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Quotidiano di Sicilia

Cinquanta km di carte raccontano la Sicilia
di Gabriele Ruggieri

Forum con Claudio Torrisi, direttore dell’Archivio di Stato di Palermo

Tags: Claudio Torrisi, Archivio Di Stato



Quali sono i compiti principali dell’Archivio? Di quante opere è composto il vostro repertorio archivistico?
“L’Archivio di Palermo è uno dei più importanti d’Italia, custodisce documenti straordinari come le carte del Regno di Sicilia, della porzione siciliana del Regno delle due Sicilie e registri notarili dal Duecento a metà dell’Ottocento per un totale di circa cinquanta chilometri di carte! Il nostro ruolo è quello di conservare la documentazione degli organi degli Stati preunitari, come dice la legge, e degli organi periferici dello Stato, nonché tutta la documentazione che a qualunque titolo è in possesso dello Stato. A Palermo, per esempio, c’è una ricchissima pletora di archivi di famiglia, che comprende soprattutto le grandi dinastie come i Trabia ed i Moncada. Conservare, tuttavia, è solo un elemento, la nostra funzione fondamentale è quella di rendere fruibile il patrimonio al pubblico”.

L’Archivio è consultabile attraverso sistemi informatizzati anche via internet?
“Abbiamo già un nostro sito e siamo in possesso dell’unico laboratorio di fotoriproduzione in Sicilia, con due stazioni ottiche ad altissima risoluzione, in grado di fotoriprodurre opere ad altissima qualità. La quantità di documentazione deve indurre a riflettere sulla possibilità che tutto possa per praticità diventare online, gestibile e fruibile. In questo momento stiamo cercando di mettere quanto prima in rete la cancelleria del Regno, fino al 1492, in quanto abbiamo ricevuto risorse solo fino a quel periodo. In questo caso, trattandosi di un registro, la riproduzione è semplice, così come per gli atti dei notai. Lo stesso non può dirsi dei fascicoli processuali, in quanto un singolo fascicolo può comprendere chilometri di incartamenti, come nel caso del maxiprocesso. Contiamo, inoltre, grazie ai fondi dell’8 per mille, di poter informatizzare quanto prima i Riveli delle Anime e dei Beni, custoditi a Palermo, in cui ogni capo famiglia dalla metà del Cinquecento fino a fine Settecento, autocertificava i propri possedimenti, coltivazioni, caratteristiche dei terreni, animali, nuclei familiari, servitù e quant’altro al fine di avere un ruolo in società”.

Il personale a disposizione è sufficiente? Quanti sono i “tecnici” e quanti gli “amministrativi”?
“Quello che più manca è il personale tecnico-scientifico, preparato appositamente per praticare il lavoro specifico dell’archivista. In verità non c’è una grande attenzione per il settore. La pianta organica, che risale al 1997, prevede 101 unità. Quando sono arrivato, nel 2001, eravamo 111. Oggi siamo, me compreso, 64 unità, di cui 7 archivisti, 15 amministrativi, 6 tecnici, tra restauratori e fotoriproduttori ed un personale qualificato alla vigilanza. Ciononostante abbiamo addirittura raddoppiato l’apertura al pubblico, adesso siamo aperti tutti i giorni dalle 8:00 alle 18:00 ed il sabato dalle 8:00 alle 13:30”.

Nel vostro piano di sviluppo, quali sono i prossimi obiettivi da raggiungere?
“L’obiettivo principale è quello di riuscire a garantire nel miglior modo possibile la consultazione e la fruizione del nostro patrimonio al pubblico nonostante la carenza del personale, cosa non facile visto che dobbiamo mantenere attive due sedi più quella di Termini Imerese”.

La sede è sufficientemente agevole ai fruitori ?
“Per i fruitori non ci sono problemi, perché per loro ci sono le sale studio. Le sedi, tuttavia, non sono sufficienti per conservare tutto il materiale documentario che c’è. L’ideale sarebbe trasformare la sede dell’ex convento della Gancia in un grande polmone archivistico, ma il costo sarebbe elevato. Il rischio che sussiste è il deteriorarsi del nostro patrimonio alla luce di questa mancanza di spazio. La Sicilia, inoltre, in virtù del nostro Statuto speciale, ha degli organi che producono documentazione ed esercitano le funzioni che in altre regioni sono appannaggio del ministero degli Interni, gli assessorati, che, non esistendo un archivio regionale, corrono il rischio che parte della propria produzione documentaria vada persa”.
 


Mostra per i 150 anni dell’Unità d’Italia e nel 2012 per i 200 anni della Costituzione siciliana

Organizzate iniziative in collaborazione con altre istituzioni locali?
“Sì, nell’immediato stiamo organizzando una piccola mostra documentaria per i 150 anni dell’Unità d’Italia con l’intenzione di far conoscere, più che celebrare, il momento storico e mostrare attraverso i nostri documenti cosa succedeva a Palermo nel 1876, come fu affrontata la questione dell’unità, quali furono le questioni sociali che esplosero in città ed i problemi che emersero. Per fare ciò stiamo collaborando con la Prefettura e con la Biblioteca regionale, tuttavia l’ostacolo più grande che si è presentato è la mancanza di risorse. Il prossimo anno, in occasione del bicentenario della Costituzione siciliana del 1812, di cui possediamo tutte le documentazioni, è nostra intenzione organizzare un’altra mostra documentaria, in collaborazione con la Regione, correlata da un catalogo online, ma anche in questo caso la mancanza di fondi e di finanziamenti ha ridimensionato le nostre aspettative. La difficoltà principale del “fare documentazione” è che si tratta di un ambito di difficile recepimento, per cui, riuscire anche ad ottenere il supporto di sponsor esterni è difficilissimo. Basti pensare che in occasione dell’inaugurazione della nuova sede, alla presenza del presidente del Senato, non sono riuscito ad avere alcun finanziamento e siamo stati costretti a fare il possibile con grandi ristrettezze”.

Articolo pubblicato il 08 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Claudio Torrisi, direttore dell’Archivio di Stato di Palermo
Claudio Torrisi, direttore dell’Archivio di Stato di Palermo