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Imprese, prove tecniche di rinascita
di Michele Giuliano

Dopo un 2010 passato in chiaroscuro, gli istituti di credito fanno segnare un +3 per cento di finanziamenti per investimenti. Le banche stanno lavorando attraverso una continua rimodulazione dell’offerta in considerazione della crisi

Tags: Giuseppe Sopranzetti, Imprese, Bankitalia



PALERMO - Inizio di anno promettente per le imprese siciliane. Secondo i dati estrapolati dai fondi concessi dalle banche alle aziende emerge che sono in netto aumento i finanziamenti in investimenti.

Questo vuol dire che per la prima volta, nell’ultimo biennio, le imprese finalmente si stanno muovendo non più per coprire i debiti ma proprio per garantire servizi in più. Lo conferma dati alla mano l’Unicredit in Sicilia:
“Nel mese di gennaio appena trascorso – afferma Salvatore Malandrino, responsabile della direzione Esecutiva Famiglie e Pmi - gli impieghi a breve termine sono cresciuti in Sicilia di ben il 3 per cento. E questo è un bel segnale per il nostro istituto di credito e per l’economia siciliana. Infatti per Unicredit significa che la riorganizzazione sta funzionando e producendo i primi effetti positivi. Per l’economia dell’Isola la richiesta di finanziamenti a breve termine vuol dire finanziamenti delle scorte, sconti  di effetti, anticipo di fatture. Se nel recente passato l’aumento dei finanziamenti è stato attivato soprattutto dalle richieste di consolidamento dei debiti delle aziende, adesso questo dato ci porta a sperare che venga finanziato il capitale circolante e quindi la macchina dell’impresa ha ricominciato a muoversi”.

Tutto ciò può considerarsi inaspettato se si considera che il 2010, quindi appena una pio di mesi fa, ancora il ramo imprenditoriale sembrava paralizzato. La Banca d’Italia, nel presentare i dati economici relativi al 2010, ha potuto appurare che esistono solo in parte dei segnali di ripresa per le imprese siciliane ma la situazione è tuttavia ancora incerta a causa dell’andamento negativo di alcuni aspetti, soprattutto quelli relativi all’occupazione.
C’è, affermano dalla Banca d’Italia, un miglioramento della fase congiunturale rispetto al 2009 ma la ripresa stenta ancora a decollare.

“Si tratta di un momento cruciale - spiega Giuseppe Sopranzetti, direttore della Banca d’Italia di Palermo - e sono necessarie delle azioni coerenti. Passata la crisi, la Sicilia si ritrova nuovamente ad affrontare i suoi problemi strutturali. Bisogna agire - ribadisce Sopranzetti - altrimenti si rischia di perdere l’opportunità di ripresa che i mercati internazionali stanno mostrando”.

Di fondo ci sono gli aspetti positivi in questo primo scorcio del 2011 anche perché proprio le banche si stanno riorganizzando in maniera specifica: “Si sta lavorando – precisa Malandrino - attraverso una continua rimodulazione dell’offerta bancaria calibrata sulle esigenze delle imprese in questi tempi di crisi. Nei giorni scorsi abbiamo presentato “Ripresa Italia” realizzato in collaborazione con Rete Imprese Italia che può contare in tutta la Penisola su un plafond di un miliardo di euro di nuovi finanziamenti per il ciclo produttivo, formazione, innovazione, export. Questo plafond è stato preceduto da “Impresa Italia” che contava su una dotazione di ben 7 miliardi di euro di cui 500 milioni per la Sicilia e da “SoS Italia” con cui sono state aiutate in Sicilia oltre 1.000 imprese in difficoltà”.



L’approfondimento. Bankitalia cauta: “Ripresa molto lenta”
 
Quando si tocca il tasto dell’imprenditoria siciliana Bankitalia va sempre molto cauta anche perché non ovunque si registrano buoni andamenti.
Proprio la Banca d’Italia ha avuto modo di registrare a conclusione del 2010 un miglioramento della produzione e degli ordinativi nell’industria, ma di contro ha incassato una lenta crescita nei servizi, mentre il settore delle costruzioni più degli altri risente di una fase congiunturale difficile.
A fare sperare bene è soprattutto il fronte delle esportazioni. Queste, sempre secondo Bankitalia, sono state pari a 4,129 miliardi, con un aumento del 40,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009 (-37,7 per cento) e una crescita maggiore rispetto al dato medio nazionale (12,4 per cento) e del Mezzogiorno (25,5 per cento). Le importazioni sono cresciute del 52,8 per cento, per un giro d’affari di 7,449 miliardi. A suffragare questa tesi c’è anche la rilevazione di Unioncamere che riferendosi proprio al 2010 ha notato che la Sicilia si colloca al secondo posto per numero di iscrizioni con 27.223 aziende neonate (+2.965 rispetto al 2009, per un incremento del 12,2 per cento), dopo la Lombardia. Come numero di  aziende cessate la Sicilia si trova a metà classifica (22.297 in valore assoluto, 1.108 in meno rispetto all’anno precedente).
Appare quindi chiaro che ancora ci sono troppi segno meno nell’economia imprenditoriale siciliana.

Articolo pubblicato il 10 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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