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Ricerca & sviluppo, Sicilia indietro solo il 2% le imprese tecnologiche
di Michele Giuliano

Si’nveste ancora troppo poco in questo settore: in Italia la media è il triplo di quella siciliana. Modesto il peso degli addetti alle attività R&S sul totale degli occupati: 0,12%

Tags: Ricerca, Disoccupati



PALERMO - Suona come una vera e propria boccata d’ossigeno il recente stanziamento da 500 milioni di euro arrivato alle regioni del Mezzogiorno dal ministero per lo Sviluppo economico, di cui circa 150 vanno soltanto alla Sicilia, per quel che concerne le agevolazioni alle imprese per gli investimenti in ricerca per le energie alternative e rinnovabili, la ricerca e l’innovazione.

Ci voleva eccome in una regione che di imprese che investono proprio nella ricerca e nello sviluppo ne vede davvero con il lumicino. A dirlo è la stessa Regione siciliana che nel documento sull’aggiornamento della Strategia Regionale per l’Innovazione 2007-2013 evidenzia come “la spesa in R&S è fortemente polarizzata sull’Università (57,6 per cento), mentre le imprese realizzano appena il 26,6 per cento della spesa totale (165,2 mln di euro)”. In pratica come se si parlasse di una goccia nell’oceano.

Mentre il tessuto produttivo ha manifestato segnali di ritrovato dinamismo nella spesa in R&S (+36,1 per cento nel periodo compreso tra il 2002 e il 2005) anche per effetto della politica espansiva di sostegno pubblico all’innovazione, resta un dato “strutturale”: le imprese collocate sulla frontiera tecnologica (HT) sono numericamente ancora troppo esigue (8.000 nell’ultimo censimento, pari ad appena il 2 per cento del totale delle imprese attive anche se mediamente crescono ad un tasso di natalità lorda del 6,3 per cento annuo.

La Regione nell’affermare queste cose fa suonare un vero e proprio campanello d’allarme: “Le imprese HT – dice ancora il documento - realizzano il 10 per cento (710.6 mln di euro) del valore totale delle esportazioni della regione che diventa il 24.1 per cento (1.8 mld di euro) se si considerano anche le attività a medio alta tecnologia (MHT)”.

In tutto ciò si evidenziano altre crepe: anzitutto sono quasi 9.000 gli addetti ETP, distribuiti tra Università (65,3 per cento), imprese (appena il 18,9 per cento) e istituzioni pubbliche (14,2 per cento). Modesto è il peso degli addetti alle attività di R&S sul totale degli occupati nelle imprese stesse: 0,12 per cento la Sicilia contro un già modesto 0,36 per cento dell’Italia, cioè vale a dire il triplo. “Sui circa 42.000 occupati nei settori HT, cioè appena il 2,8 per cento del totale occupati, - aggiunge la Regione nel documento - registrano un ritardo dovuto ad un assetto economico prevalentemente polarizzato sui settori più tradizionali. C’è poi un forte ritardo nella produzione brevettuale: 7,9 domande depositate all’EPO per milione di abitanti contro il 46,9 dell’Italia, l’80,4 del Piemonte e addirittura il 93,9 della Lombardia”.

L’indicatore sintetico RNSII (Regional National Summary Innovation Index), che misura la capacità di innovazione a livello regionale, colloca la Sicilia alla quart’ultima posizione tra le regioni italiane: 0,253 (un terzo del dato della Lombardia e circa la metà della media nazionale). Qualche segnale incoraggiante proviene dal dato delle unità innovative dei settori dell’industria e dei servizi che hanno introdotto innovazioni sul mercato: 20,6 per cento.
 


L’approfondimento. Con gli ultimi investimenti spiragli di luce
 
Il ministero dello Sviluppo Economico intanto ha firmato tre nuovi specifici decreti destinati alle aziende di Sicilia, Campania, Puglia e Calabria.  Dopo la registrazione alla Corte dei Conti, i decreti sono stati trasmessi alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione. In particolare, i bandi riguardano i settori innovativi produttivi e nel dettaglio disciplinano termini, modalità e procedura per la concessione ed erogazione delle agevolazioni, previste in contributo a fondo perduto ed un finanziamento agevolato, in favore di: programmi di investimento finalizzati all’industrializzazione dei programmi qualificati di ricerca e sviluppo sperimentale, per un importo stanziato di 100 milioni a valere su fondi PON; programmi di investimento finalizzati al perseguimento di specifici obiettivi di innovazione, miglioramento competitivo e tutela ambientale per un importo stanziato di 100 milioni a valere su fondi PON; programmi di investimento riguardanti la produzione di beni strumentali funzionali allo sviluppo di fonti di energia rinnovabili e al risparmio energetico nell’edilizia, per un importo stanziato di 300 milioni su fondi POI.

Articolo pubblicato il 01 febbraio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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