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Incentivi sul fotovoltaico, è caos
di Rosario Battiato

L’intervento del sottosegretario Micciché ha posticipato l’effetto del decreto Romani sulle rinnovabili. Nuove tariffe già in vigore dal 1° giugno: probabile ribasso, con quota annuale

Tags: Gianfranco Miccichè, Fotovoltaico, Paolo Romani, Forza Del Sud, Cipe, Energia



PALERMO – Un colpo di reni di Gianfranco Miccichè, leader di Forza del Sud e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, ha posticipato l’effetto del decreto Romani sulle rinnovabili che avrebbe fissato il tetto massimo di 8.000 MW per gli incentivi al fotovoltaico. Proprio durante la votazione della fiducia al Federalismo municipale dei giorni scorsi, Miccichè ha minacciato di non far votare la pattuglia di deputati del suo movimento senza rassicurazioni sul ritiro del decreto.
Un risultato incassato in parte durante il Cdm di giovedì scorso quando il decreto Romani è stato ridimensionato, anche se verosimilmente il problema si ripresenterà tra qualche mese.

Solamente un rimando per calmierare le acque, ma un risultato che al momento Gianfranco Miccichè si porta a casa. Lo scorso 2 marzo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio così esprimeva la propria soddisfazione per l’accordo raggiunto. “Invito il nostro parlamentare campano Marco Pugliese e tutti gli altri esponenti di Forza del Sud alla Camera di votare la fiducia al governo Berlusconi perché ho avuto assoluta garanzia da parte del ministro Romani sulla modifica del ddl riguardante le fonti di energia rinnovabili”.

Secondo Miccichè il d. lgs non avrebbe contenuto “alcun tetto per gli incentivi al fotovoltaico, così da non penalizzare le piccole e medie aziende del settore che operano principalmente al Sud”. In realtà a ben osservare il testo è vero che non ci sarà il tetto massimo degli 8mila MWp, che avrebbe strozzato i contributi al settore nel giro di qualche mese, ma il problema è solo rimandato. Entro fine aprile si dovrà fissare un nuovo decreto per l’adeguamento delle tariffe legate agli incentivi, che entreranno in vigore già il 1° giugno, verosimilmente ribassate, mentre sarà fissata una quota massima annuale che potrà essere coperta dagli incentivi.

Anche sui certificati verdi c’è una timida retromarcia che vale il 22% della riduzione, anziché il 30%, rispetto al prezzo di ritiro. Il ritiro dei certificati proseguirà fino al 2016 con un prezzo pari al 78% di quello massimo di riferimento. Non sono mancati gli affondi da parte delle associazioni. Secco il commento diffuso dal Wwf in una nota. “In assenza di programmazione energetica, pur prevista dagli stessi provvedimenti varati da questo esecutivo, il Governo dice tutto e il contrario di tutto: nel giugno scorso fa un piano che prevede lo sviluppo delle rinnovabili e poi, sull’onda di polemiche inventate a tavolino sui costi degli incentivi alle rinnovabili, le blocca. La scelta fatta oggi di rinviare la decisione, a seguito della sollevazione non solo degli ambientalisti, non solo degli operatori, ma di migliaia e migliaia di cittadini, non fa che aumentare il caos e l’incertezza, rendendo il nostro Paese troppo poco affidabile per gli investitori”.
 
Non dissimile il commento che arriva da Legambiente che si concentra sull’assoluta incertezza e sugli effetti pessimi che tale provvedimento avrà sul futuro del fotovoltaico. Fuoco di sbarramento anche da parte del Partito democratico che considera il decreto un completo disastro. La Sicilia del resto, proprio sul fronte del fotovoltaico, appare in crescita. Gli ultimi dati del Gse dicono che sono circa 8.789 gli impianti connessi in rete. Un risultato che è pari a 162.469 di potenza in kw e che si traduce in una produzione di 233.303.082 kWh/anno e in un risparmio di 149.781 tco2/anno.

Articolo pubblicato il 05 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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