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Quotidiano di Sicilia
Pronto il Piano regionale dei rifiuti
di Rosario Battiato

Circa cinque i mesi di ritardo sulla tabella stabilita dal decreto che ha conferito la delega per l’emergenza a Lombardo. Bene lo stop ai termovalorizzatori e a nuove discariche. Raccolta differenziata al 65% entro il 2014

Tags: Giosu├Ę Marino, Rifiuti, Termovalorizzatori, Stefania Prestigiacomo, Guido Bertolaso



PALERMO – Comincia il secondo tempo dell’aggiornamento del piano dei rifiuti. Dopo la prima bocciatura da parte della Protezione civile nazionale la commissione tecnica ha consegnato a Giosuè Marino il nuovo piano. Uno degli obiettivi era proprio evitare che il ministro Prestigiacomo, in fase di acredine politica col governatore Lombardo, potesse sfruttare la pochezza e la genericità della prima redazione per togliere la preziosa delega all’emergenza. Un pericolo sinora scongiurato e che potrebbe sparire definitivamente se il nuovo aggiornamento, adesso al vaglio dell’assessore Giosuè Marino, sarà giudicato positivamente a livello nazionale.

Si riparte da dove il dibattito si era chiuso: la questione termovalorizzazione. La stagione dei quattro termovalorizzatori, previsti nel piano Cuffaro del 2002, è stata definitivamente chiusa dal presidente Raffaele Lombardo sebbene nello scorso piano si continuasse a parlare di impianti di valorizzazione energetica, che sarebbero dovuti entrare nella fase ‘a regime’ e definiti genericamente come “impianti dedicati a tecnologia complessa ed avanzata” tali da “minimizzare i rischi ambientali ed igienico sanitari”. Adesso lo stop pare definitivo. Nel nuovo piano consegnato dalla commissione rifiuti guidata da Federico Vagliasindi a Giosuè Marino non ci sarà più spazio per i termovalorizzatori.

Apertura piena invece per il progetto di smaltire i rifiuti indifferenziati in cementerie e centrali elettriche. Eppure la richiesta di inserire tra le misure emergenziali più immediate un termovalorizzatore era stata una delle ragioni principali del primo rifiuto romano. Poi in seconda battuta c’erano stati anche i rilievi sulla “genericità” del piano, che non conteneva specifiche indicazioni su tempi e costi delle varie fasi che avrebbero permesso alla Sicilia di uscire dalla fase emergenziale. Però proprio Guido Bertolaso, che all’epoca consumava l’ultimo giorno da capo della Protezione civile nazionale, aveva bocciato il progetto perché sulla valorizzazione energetica dei rifiuti “sarebbe opportuno che, laddove si optasse per la loro presenza nel ciclo, le relative attività fossero inserite nel piano e avviate fin dalla prima fase emergenziale”.

I nodi a questo punto si moltiplicano. Sulla fase di smaltimento del rifiuto residuo nelle cementerie e centrali elettriche permangono differenti dubbi: la produzione di cemento è un business e l’utilizzo dei rifiuti come combustibile permetterebbe alle imprese di risparmiare sui fossili e allo stesso tempo di ottenere un eventuale pagamento dovuto allo smaltimento. Il cdr (combustibile derivato dai rifiuti) non costa come i combustibili normali ed inoltre viene pure pagato per essere smaltito: mediamente incenerire una tonnellata di cdr (pari a mezza tonnellata di carbone come capacità di combustibile) costa 50 euro.
 
L’unica convenienza consisterebbe nei vantaggi in termini di emissioni perché un cementificio che brucia cdr anziché pet-coke avrebbe limiti meno tolleranti in termini di emissioni, anche se su questo punto le associazioni non sono completamente concordi. Dalla Regione rassicurano: la frazione destinata all’incenerimento negli altiforni sarà una porzione altamente selezionata del rifiuto e comunque sarà solamente una delle soluzioni possibili.

Tra le altre misure, più o meno in sintonia con quanto già previsto nei mesi scorsi, la differenziata da portare al 65% entro il 2014, ma nessuna apertura di nuove discariche salvo l’ampliamento di quelle già esistenti.

Articolo pubblicato il 08 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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