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Record di ricorsi ma mancano i giudici
di Melania Tanteri

Forum con Biagio Campanella, presidente del Tar Sicilia sezione di Catania

Tags: Biagio Campanella, Tar Sicilia



Presidente, quando ha accettato l’incarico ha pensato che sarebbe stato “rognoso” dato il numero delle pratiche superiore, ad esempio, a quello di Palermo?
“Lo sapevo. Soprattutto per quanto riguarda Catania. Ci occupiamo di cinque provincie, il carico di lavoro è enorme e le pratiche sulle quali dobbiamo lavorare è vero che sono molte di più rispetto a Palermo; non c’è proprio proporzione. Quando sono stato assunto a Milano, già allora, il lavoro era nettamente inferiore a quello di Catania: ci davano quattro ricorsi a testa, mentre qui a Catania facevano già le nottate. Quando nacque la sezione etnea, le tre unità che vi lavoravano si trovarono davanti ben quattromila ricorsi, che in tre anni si triplicarono”.

Quanti ricorsi sono gestiti attualmente? Il numero rientra nella media italiana?
“Attualmente siamo arrivati alla cifra enorme di 70 mila ricorsi e, la cosa che mi preme sottolineare, è che questa situazione è nettamente in controtendenza rispetto al resto del Paese. E ancora non è tutto, perché ci saranno sicuramente altre sospensive. Anche la qualità del lavoro si è appensantita: il Foro di Catania è eccezionale, vi lavorano avvocati molto bravi, ma da un certo punto di vista questo ci porta ancora più carico di lavoro e non c’è davvero il tempo materiale per occuparsi di tutto l’arretrato. In questo momento da noi, contrariamente a quanto capita negli altri Tribunali amministrativi regionali, da tre anni c’è stato un leggero decremento delle cause, ma poi c’è stato nuovamente un aumento. Nonostante lo sforzo per sbrigare qualche ricorso in più, il lavoro è sempre maggiore. Il numero dei ricorsi è un fenomeno che aumenta, ad esempio, in alcuni momenti particolari, ad esempio nella fase di emersione dal lavoro nero dei migranti: questo provoca un effetto a cascata perché queste persone chiedono il gratuito patrocinio. Quindi sono aumentate anche queste cause. Oltre a quelle delle sospensive e del merito. Ogni sentenza prevede un grosso studio dietro, così come le sospensive”.

Come fate a smaltire, o almeno a tentare di smaltire, questa enorme mole di lavoro? Ci sono delle possibili soluzioni a questo stato di cose?
“La maggior parte del nostro tempo è impiegato nelle sospensive. Una cosa che si potrebbe fare, per quanto riguarda proprio le sospensive, sarebbe quella di farle trattare da un giudice monocratico, perché la legge 205 del 2000 ha introdotto un rito monocratico limitato per la Corte dei Conti, e questa è stata un’occasione perduta. Inoltre, anche se gli avvocati hanno recentemente scioperato proprio per questo, una delle soluzioni possibili, perché ce ne vorrebbero tante e non solo una, sarebbe quella di istituire ricorsi amministrativi ben qualificati, cioè limitare l’aspetto giurisdizionale alle cause più importanti. Il presidente del Consiglio di Stato, de Lise, ha detto che questo non significherebbe affatto la diminutio del valore della causa”.

Quindi il lavoro aumenta. E i giudici che avete a disposizione, l’organico è sufficiente a svolgere una tale mole di lavoro?
“È impressionante la grave carenza di magistrati. Noi abbiamo un organico, comprendendo i presidenti di sezioni di 26 unità. Eravamo 20 l’anno scorso e oggi siamo diminuiti e siamo 17, cioè meno nove. Un organico che, se non ci fosse questo arretrato e se un magistrato facesse una sentenza al giorno, potrebbe anche essere sufficiente, ma per vent’anni non dovrebbero più entrare nuove pratiche. Con il carico che entra a Catania, anche prescindendo dall’arretrato, ho calcolato che ogni magistrato, anche ad organico completo, dovrebbe fare circa trecento sentenze l’anno a testa. Impossibile. Ogni giudice etneo ha mediamente prodotto un numero di 144 sentenze, una quota che supera la soglia minima indicata dal Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. Ma i problemi non si fermano solo ai giudici. Infatti emergono anche preoccupanti segnali per l’attività della segreteria che si trova in difficoltà nello svolgimento delle sue funzioni”.
 

 
Cause da stralciare se cade l’interesse. Un’unità lavora a questo specifico scopo
 
Pur in questa situazione, francamente molto difficile, ci sono tanti processi in cui le parti non hanno più interesse e che potrebbero essere stralciate. Che ne pensa?
“La maggior parte dei ricorsi riguarda delle cause per le quali non c’è più interesse. Qualche anno fa, però, la Corte di Cassazione ha ritenuto che dovessero essere risarciti non solo i diritti soggettivi ma anche gli interessi legittimi. Nel momento in cui viene risarcito anche l’interesse legittimo, secondo la disposizione transitoria del Codice per i ricorsi quinquennali, se non c’è un’istanza presentata dall’avvocato e dall’interessato c’è la presunzione che non ci sia interesse. Noi abbiamo adibito un’unità proprio a questo scopo: penso che molti potrebbero essere i procedimenti eliminati e, per parecchi, non abbiamo un’istanza di permanenza dell’interesse, ma è previsto il diritto di impugnazione, quindi è chiaro che si avrà una certa caduta della giacenza, ma molti ritornerebbero. Ci si può, infatti, opporre al decreto di cancellazione e la legge non può forzare l’interesse”.

Uno dei vostri maggiori problemi è costituito dalle strutture che ospitano i vostri uffici. Qual è la situazione?
“L’attuale sede di via Milano è senz’altro inadeguata. Anche la nuova sede di Gravina è stata bloccata nella sua fase progettuale per un sovradimensionamento, dunque, per adesso, tutto è fermo in attesa di nuovi progetti da vagliare. Speriamo che questa situazione venga presto risolta e che venga finalmente trovata una sede adeguata al carico di lavoro”.

Articolo pubblicato il 25 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Biagio Campanella, presidente del Tar Sicilia sezione di Catania
Biagio Campanella, presidente del Tar Sicilia sezione di Catania



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