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Priolo, 25 milioni di euro per smantellare il “clorosoda”
di Giuseppe Solarino

L’Eni investe la cifra per eliminare un impianto fortemente inquinante, risalente agli anni Sessanta. Per decenni prodotte notevoli quantità di cloro gas, il mercurio scaricato a mare

Tags: Eni, Priolo, Inquinamento, Clorosoda



PRIOLO (SR) - L’Eni investirà 25 milioni di euro per smantellare l’impianto clorosoda del territorio di Priolo Gargallo. A tal proposito, in questi giorni, si è svolto presso la sede dell’assessorato regionale alle Attività produttive un incontro informativo alla presenza dei responsabili della Syndial, società del gruppo Eni, e degli altri organi competenti per dare corso allo smantellamento di detto impianto.

Quello del clorosoda è stato uno dei primi impianti chimici del petrolchimico priolese, e venne costruito negli anni ‘60 dall’allora Sincat (Società Industriale Catanese). Impianto che passò di mano prima alla Montedison e successivamente all’Eni come Syndial.

In tutti questi anni l’impianto ha prodotto notevoli quantità di cloro gas, Dicloroetano, acido cloridrico, idrogeno e ipoclorito sodico, quest’ultimo utilizzato per il trattamento di potabilizzazione delle acque, e soda caustica impiegata per la preparazione di saponi e l’addolcimento delle acque. L’impianto ha utilizzato celle al mercurio necessarie all’elettrolisi di salamoie di cloruro di sodio, proveniente dalle miniere di Pasquasia (CL), per la formazione cloro gassoso ed amalgame di sodio e mercurio.
Il processo di produzione prevedeva il trattamento di dette amalgame con acqua per rigenerare il mercurio e contemporaneamente produrre idrossido di sodio e idrogeno, lo scarto di lavorazione contenente mercurio veniva scaricato nelle acque del mare circostante.

Il mercurio scaricato a mare, per azione di organismi anaerobici che vivono in ecosistemi acquosi, si trasformava nel pericolosissimo metilmercurio, provocando tragici avvelenamenti il più famoso dei quali fu registrato nel villaggio di pescatori della baia di Minamata in Giappone, da cui il nome “morbo di Minamata” dato al fenomeno. Pertanto nell’arco di diversi lustri, mentre a Priolo si producevano ingenti quantità di cloro e soda, nelle acque della rada di Augusta si accumulavano enormi quantità di mercurio che, come metilmercurio, entrava nella catena alimentare (pesci e mitili). In questi ultimi anni si è pensato allo smantellamento dell’impianto fermato definitivamente dalla Syndial nel 2005.

Nel 2007 la Società aveva presentato un progetto al ministero dell’Ambiente, per eliminare l’impianto e bonificare la zona circostante. Dopo alcune conferenze dei servizi e sopralluoghi, effettuati dai tecnici dell’Arpa e dell’Asl, si è riscontrato che la competenza decisionale è della Regione siciliana.

Per questo motivo recentemente ha avuto luogo l’incontro presso l’assessorato regionale alle Attività produttive dove la Syndial ha presentato il piano “per esercizio residuo e movimentazione prodotti”, piano che prevede anche interventi di bonifica per riqualificare l’area.

 La Regione da parte sua si è impegnata a convocare, in tempi rapidi, un’apposita conferenza dei servizi per dare il nulla osta a detto progetto presentato dalla Syndial.

Articolo pubblicato il 08 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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