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Hanno vinto Fini e Dell’Utri
di Carlo Alberto Tregua

Il Lombardo bis ora faccia le riforme

Tags: Raffaele Lombardo, Gianfranco Fini, Marcello Dell'utri, Gianfranco Miccichè



Quello che non hanno scritto i giornali riguarda l’individuazione dei veri vincitori della tenzone, che si è appena conclusa, tra Lombardo e Micciché, da un lato, e Castiglione e La Russa dall’altro. Berlusconi ha scelto i primi. Appena sentita la decisione, il duo Schifani-Alfano si è subito adeguato lasciando nelle secche il ministro della Difesa e il coordinatore regionale. Ma la partita non è chiusa perché, checché se ne dica, dentro il PdL si sono formate le insidiosissime correnti che hanno causato tante polmoniti quando erano vigorose dentro la Democrazia cristiana.
Se Berlusconi ha optato per il duo Micchiché-Lombardo, non avendo cognizione diretta della situazione siciliana, deve avere ascoltato qualcuno. Chi può essere? A nostro avviso la risposta è evidente. Ha ascoltato Gianfranco Fini, che ha un peso maggiore di quanto non sembri dentro il PdL. La conseguenza si deduce dai fatti: due assessori finiani nella giunta regionale (Gentile e Strano).

La seconda persona, che non è mai apparsa ma che è molto influente, è Marcello Dell’Utri, il senatore fondatore effettivo di Forza Italia che nel 1994 utilizzò in massa la rete di Publitalia, di cui era stato l’ideatore. Dell’Utri ha pesato molto di più del suo ruolo istituzionale.
Come è noto, egli è il mèntore di Gianfranco Micciché e, dunque, tutta la linea impostata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è pienamente concordata col senatore pidiellino che ha una linea diretta e preferenziale col presidente del Consiglio.
Se Renato Schifani e Angelino Alfano hanno battuto la ritirata e si sono immediatamente adeguati alle decisioni del Capo, si deve dedurre come essa sia stata ferma e precisa.
Dalla vicenda emerge che il duo La Russa-Gasparri, che vorrebbero tenere in piedi il ricatto nei confronti di Lombardo col ddl costituzionale della “sfiducia costruttiva”, è stato messo nell’angolo e ora sta facendo di tutto per salvare almeno la faccia.
 
La prova della verità è alle porte. Sarà data dal comportamento dei deputati regionali che fanno capo appunto a La Russa-Castiglione. Se si adegueranno all’indirizzo di Berlusconi oppure se continueranno a fare ostruzionismo in aula impedendo a Lombardo di fare le riforme. L’accusa al leader dell’Mpa è che egli stia sostituendo i propri uomini a quelli di Cuffaro. L’operazione è lampante, ma la questione è diversa. Se Lombardo stia sostituendo fedelissimi con capaci, o fedelissimi con altri fedelissimi ma incapaci. Questo sarebbe un grave errore.
è finito il tempo in cui si piazzavano gli amici degli amici. Ora ci vogliono professionisti di primo livello perché la Sicilia ha bisogno di tutto e, in primo luogo, di incrementare il misero 5,5% del Pil nazionale, inchiodato in questa dimensione da 40 anni, a disdoro di tutti i presidenti della Regione che ci hanno governato.

Le riforme urgenti sono all’Assemblea regionale, ma altre ne servono. Una su tutte: inserire, oggi e non domani, sul portale della Regione e sui siti dei singoli assessorati, tutte le procedure telematiche sostitutive di quelle cartacee. Per cui, da subito, tutti i soggetti (Enti, imprese e cittadini) possano dialogare con la Regione, da qualunque parte del territorio, senza muoversi dalle proprie sedi. Sul portale vanno inseriti, inoltre, curricula e compensi (stipendi, premi, straordinari, indennità, rimborsi, onorari e altro), in modo che i siciliani abbiano conoscenza immediata di come vengono compensati dirigenti, dipendenti pubblici e consulenti, paragonandoli con i risultati (positivi o negativi) che essi riescono ad ottenere.
Naturalmente la trasparenza deve essere “comandata” a tutti gli enti locali, per abbreviare i procedimenti amministrativi dei quali, sempre sui siti, va indicato il responsabile.
Insomma, la nuova era nel rapporto tra Regione e siciliani deve essere fondata sulla chiarezza e sulla competitività con un drastico taglio di tempi e l’acquisizione di quell’efficienza mancata in 60 anni.
Nel 1991, abbiamo pubblicato un editoriale intitolato “Progetti e non auspici”. Ecco, i progetti cantierabili devono arrivare a migliaia alla Regione e devono essere prodotti dalla stessa Regione. Senza di che restano solo pie intenzioni di un mancato sviluppo.

Articolo pubblicato il 01 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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