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Quotidiano di Sicilia

Aumento del costo del denaro e conseguenze per i consumatori
di Gianlugi Cerami

Mutui più cari e crescita dei rendimenti dei conti correnti tra gli effetti

Tags: Costo Del Denaro, Bce



CATANIA - A inizio Marzo il governatore della Banca Centrale Europea aveva annunciato un incremento del costo del denaro dello 0,25% ad Aprile. Oggi, dopo la catastrofe giapponese, non sappiamo quando e se verrà attuato l’incremento. Tuttavia cerchiamo di capire cosa vuol dire per i consumatori un aumento del costo del denaro.
Anzitutto non si deve pensare che il costo del denaro sia una cosa negativa o positiva a prescindere. In realtà è una delle principali leve attraverso cui la Banca Centrale può sostenere l’economia.

La moneta, abbiamo detto più volte, è la coperta dell’economia.  La finanza dovrebbe coprire gli scambi economici di una nazione o tra nazioni. Se la moneta fosse una coperta troppo più larga della sua economia i beni ed i servizi sarebbero la risorsa scarsa, e si avrebbe inflazione perché la moneta varrebbe  sempre meno e i beni costerebbero  sempre di più.  Al contrario, se i beni o i servizi fossero superiori alla moneta a disposizione, questa varrebbe sempre di più e dovremmo pagarla più cara, rischiando contemporaneamente la deflazione,  catastrofe economica assolutamente da evitare.

Come si paga il denaro? Con denaro, è ovvio.  Quando la Banca Centrale aumenta il tasso di sconto le banche che attingono ad essa per prendere in prestito denari sono spinte a prenderne di meno; a loro volta saranno meno disposte a prestarli alle famiglie ed alle imprese, riducendo così i prestiti e gli investimenti; l’economia frena. Con lo stesso meccanismo, quando la Banca centrale diminuisce il tasso di sconto, i prestiti costano di meno e l’economia accelera.

Oggi il costo del denaro è all’1%, un tasso bassissimo, per cercare di sostenere la nostra economia sull’orlo della deflazione, ma questa è un’altra storia; adesso cerchiamo di capire cosa succederà quando aumenterà il tasso di interesse.
Costeranno di più i mutui e tutti i prestiti a tasso variabile. Alcuni potranno vedere un incremento esagerato delle rate, visto che le prime rate del mutuo pagano solo interessi. Chi contrarrà un nuovo mutuo a tasso fisso, ovviamente lo pagherà di più almeno proporzionalmente.

Si venderanno così meno case, il prezzo degli immobili scenderà.
Aumenteranno i rendimenti dei conti correnti. Le banche preferiranno raccogliere i denari dalle persone, perché prenderli in prestito dalla Banca Centrale costerà di più.

Varranno meno le obbligazioni. Il costo per comprare un’obbligazione dipende sostanzialmente dalle altre forme di investimento. Se un conto corrente inizia a fruttare l’1,5%, per esempio, chi comprerebbe un’obbligazione che rende il 2%? Quindi il prezzo dell’obbligazione scenderebbe fino a renderne l’acquisto più conveniente.

Chiuderanno  alcune imprese particolarmente indebitate, a cui non verrà concesso altro credito.
 Aumenteranno tutti i prezzi dei beni, perché le aziende che hanno bisogno di prestiti per produrre li chiederanno alle banche a costi più alti.

Al  momento il tasso basso serve da stimolo all’economia, tuttavia l’aumento del tasso di interesse è un segnale che viene dato ai mercati: come dire “visto che va meglio, non c’è bisogno di un tasso così basso”; e l’economia, si sa, è tutto fuorché razionale.

Gianluigi Cerami
collegio dei professionisti di Veroconsumo

Articolo pubblicato il 22 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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