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Messina - L’Università tra nuovo Statuto e elezioni studentesche falsate
di Francesco Torre

L’ateneo messinese sconta vecchie e nuove criticità: dalle inchieste in corso alla riforma Gelmini. Intanto hanno fatto scalpore le parole del rettore sul diffcile futuro dei ricercatori

Tags: Università, Statuto, Elezioni, Francesco Tomasello



Messina - Nuovo Statuto d’Ateneo, protesta dei ricercatori, illegalità nell’elezione dei rappresentanti degli studenti, sentenze sfavorevoli, polemiche interne al Senato accademico.

Stiamo citando solo gli ultimi eventi di dominio pubblico, ma sono ampiamente sufficienti per comprendere come non ci sia bisogno di scomodare le numerose inchieste giudiziarie che riguardano il Rettore Francesco Tomasello e la moglie (a proposito, il 18 maggio prenderà inizio il processo che vede tra gli imputati, a parte il Rettore, il presidente della Provincia Nanni Ricevuto e l’ex presidente del Consiglio comunale Umberto Bonanno per abuso d’ufficio, falso e truffa) per mettere in evidenza come quel vecchio “verminaio” di vendoliana memoria che è l’Università di Messina stia letteralmente andando in putrefazione per opera di un’ultra casta formata da veri e propri “highlanders”, massimi esponenti su scala locale della nuova ondata di familismo amorale che sta contraddistinguendo l’alba del nuovo millennio. Esemplari, in questo contesto, le dichiarazioni rilasciate dal Rettore ad un noto giornale locale a proposito dei ricercatori “rottamati”, quelli che verranno estromessi dalla riforma Gelmini in via definitiva o trasformati in precari, alcuni dopo decine di anni di insegnamento abusivo.

“Non mi importa nulla di questa sorta di partecipazione popolare patetica”, ha affermato senza usare eufemismi Tomasello, aggiungendo: “Contano i meriti e chi ha i meriti va avanti. Gli altri si facciano da parte, specie se hanno 40 anni di servizio”.
Frasi che colpiscono sostanzialmente per tre motivi: il primo, evidente, l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti di chi ha garantito per anni l’esistenza stessa della struttura universitaria e, dunque, del Rettore stesso, del suo stipendio e di quello dei suoi familiari; il secondo, il riferimento alla meritocrazia da parte di chi sarebbe stato stato intercettato insieme alla moglie mentre sponsorizzava l’assunzione di persone che dichiaravano titoli falsi, per dirne solo una senza andare sempre a toccare il tasto dolente del familismo amorale; terzo, il richiamo a farsi da parte, che però riguarda solo “gli altri”, mai se stessi, nemmeno in presenza di un mandato scaduto, con due sospensioni nel curriculum (forse è questo il “merito” che serve per essere accettati dalla casta accademica, come succede nelle gang di periferia) e numerosi processi in corso.
 

 
Breve riassunto. Tutti i guai dell’Ateneo in quattro punti
 
Breve cronaca di un agonia:
1) L’Ateneo ha ufficializzato i nomi dei 15 membri della commissione che – entro la fine di luglio – dovrà riscrivere lo Statuto d’Ateneo in base alla disposizioni della Legge Gelmini. Inascoltata la proposta dei ricercatori che chiedevano l’elezione con suffragio universale.
2)La sezione giurisdizionale della Corte dei conti di Palermo ha condannato il prof. Giuseppe Piedimonte, direttore del dipartimento di Sanità pubblica veterinaria, a risarcire 30.500 euro. Avrebbe utilizzato per anni un auto istituzionale per motivi privati.
3)Si sono svolte nelle scorse settimane le elezioni studentesche. Dopo il voto, ci si è accorti che non tutti gli eletti erano “candidabili”. Molti di loro, infatti, sono fuori corso.
4)Il Preside della Facoltà di Scienze, in una delle ultime riunioni del Senato accademico, ha osato proporre di mettere all’ordine del giorno la discussione sui guai giudiziari del Rettore. Proposta rigettata dalla quasi totalità del Senato.

Articolo pubblicato il 26 marzo 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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