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Tirrenia, cessione chiusa entro aprile
di Massimo Mobilia

Vertice al ministero dello Sviluppo economico per illustrare ai sindacati i dettagli del processo di privatizzazione. Ma i rappresentanti dei lavoratori restano delusi: “Nessuna risposta sulla continuità contrattuale”

Tags: Tirrenia, Siremar, Mediterranea Holding, Paolo Romani, Giuseppe Caronia



ROMA – Entro aprile Tirrenia e Siremar avranno un nuovo padrone. Ad annunciarlo è il ministero dello Sviluppo economico, che giovedì ha ricevuto a Roma i sindacati nazionali della categoria trasporti, alla presenza del commissario straordinario Giancarlo D’Andrea e dei rappresentanti del ministero delle Infrastrutture, per illustrare tutti i dettagli relativi al processo di privatizzazione in corso.

Le anticipazioni che il ministro Paolo Romani aveva dato nei giorni scorsi con l’approvazione del programma di cessione sono state dunque confermate, con il 15 marzo che rimane la data limite per la presentazione delle offerte vincolanti di acquisto del gruppo, per chiudere poi il cerchio entro il mese di aprile in cui, secondo la nota ministeriale, è previsto il “closing della cessione”.

I sindacati, che più volte avevano chiesto chiarezza in merito alla vendita e notizie certe dal Ministero, hanno potuto così prendere ufficialmente atto degli obiettivi stabiliti dal Governo che sono volti al mantenimento dell’unitarietà dei complessi aziendali, alla salvaguardia dei livelli occupazionali e alla compatibilità della procedura di cessione con la normativa nazionale in materia di amministrazione straordinaria e con i regolamenti comunitari.

Dall’incontro romano, però, si addensano le nubi sul futuro dei lavoratori della compagnia. A sentire l’opinione dei sindacati, infatti, pare che il Ministero non abbia dato assicurazioni certe in merito alla continuità contrattuale.
“Sono stati fatti passi indietro sui contratti rispetto a quanto si era stabilito con il ministro Matteoli, che aveva garantito la continuità contrattuale”, è il commento della Filt-Cgil. Sulla stessa posizione la Uiltrasporti che, con il segretario generale Giuseppe Caronia, si è mostrata molto contrariata dall’esito dell’incontro: “C’é stata una doccia fredda rispetto all’impegno che il governo aveva precedentemente preso – ha detto il sindacalista – circa la continuità contrattuale, che ora sembrerebbe non essere più garantita. Mi aspettavo un tavolo politico, invece è stato solo un incontro tecnico”. Non da meno il commento di Beniamino Leone, segretario nazionale della Fit-Cisl: “Siamo delusi, sulla continuità contrattuale il Ministero non è stato convincente”.

Le associazioni dei lavoratori, quindi, sono rimaste deluse dall’incontro e non hanno mancato di sottolineare l’assenza del ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani. Viste le reazioni era inevitabile che venisse confermato lo sciopero di 24 ore del personale marittimo e amministrativo di Tirrenia previsto per il prossimo 22 febbraio e proclamato dall’Ugl Trasporti-Mare. “Dall’incontro al ministero dello Sviluppo non sono emerse le condizioni per ritirare la protesta – ha fatto sapere il segretario nazionale, Pasquale Mennella – dato che, nonostante l’impegno del ministro Matteoli sulla clausola sociale, non ci sono state risposte adeguate alla nostra richiesta di maggiori garanzie sulla durata e continuità degli attuali livelli occupazionali”. Per le stesse ragioni, il direttivo dell’Ugl si riunirà lunedì con la Federmar Cisal e l’Uslac-Uncdim, per fare il punto della situazione.

Riassumendo, quindi, la vendita di Tirrenia e Siremar, per cui in lizza c’è sempre, lo ricordiamo, la Regione siciliana con la sua controllata Mediterranea Holding, sembra avere ormai dei tempi certi, garantiti dallo stesso ministro Romani che ha gridato allo scandalo per i 140 milioni di euro che lo Stato ha speso per tenere a galla il gruppo. Sul fronte occupazionale, però, resta più di un dubbio sul personale che naviga già in acque poco tranquille, tra Cassa integrazione e scioperi.

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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