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Rapporto acque minerali, la Sicilia chiude la porta a Legambiente
di Rosario Battiato

A fine 2010, nell’isola 25 concessioni pari a 1703,8 ettari, estratti 2,8 mln di metri cubi. La Regione (unico caso) preferisce non rispondere all’ultimo questionario

Tags: Acqua Minerale, Legambiente



PALERMO – Un settore che non conosce la crisi. Il mercato delle acque minerali anche nel 2009 continua la sua crescita: il rapporto Beverfood 2010-2011 consegna agli italiani la palma di migliori consumatori europei di acqua in bottiglia con 192 litri/abitante, più del doppio rispetto alla media degli altri paesi della Comunità. Intanto le sorgenti di acqua sono sempre più privatizzate, secondo l’ultimo rapporto sulle acque minerali di Legambiente e Altreconomia. La Sicilia non ha fornito cifre all’associazione del cigno, ma quelle le abbiamo messe noi.

“L’ormai annuale rapporto di Legambiente e Altreconomia (realizzato attraverso un questionario mandato a tutte le amministrazioni regionali e alle province autonome di Trento e Bolzano a cui solo la Sicilia non ha risposto) fa il quadro aggiornato sulle concessioni rilasciate dalle Regioni evidenziando i canoni, irrisori nella quasi totalità dei casi, che le società pagano per tale diritto. Una sorta di obolo in netto contrasto con il volume di affari del settore ma soprattutto in confronto all’altissimo valore di una risorsa limitata e preziosa come è l’acqua di sorgente”.

La Sicilia aveva regolarmente partecipato alle altre edizioni del rapporto, anche se non aveva mai fornito tutti i dati alle richieste poste da Legambiente. Quest’anno la scelta di chiudere in toto, unico caso in Italia, lascia perplessi anche perché la situazione siciliana, particolarmente benefica verso gli emungitori di acqua, è grossomodo rimasta la medesima rispetto lo scorso anno e non è la peggiore in assoluto in rapporto ad altre regioni.

I dati sono stati forniti al Qds dal Dipartimento Acqua e rifiuti dell’assessorato regionale all’Energia a fine 2010.
La Regione siciliana registra 25 concessioni pari a 1703,8 ettari in concessione per 2.821.741 metri cubi di acqua estratta. Un giro d’affari non da poco che si nutre di una legislazione regionale permissiva, che risale agli anni ‘50 con un parziale aggiornamento a fine ‘90 del secolo scorso, e che si mantiene abbastanza permissiva sia per il costo di concessione per ettaro che per l’acqua emunta.

In Sicilia la tariffa è di circa 11 euro per ettaro, tre volte inferiore rispetto un valore fissato dalla Conferenza delle Regioni in un documento condiviso nel 2006, mentre per l’acqua emunta si paga poco più di un euro per metro cubo, ma a fronte di una tariffa che si fa più conveniente in rapporto all’aumento della cubatura emunta. Ieri il Qds ha pubblicato una comparazione con altre regioni: in Veneto, ad esempio, si pagano 3 euro a metro cubo emunto e si arriva a chiedere fino a 588 euro per ettaro. Una situazione così evidente che nel 2008 un documento del dipartimento regionale consigliava all’assessorato una modalità di riorganizzazione del sistema proponendo di tarare le nuove tariffe in rapporto a quelle che erano le Regioni più all’avanguardia sul tema. L’ennesimo nulla di fatto.

E pensare che in Sicilia il mercato è anche destinato ad allargarsi visto che l’attuale 25% dei consumi nazionali, in compartecipazione col meridione d’Italia,  è ancora distante dal 30% che si registra nel Nord-Ovest del  paese.

Articolo pubblicato il 01 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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