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“Craccare” una consolle per i videogiochi è un reato
di Nunzia Scandurra

Ogni manomissione delle parti hardware punita con reclusione e multa

Tags: Videogiochi, Guardia Di Finanza



CATANIA - I Finanzieri del Gruppo della Guardia di Finanza di Catania hanno sequestrato, lo scorso 2 marzo , per un valore complessivo di 200mila euro,  numerose apparecchiature hardware (computer, scanner, stampanti) e programmi software, utilizzati per la masterizzazione clandestina.

L’operazione disposta dal Comando Provinciale delle Fiamme Gialle etnee, rientra nella più vasta attività di polizia giudiziaria mirata al contrasto del fenomeno della illecita commercializzazione  e alla protezione dei diritti d’autore.
La Terza Sezione penale della Cassazione, con la sentenza 8791/11, depositata lo scorso 7 marzo, ha sancito che “craccare” le console è reato ed estende le sanzioni penali di cui  ha all’articolo 171-ter della legge 633/41 a “tutti i congegni principalmente finalizzati a rendere possibile l’elusione delle misure tecnologiche di protezione apposte su materiali ed opere protette dal diritto d’autore, non richiedendo la norma incriminatrice la loro diretta apposizione sulle opere o sui materiali tutelati”.

In gergo informatico il “crack” è un programmino che serve a far funzionare programmi coperti da diritti d’autore utilizzabili solo con licenze e autorizzazioni del produttori stessi, annullando le difese anticopiatura del software ma, soprattutto, permettendone la diffusione illegale. Le organizzazioni di pirateria informatica usano fornirlo già associato alla copia del programma masterizzato.

 In altre pronunce (sentenza 33768/07 e 23765/10), la Cassazione aveva già ricordato che la copertura penale si estende a tutti gli apparecchi principalmente finalizzati a rendere possibile l’elusione delle misure tecnologiche di protezione apposte su materiali e opere protette dal diritto d’autore (legge 633/41). Quindi, in precedenza, i giudici avevano ritenuto che la difesa del produttore riguardava solo i programmi “tarocchi” e restava fuori dall’area di protezione del diritto d’autore l’hardware.

Con questa sentenza, la terza sezione penale ha affermato, che sebbene la console sia un hardware, è però un elemento essenziale per far girare software originali, cosicché ogni sua manomissione vanifica di fatto la protezione stessa dei programmi. Dunque, ogni manomissione delle parti hardware è volta ad aggirare le misure tecnologiche di protezione realizzate dal produttore e, pertanto, va punita con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493.
   
Nunzia Scandurra
collegio dei professionisti di Veroconsumo

Articolo pubblicato il 16 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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