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Quotidiano di Sicilia

Comuni poveri ma consulenti ricchi
di Francesco Torre

Pa siciliana. Gli incarichi esterni degli enti locali.
Paradosso. I Comuni piangono miseria ma impegnano milioni di euro per gli esperti esterni, dietro i quali si celano spesso “amici degli amici”  e interessi clientelari.
I dati. Gli enti sono tenuti a comunicare al Governo ruoli e importi assegnati. La pubblicazione avviene poi sul sito del ministero della Pubblica amministrazione e dell’innovazione.

Tags: Pubblica Amministrazione, Sicilia



PALERMO - Si chiama Salvatore Ficarra ma non è l’attore comico che fa coppia con Valentino Picone, e probabilmente non ha nemmeno la cresta da pazzo e la battuta pronta. In compenso, però, cura i rapporti con Enel e Vigili del Fuoco che è una meraviglia, e non solo: presidia neanche fosse un centurione romano al montaggio dei lavori e assiste pure alla produzione. Quali lavori? Quale produzione? Che importa, i suoi indiscutibili meriti lo mettono innegabilmente al di sopra dei comuni mortali, e il Comune di Palermo, giustamente, lo premia con un incarico di consulenza annuale del valore di 24 mila euro.
Non ce ne voglia, Ficarra, se l’abbiamo preso come esempio dei vizietti che attanagliano le pubbliche amministrazioni locali. I miracolati con ricchi incarichi di consulenza, spesso totalmente ingiustificati, proliferano in tutti gli enti pubblici della Sicilia, un inarrestabile fiume di denaro di cui l’omonimo del comico palermitano rappresenta soltanto una piccola goccia, anche se rappresentativa.

Tre milioni, 872 mila 12,62 euro. Questa la cifra globale spesa nel 2008 dai Comuni capoluogo siciliani per “esperti di vario titolo”. Lo evidenziano le tabelle pubblicate sul sito del ministero della Funzione Pubblica e desunte dai dati trasmessi dagli stessi Comuni. Non tutti, certo. A Messina e Trapani, per esempio, continuano a fare gli gnorri, rischiando peraltro di essere condannati per questo dalla Corte dei Conti, e falsando il dato totale che quindi avrebbe dovuto essere ancora più alto dell’attuale.

Incarichi naturalmente strettamente necessari, anzi indispensabili per le comunità locali in questione. Come gli oltre 155 mila euro spesi sempre dal Comune di Palermo per compensare il “Coordinatore delle attività di informazione e responsabile della rivista Informa Palermo” Cristofaro Canzoneri, a cui vanno aggiunti gli 84.400 euro per Placido Scarpello, un mago nela “Cura dell’immagine istituzionale nella promozione turistica e culturale e grafico per le riviste specializzate del Comune”. Come avrebbero fatto, infatti, i palermitani senza i quattro numeri pubblicati nel 2008 di “Informa Palermo”, con articoli di grande valore socio-politico come “Un tocco di fascino per Piazza Papireto”, “E in Viale Venere addio alle tenebre” e “Cocchieri: in carrozza fino a 65 anni”?

E che dire dell’Istituzione di un Corso di formazione micologica con i suoi cinque esperti stipendiati dal Comune di Ragusa? Come non essere d’accordo con l’amministrazione nel ritenere la conoscenza dei funghi un servizio pubblico per la comunità? Non sia mai che qualche ragusano, andando per i boschi, non sia in grado di distinguere un porcino da un cantarello. Nel Comune ibleo a certe cose ci tengono, e gli investimenti non mancano. Vuoi negare 12 mila euro ad un esperto per la “sperimentazione di un software applicativo delle linee guida per la classificazione acustica”? O 18 mila euro ad un consulente di marketing? Pure poco, alla fine.

A Palermo, per esempio, il suo omologo costa 30 mila euro l’anno, ma nel capoluogo si sa che i prezzi sono più alti, e poi lì 30 mila deve essere considerata una cifra standard, quello che viene ritenuto un giusto forfait per le prestazioni di alto profilo. Il Comune palermitano, infatti, nel 2008 ha stanziato analoghi finanziamenti per pagare un assistente scenografo (chissà quanto sarà costato lo scenografo!) nonché i traduttori in inglese, spagnolo e arabo del sito internet istituzionale, peraltro ad oggi leggibile solo in italiano.

Cosa facciano, poi, i due esperti del sindaco di Caltanissetta Giovanni Crimì e Giuseppe Gallè, invece è veramente un mistero. L’unica cosa certa è che il primo è stato pagato per i suoi consigli al primo cittadino Salvatore Messana 90.433,92 euro (giusto la cifra necessaria a pagare le bollette, menomale che poi è riuscito ad arrotondare con altri 7.700 euro provenienti dal Nucleo di Valutazione) ed il secondo 72.463,08 euro. E tutto questo giustificato dalla Legge regionale 7 del 1992, poi aggiornata alla Legge 6 del 2001, che in tema di incarichi ad esperti prevede un tetto massimo (“due nei comuni fino a 30.000 abitanti; tre nei comuni da 30.000 a 250.000 abitanti; quattro nei comuni con oltre 250 mila abitanti”), una necessaria qualifica professionale (“In caso di nomina di soggetto non provvisto di laurea, il provvedimento deve essere ampiamente motivato”) e soprattutto un vincolo di spesa per gli emolumenti (“Agli esperti è corrisposto un compenso pari a quello globale, previsto per i dipendenti in possesso della seconda qualifica dirigenziale”) e l’impossibilità di accumulare incarichi.
Sulla carta, certo.

Articolo pubblicato il 26 giugno 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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