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Santificare il lavoro con il proprio dovere
di Alessio Petrocelli

Forum con Mons. Javier Echevarría, prelato dell’Opus Dei

Tags: Mons. Javier Echevarría, Opus Dei



Qual è la mission dell’Opus Dei?
“La mission per usare la sua espressione, è cercare di seguire Gesù Cristo, di imitarlo e di farlo conoscere dappertutto: in questo consiste la santità, alla quale tutti i battezzati sono chiamati. L’aspetto più specifico dell’Opus Dei è che questo incontro personale con Gesù si realizza – con la grazia dei sacramenti – attraverso il lavoro professionale, la vita famigliare, l’amicizia e tutte le alte circostanze della vita quotidiana. Si tratta quindi di una meta che, con l’aiuto di Dio, si trova alla portata di tutti.
“La Prelatura dell’Opus Dei si inserisce nel solco secolare della pastorale della Chiesa cattolica, di cui non è che una piccola parte; quel solco di fede e di carità aperto 2000 anni fa da Gesù quando disse: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il padre vostro celeste” (Mt 5, 48). Senza un riferimento chiaro alla vita cristiana e all’imitazione di Cristo risulta incomprensibile che tante persone, nella Chiesa e quindi anche nell’Opus Dei,  cerchino di essere migliori e – pur consapevoli dei propri difetti – di fare del bene attorno a sé”.

In che cosa consiste esattamente la vostra attività di formazione spirituale?
“San Josemarìa amava definire l’Opus Dei come “una grande catechesi”. In collaborazione con tante altre persone, i fedeli della Prelatura organizzano iniziative per approfondire la fede e la morale cristiana, rivolte a persone di ogni età, professione e cultura: lezioni di teologia, incontri di riflessione sulle encicliche pontificie e su altri documenti del Magistero, corsi di etica professionale, riunioni di approfondimento per genitori sulle attuali sfide dell’educazione.
“Questi sono solo alcuni esempi tra i tanti, perché le possibilità sono le più varie. Ci sono poi attività di formazione propriamente spirituale e ascetica: ritiri di poche ore o di qualche giorno, incontri su temi di vita cristiana rivolti a piccoli gruppi, nei quali si offrono soprattutto suggerimenti pratici per vivere le virtù nella realtà quotidiana, e per chi lo desidera c’è la possibilità di incontrare un sacerdote per la direzione spirituale e la confessione. L’obiettivo è imparare a conoscere e ad amare Dio, per trasmettere questo amore agli altri, a cominciare da chi ci sta intorno, perché la sfida è mettere in pratica la propria fede in famiglia, con i figli, con i colleghi sul posto di lavoro, dappertutto. La metodologia è in continuità con i mezzi tradizionali nella Chiesa: la pedagogia dell’iniziazione cristiana, la preghiera, la meditazione del Vangelo, e sempre con ottimismo soprannaturale e umano perché siamo figli di Dio. Una precisazione: nel suo impegno formativo, la Prelatura non si intromette mai nella vita professionale, nell’organizzazione famigliare, politica o sociale dei suoi fedeli.
Si limita invece a offrire formazione cristiana personalizzata, in modo che siano poi le singole persone a portare l’amore e la gioia di Cristo in ogni famiglia, in ogni ambiente sociale o professionale”.
 
Quali sono le norme che regolano l’organizzazione della Prelatura?
“In sostanza, oltre al Codice di diritto canonico, sono gli Statuti dati dalla Santa Sede. Nel contempo, l’Opus Dei – anche questa è un espressione del fondatore – è una “organizzazione disorganizzata”, dove ognuno agisce liberamente, sia nelle attività di formazione sia nell’apostolato personale. Alla base ci sono i criteri di collegialità, di autonomia, di attenzione e grande fiducia nei confronti di ogni singola persona. Di conseguenza, in ogni nazione vengono promosse attività che si adattino alla situazione locale, e i punti di sviluppo specifici vengono scelti autonomamente. Anche per il non facile compito del sostentamento economico di ogni singola iniziativa ci si organizza con autonomia, a livello locale.
“Questo aspetto è sempre una sfida, perché le attività promosse hanno finalità educative e sociali, senza mai scopo di lucro, e quindi l’aiuto della generosità di tante persone diventa decisivo”.
 
Come si entra a far parte dell’Opus Dei?
Per far parte dell’Opus Dei è necessaria una richiesta fatta in piena libertà e, come si è detto, la personale convinzione di avere ricevuto una vocazione divina, oltre all’accettazione della richiesta stessa da parte delle autorità della Prelatura. La richiesta si fa per iscritto, e l’ammissione non viene concessa prima di sei mesi. Dopo un periodo di almeno un anno, l’interessato può incorporarsi temporaneamente alla Prelatura mediante una dichiarazione formale di carattere contrattuale, che si può rinnovare ogni anno. Dopo un minimo di altri cinque anni, si può fare l’incorporazione definitiva. In conformità al diritto canonico, nessuno può incorporarsi giuridicamente all’Opus Dei se non è maggiorenne (18 anni o più). L’incorporazione all’Opus Dei comporta per la Prelatura l’impegno di fornire all’interessato un’assidua formazione nella fede cattolica e nello spirito dell’Opus Dei, come pure la necessaria cura pastorale ad opera dei sacerdoti della Prelatura. Da parte dell’interessato, comporta l’impegno di rimanere sotto la giurisdizione del prelato per quanto attiene al fine della Prelatura, e rispettare le norme che la regolano. In sintesi, i fedeli della Prelatura si impegnano a santificarsi e a esercitare l’apostolato secondo lo spirito dell’Opus Dei. Ciò significa soprattutto il dovere di coltivare la vita spirituale attraverso l’orazione, il sacrificio e la ricezione dei sacramenti; di ricorrere ai mezzi forniti dalla Prelatura per acquistare una formazione intensa e permanente nella dottrina della Chiesa e nello spirito dell’Opus Dei; di partecipare, secondo le personali possibilità, al lavoro di evangelizzazione della Prelatura. L’uscita dalla Prelatura comporta la cessazione dei reciproci diritti e doveri”.

Articolo pubblicato il 27 giugno 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Il direttore C. A. Tregua, Mons. Echevarría e il vicepresidente Anastasi
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