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Via libera al Federalismo municipale
di Raffaella Pessina

Salgono a quattro i decreti legislativi delegati dal Parlamento al Governo ma ce ne sono ancora altri 16 da emanare. Sanzioni dure per chi amministra “male” in base al decreto tra quelli ancora da approvare

Tags: Federalismo, Roberto Calderoli



ROMA - La Camera dei deputati (con la fiducia sulla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro Calderoli) ha approvato il decreto sul Federalismo Municipale, portando avanti di un altro passo l’attuazione della legge 42/09. Dopo il voto il decreto sul fisco municipale andrà in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo e passerà poi al Quirinale per l’emanazione. Dopo di che sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale.

Però l’attuazione del Federalismo Fiscale in Italia registra un certo ritardo al punto che il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, proporrà al Consiglio dei ministri una proroga di 4 mesi della delega della legge 42 (quella che vara il federalismo stesso).

Attualmente sono quattro i decreti attuativi che sono stati approvati dopo il via libera in Consiglio dei Ministri e il passaggio al Quirinale. Si tratta del  federalismo demaniale (D.lgs. 85/2010), approvato in via definitiva il 20 maggio 2010 che prevede la devoluzione dallo Stato ai territori di beni immobili del valore inventariale di 3,6 miliardi. Dopo il federalismo demaniale il 17 settembre scorso è stato approvato in via definitiva il decreto su Roma Capitale (D.lgs. 156/2010), che ha trasformato il Consiglio comunale in Assemblea capitolina.
Il terzo decreto, quello sui “Fabbisogni standard di Comuni e Province” (D.Lgs 216/2010), è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 18 novembre scorso.

Ora toccherà al decreto su “fisco regionale e ai costi standard della sanità”, attualmente all’esame in commissione bicamerale per il Federalismo fiscale. Le Regioni hanno proposto una serie di modifiche ed hanno espresso il loro parere anche alla luce dell’accordo del 16 dicembre di cui continuano a chiedere al Governo il completo rispetto.

Quello successivo sarà iI decreto sui “Premi e le sanzioni per gli enti locali”, che ha già avuto il via libera preliminare il 30 novembre scorso prevede sanzioni dure per chi amministra male, sanzioni che arrivano fino alla decadenza e all’ineleggibilità per 10 anni per i sindaci ‘in rosso’. è attualmente all’esame della Conferenza unificata, dove si trovano anche i decreti sulla perequazione infrastrutturale (una parte del Piano per il Sud) e quello per l’armonizzazione dei bilanci di tutti i livelli di governo (approvato in Cdm il 17 dicembre).

Una volta approvati in via definitiva tutti i decreti, il Governo nazionale  avrà tempo due anni per i decreti correttivi. Inoltre è già stato annunciato un decreto sulla revisione della Tarsu e uno sul riordino dell’Irpef comunale. Secondo la legge delega tutti i decreti attuativi vanno approvati entro il 21 maggio di quest’anno (a due anni dall’approvazione della legge 42). Sull’approvazione del decreto sul federalismo municipale si è espresso criticamente il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero (responsabile per le politiche del Mezzogiorno dell’Anci ) che ha dichiarato che nel Federalismo municipale “l’unica certezza è la fine dei trasferimenti dallo Stato ai Comuni, sostituita da una nuova fiscalità locale, che ricadrà sui cittadini’. Non ci sono i costi standard, non c’è il fondo perequativo, non c’è la perequazione infrastrutturale, l’autonomia gestionale e impositiva, il codice delle autonomie. Ma resta il patto di stabilità”.
 


Lotta all’evasione, novità: il Comune percepirà il 50% dei tributi recuperati nei propri confini
 
La normativa sul federalismo fiscale municipale prevede una serie azioni volte all’aumento dell’autonomia impositiva da parte dei comuni che si vedranno ridurre a seguito dell’approvazione definitiva del provvedimento un contributo di quasi 12 miliardi di euro per avere in cambio la possibilità di attivare un mix di tributi di loro competenza specifica, oltre che la compartecipazione rispetto ad una serie di tasse nazionali.
È il caso ad esempio dell’Iva sui consumi che andrà ai comuni per una misura che dovrebbe attestarsi attorno al 2.6%, una compartecipazione alla cedolare secca sugli affitti che – per inciso – potrà sostituire l’aliquota fiscale relativa all’irpef del soggetto proprietario con un’imposizione fissa del 21% (o del 19% per gli immobili a canone concordato), su tale tassa il comune avrà la possibilità di prendere il 21.7% nel 2011 e il 21.6% nel 2012. Altre due ulteriori compartecipazioni comunale si avranno sul gettito derivante dai trasferimenti immobiliari e sulla lotta all’evasione, per la quale il comune percepirà il 50% dei tributi recuperati nei propri confini (oggi tale tasso è al 33%).

Articolo pubblicato il 04 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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