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Sanità: spesa diminuita di 120 milioni di euro
di Salvatore Sacco

L’incidenza percentuale della spesa sanitaria sul Pil regionale in Sicilia è pari al 9,8%, superiore alla media nazionale. Troppi addetti e macchinari inutilizzati, debiti dal passato, interessi pubblici e privati: i nodi da sciogliere

Tags: Sanità, Spesa Sanitaria



PALERMO - In tempi di riforme federaliste, più o meno virtuali, occorre prestare sempre una grande attenzione ai centri di costo più rilevanti per il bilancio regionale e, dunque, soprattutto alla sanità. Questo comparto, pur avendo registrato qualche miglioramento negli ultimi anni presenta ancora problematiche abbastanza gravi. Ed infatti la Corte dei Conti, di recente, ha nuovamente richiamato l’attenzione sul volume complessivo della spesa sanitaria ritenuta ancora  eccessiva. Che si siano fatti passi avanti nell’applicazione del piano di rientro sembra confermato  dai sensibile miglioramenti registrati sul fronte del deficit nell’ultimo triennio: in particolare nel 2009 la spesa sarebbe diminuita di circa 120 milioni di euro. Anche l’ultima edizione del rapporto Osservasalute 2010, dà un quadro in chiaroscuro della sanità regionale; come sempre, è bene inquadrare i dati di una singola ricerca in un contesto più generale, riscontrandoli possibilmente con quanto emerso in altri studi analoghi. E’ quello che tenteremo di fare integrando i dati di questo rapporto con quelli di una ricerca realizzata lo scorso anno dall’Istat.

Il rapporto Osservasalute, con riferimento al 2009, evidenzia che  l’incidenza percentuale della spesa sanitaria sul PIL regionale in Sicilia, pari al 9,8%, pur essendo superiore alla media nazionale è comunque inferiore a quella della Campania e della Calabria; inoltre, la spesa sanitaria per abitante nell’Isola è pari a 1.671 euro procapite, inferiore sia alla media nazionale che a quella del Mezzogiorno, e specificamente di  Calabria (1.732), Campania (1.737), Puglia (1.747) e Basilicata (1.750). Nell’Isola il disavanzo  sanitario procapite è pari a 46 euro ancora una volta al di sotto sia del disavanzo medio nazionale (54 euro) che di quello dell’intero Mezzogiorno; per la cronaca la maggioranza delle regioni centrosettentrionali sono in pareggio o presentano lievi sbilanci con l’eccezione del  Lazio che ha il deficit più alto (244 euro).
 
Viene confermato il forte squilibrio dei conti regionali per quanto riguarda la spesa farmaceutica che, nel 2009 è stata di circa  1,5 miliardi di euro (quasi il 20% dell'intera spesa sanitaria). Dal rapporto emergono anche delle notazioni interessanti sulle disuguaglianze nell'accesso ai servizi sanitari, ad esempio, un indicatore rilevante in tal senso è dato dal  ricorso alle cure odontoiatriche (che in Italia sono quasi sempre a totale  carico delle famiglie): il 9,7% degli italiani maggiori di 16 anni non ha potuto andare dal dentista pur avendone necessità, questa percentuale è sensibilmente più elevata in Sicilia come del resto, in  Campania, Sardegna, Puglia, Calabria e Basilicata, regione dove si registra il picco più elevato con 16,1%.

Lo studio dei ricercatori Istat (“Una applicazione delle tecniche di sintesi in sanità” di Alessandra Burgio e Alessandro Solipaca, 2010) fornisce altri dati che, seppur pur riferiti all’ anno  precedente rispetto a quello analizzato dal rapporto Osservasalute, possono aiutare a comprendere meglio l’effettiva situazione della sanità regionale. In primo luogo viene calcolato l’indice di dotazione dell’ assistenza sanitaria di base (riferita alla presenza di medici titolari di guardia medica, medici e pediatri di base) che evidenzia una situazione di relativo vantaggio a favore delle regioni sud insulari rispetto a  quelle settentrionali: in particolare la Sicilia con un indice pari a circa 106 occupa la quarta posizione in classifica preceduta da Sardegna Abruzzo ed Umbria; evidentemente ciò non garantisce maggiore assistenza, come sembra confermare l’elevato numero di siciliani che preferisce farsi curare al di fuori dalle strutture sanitarie regionali (59 mila, nel 2008), mentre comporta di sicuro maggiori spese che si vanno a cumulare con quelle che derivano dall’eccessivo peso degli addetti amministrativi presenti nelle strutture sanitarie pubbliche siciliane.
 
Ancora, per quanto riguarda la dotazione di apparecchiature per l’assistenza clinico-diagnostica extraospedaliera i  valori maggiori dell’indice si osservano per Molise, Campania, Sicilia e Calabria;  in Sicilia oltre  l’80% delle ASL hanno valori superiori alla media nazionale. Ricordiamo che queste classifiche  cambiano sensibilmente laddove si consideri l’efficienza effettiva di tali dotazioni. In ogni caso, a questi che potrebbero essere aspetti positivi, si contrappongono aspetti sicuramente negativi: ad esempio per quanto riguarda l’assistenza territoriale riferita ai servizi di assistenza ai soggetti deboli, ai servizi residenziali ed a quelli di riabilitazione: ebbene in questi casi i livelli di assistenza più bassi si registrano nel Mezzogiorno, con ultima la Calabria e penultima la Sicilia.

In sintesi: pochi soldi, non sempre spesi bene, troppi addetti e macchinari inutilizzati, grandi debiti ereditati dal passato, cumulo di interessi pubblici e privati non sempre legittimi. Districare questo groviglio non sarà facile, ma nella nuova ottica del federalismo, che prima o poi  verrà applicato seriamente, è indispensabile per la nostra regione. Con un pò di ottimismo si può dire che qualche piccolo passo avanti è stato fatto: ed è un buon segno.
 


Si ricorre di più che in altre regioni alle strutture private accreditate
 
Un altro aspetto interessante è dato dal rapporto fra sanità pubblica e privata che, seppur in corso di riequilibrio, presenta ancora delle anomalie in Sicilia confermando il maggiore ricorso alle strutture private accreditate rispetto alla media nazionale (dati Aiop , 2009); in merito lo studio Istat evidenzia come, a livello regionale, in termini di posti letto, personale ed apparecchiature l’offerta ospedaliera pubblica abbia livelli di dotazione medio bassi, mentre l’offerta ospedaliera privata presenti  valori di dotazione medio alti, questa è una situazione che si verifica anche nelle altre grandi regioni sud insulari.

Articolo pubblicato il 12 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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