarcire le società riunite negli Ati (associazioni temporanee di imprese), che dopo il secondo bando andato deserto, pretendono un risarcimento da loro quantificato in 300 milioni di euro? (puoi anche tagliarlo). Il governatore ora punta sul nuovo Piano rifiuti, “incentrato sulla raccolta differenziata e su un po’ di termovalorizzazione affidata alle cementerei, ma anche a piccoli impianti di nuova tecnologia, dissociatori molecolari o pirolizzatori. Inoltre, abbiamo ridotto gli Ato da 27 a 9, e sugli atti di liquidazione il Consiglio di giustizia amministrativa si pronuncerà i primi giorni di febbraio”. Fra i relatori, anche l’assessore regionale all’Energia ed ai Servizi di pubblica utilità, Giosuè Marino, che ha evidenziato due aspetti fondamentali della relazione: le infiltrazioni della criminalità organizzata e la  mala gestione delle amministrazioni. Su questo ultimo punto ha spiegato che “ l’approvazione del Piano dei rifiuti, concertata con il ministero dell’Ambiente, insieme all’attuazione della Legge 9 rimetterà in sesto l’intero sistema”.

E non solo. Marino ha annunciato una serie di provvedimenti “che puntano al controllo amministrativo ed al potenziamento dell’ ispettorato del lavoro e dell’Arpa”.
Poi, l’avvertimento: “Stiamo lavorando a due protocolli d’intesa per prevenire le eventuali ingerenze di tipo mafioso nel ciclo dei rifiuti, obbligando le imprese che lavorano sia in questo settore che in quello energetico, ad esibire le informative antimafia. In più, coi prefetti della regione e con il ministero dell’Interno stiamo avviando accordi per attuare un sistema capillare di controllo.”
Infine, l’ex prefetto ha anticipato al Quotidiano di Sicilia che “a breve la firma di un’intesa con la Guardia di Finanza per verificare che i progetti finanziati dalla Regione siano effettivamente realizzati”.
 


Messineo: “Allarme pertinente. La questione è tra le più critiche”
 
PALERMO - “L’allarme di Pecorella è pertinente perché è sotto gli occhi di tutti che la questione dei rifiuti in Sicilia è una delle più critiche che in questo momento si propongono alla pubblica amministrazione. è una questione che si prospetta sotto vari aspetti: della legalità, dell’efficienza della gestione, dei risultati che è possibile raggiungere. La commissione ha compiuto un approfondito e scrupoloso lavoro di indagine ed ha evidenziato numerosi scenari”.
Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ieri a Palermo, nel corso di un incontro a Villa Malfitano, commentando la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Gaetano Pecorella.
“Ora - ha aggiunto Messineo - si tratta di tradurre queste indicazioni in attività operative concrete per risolvere il problema normalizzando il ciclo di raccolta e smaltimento che in questo momento in Sicilia presenta aspetti critici”.
 

 
La Commissione Pecorella critica Cammarata. “Non ha denunciato l’ex management Amia”
 
PALERMO - “La situazione dell’Amia spa ha inciso in maniera determinante sulla gravissima situazione di emergenza che si è registrata più volte, anche di recente, nella città di Palermo”.
è quanto si legge, tra l’altro, nella relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, guidata da Gaetano Pecorella, presentata ieri a Palermo (della quale riferiamo negli articoli sopra).
Nella relazione vengono citate le diverse inchieste aperte dalla Procura sulla gestione dell’Amia, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, e viene stigmatizzato l’atteggiamento del sindaco di Palermo, Diego Cammarata, in merito alla decisione di non sporgere querela nei confronti del management che faceva riferimento all’ex amministratore delegato Enzo Galioto, allora coordinatore cittadino del Pdl, poi eletto senatore e da poco transitato nelle fila dell’Udc, accusato di falso in bilancio, che avrebbe causato un danno patrimoniale alla società.

Durante la convocazione da parte della Commissione, il sindaco spiegò di non avere presentato querela, affidandosi al parere legale degli uffici del comune di Palermo. ‘Il sindaco Cammarata - si legge nella relazione - non ha in realtà spiegato chiaramente a questa commissione la ragione per la quale il comune non ha inteso sporgere querela, in quanto ha richiamato il parere dell’ufficio legale del comune (nel quale vengono semplicemente chiariti in via teorica i presupposti per sporgere querela) ma non ha in alcun modo chiarito quale fosse il dubbio che aveva in merito alla sussistenza degli elementi costitutivi del reato, sia sotto il profilo delle false comunicazioni, che sotto il profilo del danno arrecato alla società e ai soci’.
“Di fatto la mancata proposizione della querela - scrive la commissione Pecorella - ha comportato l’impossibilità di contestare la fattispecie delittuosa, ma solo quella contravvenzionale, con tutte le annesse problematiche legate ai ben più ristretti tempi di prescrizione dei reati contravvenzionali”.

Articolo pubblicato il 26 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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