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Risanare l’ambiente e più royalties. Regione ed Eni, patto per Gela
di Marina Pupella

Il piano industriale prevede investimenti per 800 milioni in cambio della concessione ventennale. Obiettivi: riparare la diga foranea, ricondizionare i serbatoi e coprire il parco coke

Tags: Enimed, Gela, Eni, Raffaele Lombardo, Lorenzo Fiorillo, Claudio Zacchigna



PALERMO - Enimed e Raffineria Gela fanno un passo indietro e, dopo 50 anni di sfruttamento ambientale, si convertono alle politiche di salvaguardia della salute, dell’ambiente e di sviluppo economico del territorio che la Regione sta portando avanti. È di questi giorni, infatti, la firma di un protocollo d’intesa fra la Regione siciliana, l’Eni Mediterranea idrocarburi Spa e la Raffineria di Gela per l’avvio di un piano industriale che prevede investimenti per 800 milioni di euro, che dovranno servire al potenziamento della produttività, all’incremento occupazionale, ma anche all’adozione di misure volte ad assicurare la sicurezza ed il risanamento dei luoghi. A partire dal ripristino della diga foranea, fortemente danneggiata dalle mareggiate dei giorni scorsi,  sulla quale le due società per azioni impegneranno somme per 140 milioni di euro, a fronte di un concessione ventennale da parte della Regione siciliana.

A sottoscrivere questo “storico accordo”, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, l’amministratore delegato di Enimed, Lorenzo Fiorillo, e il presidente di Raffinerie di Gela, Claudio Zacchigna. Presenti alla sottoscrizione, l’assessore all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità, Giosuè Marino, al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma e all’Economia Gaetano Armao.

L’intesa ha dato ampio risalto al tema della salvaguardia della salute dei cittadini, obbligando le società a predisporre adeguate coperture del parco coke e a realizzare il ricondizionamento del parco serbatoi. Costo di queste operazioni 50 milioni di euro. Nel documento, Enimed evidenzia l’attuazione del suo Piano industriale per il 2010/2013, che contempla cospicui investimenti per assicurare lo svolgimento delle attività estrattive esistenti e lo sviluppo di nuove iniziative di ricerca mineraria. Questo assicurerà alla Regione siciliana maggiori entrate in termini di royalties, che ammonteranno ad un miliardo di euro da spalmare nell’arco di vent’anni (50 milioni di euro annui).

Il governatore della Sicilia ha preteso di minimizzare l’impatto ambientale dei pozzi Tresauro e contestualmente ha richiesto agli organi competenti, in base a quanto previsto dal protocollo, di rivedere l’iter autorizzativo degli stessi, fino ad oggi bloccati. Per l’attuazione dell’intesa verrà costituito uno specifico tavolo di garanzia con il preciso compito di monitorare l’esatta attuazione del protocollo stesso e snellire gli iter amministrativi.

A margine della sottoscrizione, Lombardo ha lanciato una richiesta- subito accolta- di avviare un confronto con Enimed e Raffineria di Gela per valutare la possibilità di sostenere la fase progettuale della tratta Catania-Gela. “La firma di questo accordo è un fatto molto importante- ha voluto sottolineare Lombardo- perché ha visto coinvolti, oltre alle società Enimed e Raffineria di Gela, il governo della Regione e diversi assessorati, ivi compreso quello dell’Economia, con il quale abbiamo studiato le ricadute finanziarie di un tale progetto. Inoltre, il tavolo che sarà istituito, suggellerà una collaborazione piena fra la Regione e le strutture di Eni; una collaborazione che deve assicurare e puntare sulla totale semplificazione burocratica. Questo protocollo attiva investimenti per svariati milioni di euro, e la Regione, assicurando una concessione ventennale, si aspetta che le società realizzino quegli interventi sulla diga foranea, che poi altro non è che il porto di Gela”.

Sull’accordo è sceso però il “gelo” del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. “Prendiamo atto che la Regione Siciliana si è impegnata a rinnovare per altri 20 anni all’Eni la concessione per la ricerca degli idrocarburi a fronte di modesti investimenti ambientali, peraltro già sbloccati dal Ministero dell’Ambiente e annunciati pubblicamente un anno fa – afferma Prestigiacomo -  Consideriamo la presenza dell’Eni in Sicilia importante, ma riteniamo del tutto insufficiente il suo impegno al risanamento del territorio isolano per il quale convocheremo nei prossimi giorni una riunione a Roma”.

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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