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Nucleare, ok solo da 4 regioni. La Sicilia conferma il suo “no”
di Rosario Battiato

Lo schema del Cipe sulla definizione degli impianti ha raccolto 8 veti in sede di Conferenza Stato-Regioni. La Regione: l’Isola esporta già energia in surplus verso il resto d’Italia (+1,6%)

Tags: Energia, Nucleare, Cipe



PALERMO – Il dibattito sul nucleare continua a tenere banco. Nelle ultime settimane sono state diverse le occasioni per tornare a discutere dello sviluppo dell’energia dell’atomo in Italia. Sul tema la Sicilia ha ribadito per l’ennesima volta la sua contrarietà all’installazione di centrali sul proprio suolo anche se la giunta Lombardo non ha mai espresso posizioni ideologiche contrarie verso la possibilità di utilizzare l’energia nucleare per diminuire la dipendenza dalla produzione di energia dalle fonti fossili.
Lo scorso 20 gennaio durante la Conferenza unificata Stato-Regioni si è consumato un nuovo capitolo dell’affaire nucleare: lo schema di delibera Cipe che contiene la definizione delle tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale ha avuto parere positivo appena da 4 regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte e Campania) mentre 8 regioni (Emilia Romagna, Basilicata, Toscana, Sardegna, Umbria, Puglia, Liguria e Sicilia) hanno votato contro. Anche le Regioni favorevoli hanno tuttavia chiesto impianti di terza generazione.

Medesimo ragionamento è stato espresso anche da Salvatore Perugini, sindaco di Cosenza e vicepresidente Anci, al termine della Conferenza Unificata, a proposito del parere favorevole dato dall’Associazione dei Comuni italiani sulla delibera Cipe. “Quando si parla di impianti nucleari chiediamo che siano almeno di terza generazione e che l’attività di controllo sia scadenzata, con una periodicità almeno ventennale”. La posizione della Regione siciliana è stata espressa da Gaetano Armao, assessore regionale all’economia. “La Regione siciliana ha confermato il suo orientamento negativo in merito al parere sullo schema di delibera Cipe recante definizione delle tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale, confermando gli orientamenti espressi dal governo Lombardo e dall’Assemblea regionale siciliana”.

La posizione della giunta Lombardo in realtà è sempre stata particolarmente articolata. Il ragionamento è stato confermato da un Odg votato nel gennaio 2010 che ha ribadito il no alla costruzione di centrali nucleari in Sicilia. Il motivo è semplice. La Sicilia esporta energia in surplus verso il resto d’Italia (1,6% del totale prodotto), via Mazara del Vallo e da Gela provengono il rispettivamente il 35,6% e il 9% del gas nazionale da Algeria e Libia, inoltre “vanta” quattro Sin (Siti di importanza nazionale) e, per concludere, sul territorio è già previsto un rigassificatore a Porto Empedocle mentre resta ancora in bilico l’altro impianto di Priolo.

Tuttavia la necessità del nucleare appare improcrastinabile per gli equilibri energetici italiani. Umberto Veronesi, presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, nelle scorse settimane ha lanciato l’ultimo appello. “Dovremo tutti accettare l’inevitabilità dell’energia nucleare. Non è un’opzione, è una necessita”. Una battaglia che dovrà essere affrontata, nonostante l’invadenza della “lobby dei petrolieri”.
 Intanto, dopo il vaglio delle Camere, del direttivo dell'Agenzia per la Sicurezza Nucleare, il Consiglio dei ministri ha definito il direttivo dell’Agenzia.

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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