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Energia rinnovabile ferma al 4%, limiti agli incentivi per il solare
di Rosario Battiato

Il ministro per lo Sviluppo vuole un decreto che sospenda i contributi oltre 8 mila MWp. Romani: “Costano troppo allo Stato”. Protestano Enerpoint e i sindacati

Tags: Energia, Fotovoltaico, Paolo Romani, Paolo Rocco Viscontini



ROMA – “Gli incentivi costano troppo allo Stato”. La minaccia del ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani, di ridurre i bonus per il fotovoltaico inquieta le associazioni e i sindacati, che temono per l’effetto dirompente della notizia sugli sviluppi futuri del settore.

Nei giorni scorsi le parole del ministro erano state lapalissiane sul fronte dei bonus al fotovoltaico: in dieci anni eccessivo il pagamento di 20 miliardi di euro in bolletta per raggiungere un 4% di energia rinnovabile. Proprio partendo da questo dato Romani aveva annunciato un decreto legislativo che sarebbe stato presentato proprio oggi in Cdm.

Il mondo delle rinnovabili però è sceso in trincea attaccando il ministro per la poca sensibilità energetica. “La decisione - ha spiegato Paolo Rocco Viscontini, presidente e ad di Enerpoint - del ministro Romani di sospendere gli incentivi al fotovoltaico non appena si raggiunge l’obiettivo degli 8.000 MWp non è accettabile. Il fotovoltaico ha raggiunto in poco più di 2 anni una quota del fabbisogno di energia elettrica nazionale pari a circa il 3%: nessun altra tecnologia energetica è in grado di raggiungere simili obiettivi in così breve tempo e con così ampio consenso popolare”.

Secondo Viscontini il Ministero dovrebbe tenere conto anche delle entrate fiscali e delle imposte pagate dalle aziende del settore e che negli ultimi 9 anni sono stati spesi come incentivi per le fonti assimilate circa 33 miliardi di euro. Insomma il decreto Romani sarebbe letale per l’occupazione, ci sono circa 100 mila unità che lavorano nel settore del fotovoltaico, tra diretti e indotto, e per gli oltre 200 mila auto produttori.

La Cisl intanto rinnova al ministero dello Sviluppo economico la possibilità di un tavolo di concertazione per ovviare al rischio della drastica riduzione degli incentivi alle energie rinnovabili sulle bollette. “Senz’altro bisogna disegnare una curva di riduzione degli incentivi - ha spiegato Fulvio Giacomassi, segretario confederale - che tenga conto delle maggiori efficienze e dei maggiori margini di guadagno che si sono realizzati negli ultimi anni, ma la nascente industria di produzione e di installazione che è cresciuta e si è sviluppata intorno a questo settore, non può essere gelata da annunci sorpresa”.
 Attenti anche, spiegano dal sindacato, agli obiettivi europei del 20% in più di energie rinnovabili da raggiungere entro il 2020, pena pesanti sanzioni finanziarie.

Articolo pubblicato il 02 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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