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Il giallo della miniera di Pasquasia
di Rosario Battiato

Italia Nostra vuole costituirsi parte civile in un processo contro i presunti responsabili dell’inquinamento. Janni: “Risultano contaminate anche le falde acquifere del fiume Morello”

Tags: Pasquasia, Miniera, Italia Nostra, Leandro Janni, Giosu├Ę Marino



ENNA – Una corrosione costante dell’ambiente circostante è quanto risulta dai primi accertamenti dell’ex sito minerario di Pasquasia, situato tra Enna e Caltanissetta. Le associazioni ambientaliste sul piede di guerra - Italia Nostra annuncia si costituirà come parte civile anche perché gestisce una riserva verosimilmente coinvolta dall’inquinamento - per chiedere chiarimenti sull’effettivo inquinamento dell’area che si è consumato in questi anni. Dalla Regione intanto arrivano le rassicurazioni dell’assessore Giosuè Marino a proposito di interventi immediati (dei quali riferiamo nel box accanto).

La miniera di sali alcalini misti era chiusa dal 1992 e solo due decenni dopo si stanno verificando i primi accertamenti nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Enna. I risultati di queste indagini sono davvero preoccupanti. “Nelle relazioni dei tecnici incaricati delle indagini – ha spiegato in una nota Leandro Janni, consigliere nazionale di Italia Nostra - si parla di oltre un milione di metri cubi di rifiuti speciali, altamente pericolosi, disseminati sul nudo terreno che, quindi, risulterebbe contaminato. Così come risulterebbero contaminate le falde acquifere e il vicino fiume Morello, affluente di sinistra dell’Imera Meridionale, nel quale confluisce in prossimità del  ponte Capodarso: qui siamo nel cuore della Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale, di cui Italia Nostra è ente gestore dal 1999”. Nell’elenco dei dubbi ancora da accertare troviamo il rinvenimento di un centinaio di bidoni contenenti sostanze tossiche pericolose e stoccati senza misure di sicurezza, nonché il probabile trasferimento delle apparecchiature contenenti Cesio 137, elemento altamente radioattivo, senza curarsi del loro trasporto secondo modalità di legge e del loro conferimento presso un impianto di trattamento delle scorie.

Insomma, Italia Nostra non esita a definire il sito una vera e propria “bomba ecologica”, che anziché essere in attesa di uno scoppio favoloso probabilmente inquina lentamente aria e acqua del sito e dintorni da diversi anni. Dalla Regione giungono commenti rassicuranti: nelle prossime settimane cominceranno gli interrogatori ai funzionari degli enti che avrebbero dovuto curare la bonifica. Nei giorni scorsi proprio Giosuè Marino si era espresso sulla situazione dell’ex sito minerario.
 
“L’inquinamento di Pasquasia - ha spiegato l’ex prefetto - è un tema molto delicato, che si ripropone da tanti anni. Vanno fissati, una volta per tutte, obiettivi e procedure chiare e trasparenti. Considerata l’emergenza, è necessario accelerare gli interventi da realizzare”. I primi interventi sono già previsti per questa settimana e riguarderanno i danni causati dallo sversamento di olio, così come spiegato da Gianluca Galati, dirigente regionale della Protezione Civile. Le priorità dell’intervento agiscono lungo due direttive: individuare gli interventi da effettuare immediatamente e avviare un percorso di bonifica dell’intero sito. La Regione agirà con il coinvolgimento di tutti gli attori in campo, Arpa Sicilia, Dipartimento Acque e Rifiuti, distretto minerario di Caltanissetta, Resais, Ufficio del commissario delegato per l’Emergenza bonifiche, Prefettura di Enna e Protezione Civile.
 


I lavori di bonifica iniziati ieri, c’è la prospettiva della riapertura
 
PALERMO- I lavori di bonifica nella miniera di Pasquasia sono cominciati ieri. Lo ha reso noto il dirigente generale del dipartimento regionale dell’energia Gianluca Galati, nell’audizione convocata dal presidente della Commissione attività produttive Salvino Caputo.
“Siamo passati dalla fase dell’emergenza a quella dell’utilizzo e rilancio produttivo delle attività estrattive - ha detto Caputo - che sicuramente darebbe anche un sostegno forte all’economia siciliana, in quanto se riaperta potrebbero trovare uno sbocco lavorativo migliaia di operai e personale specializzato”.
“Grazie a questo progetto - ha detto il consigliere provinciale Giuseppe Regalbuto, presidente della commissione speciale per la miniera di Pasquasia - potrebbero essere impiegate oltre 1000 unità lavorative”. All’incontro sono intervenuti, fra gli altri, l’assessore del comune di Enna Luigi La Rocca, l’assessore della provincia di Enna Giuseppe Amato, il presidente della provincia di Caltanissetta Giuseppe Federico e Giorgio Invoglia dell’Italkali.

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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