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Agricoltura, in 5 anni chiuse 50.000 aziende
di Valeria Nicolosi

Un tessuto produttivo che, senza considerare l’indotto, assicura 15 mln di giornate lavorative ad oltre 130.000 braccianti. Tra il 2000 e il 2008 i costi di produzione aumentati del 31% ma i prezzi sono cresciuti solo del 15%

Tags: Agricoltura, Crisi, Bracciante, Lavoro, Gerardo Diana



PALERMO - Il sistema agricolo siciliano vive ormai una crisi insostenibile. Secondo i dati forniti da Confagricoltura Sicilia negli ultimi cinque anni l’agricoltura siciliana ha perso oltre 50 mila aziende.

La situazione attuale vede circa 230 mila imprese agricole di cui 110 mila iscritte nei registri delle Camere di commercio isolane. Si tratta di un tessuto produttivo che, senza considerare l’indotto, assicura ad oggi 15 milioni di giornate lavorative ad oltre 130 mila braccianti, producendo oltre 4,4 miliardi di euro di produzione lorda vendibile.

Una crisi che, se non contenuta e combattuta con i giusti mezzi, porterà l’economia siciliana ad una inarrestabile discesa. è stato solo pochi giorni fa, durante il convegno tenutosi presso il centro “Le ciminiere” di Catania dal titolo “La PAC dopo il 2013” che il Presidente di Confagricoltura Gerardo Diana ha illustrato i dati inerenti la crisi siciliana e le sue cause.

I costi di produzione tra il 2000 ed il 2008 hanno subito l’aumento del 31% mentre i prezzi all’origine sono cresciuti di appena il 15%. L’aumento di oltre il 60% dei costi per i concimi e gli oneri previdenziali ha creato effetti drammatici per l’intero settore agricolo. Effetti disastrosi che sono stati ampiamente condizionati anche dalla conseguente crisi internazionale che dal 2009 si è battuta su questo settore. “I prezzi dei principali prodotti agricoli siciliani – ha affermato il Dott. Piana - hanno subito un crollo che va dal -32% del grano duro al -35% per l’uva da vino, dal -30% per la frutta al -20% per latte e olio, ed ancora dal -16% per gli ortaggi al -15% per la carne”.

Interventi strutturali potrebbero essere sostenuti sia a livello europeo che regionale. Proposte risolutive e di cambiamento sono quelle che ci presenta Confagricoltura Sicilia. Da Bruxelles, sostiene Diana: “Nell’immediato andrebbe istituito un fondo anticrisi, finanziato con risorse comunitarie e cofinanziato dagli Stati membri. Per il futuro, invece, dovrebbero essere confermate dopo il 2013, le risorse attualmente assegnate al settore. Sarà, inoltre, fondamentale introdurre una deroga su tutte quelle normative che in Sicilia, a causa dello stato di insularità, causano disparità e quindi risultano in contrasto con il principio comunitario delle pari opportunità”.

Abbiamo chiesto al Presidente Diana quali potrebbero essere le soluzioni di miglioramento per gestire la crisi che la Regione dovrebbe attuare: “Il problema parte dal PSR, il Programma di Sviluppo Rurale, bisognerebbe rivederlo subito e modellarlo in base alle esigenze dello sviluppo regionale”.

 Nel 2008 la Commissione Europea ha approvato, infatti, il PSR Sicilia per il periodo 2007-2013. Esso dovrebbe consentire, l’attuazione degli interventi necessari a sostenere lo sviluppo del settore agricolo, alimentare e forestale, la conservazione e valorizzazione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile dei territori rurali della regione.

Obbiettivi primari sono: il miglioramento della competitività dei settori agricolo e forestale, il miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale, la qualità della vita nelle zone rurali e la diversificazione dell’economia rurale, l’attuazione dell’approccio leader (ovvero il rafforzamento del ruolo dei partenariati locali). In realtà, il programma utilizzato e gli obbiettivi prefissati non sono stati adeguatamente correlati alle richieste del settore agricolo, l’inefficacia di alcuni interventi ha reso, dunque, questo strumento inadatto o mal funzionante rispetto al contesto in cui opera.
 
 

 
L’approfondimento. Il virus “tristezza” tra le cause della crisi
 
Abbiamo chiesto ad un esperto del settore quali sono le cause riconducibili alla crisi del settore agricolo e quali potrebbero essere le possibili soluzioni per la riqualificazione del nostro territorio. L’imprenditore agricolo e consigliere comunale Pietro Cirino ci ha illustrato alcune delle “patologie” delle quali soffrono i territori agricoli siciliani e che lui stesso è stato costretto ad affrontare. Il più importante è il cosiddetto “virus tristezza” che si è diffuso tra gli operatori, oramai scoraggiati per la grave situazione nella quale si trovano ad operare e che sostiene Cirino: “Bisogna fermare provvedendo immediatamente all’estirpazione e al reimpianto delle aziende dando la possibilità al produttore per almeno anni 5 di avere un contributo per mancato reddito, in attesa che le piante si mettano a frutto”.  Si impone la necessità di istituire dei consorzi di bonifica e promuovere l’associazionismo per migliorare la qualità del prodotto e rendere i produttori più competitivi sui mercati. “Noi produttori dobbiamo educarci e abituarci a fare squadra, mediante la costituzione di cooperative o altri organismi similari – conclude Cirino - al fine di evitare l’isolamento delle piccole e medie aziende che ormai da sole non riescono più ad andare avanti al fine di riorganizzare la filiera produttiva e vincere la  competizione commerciale con altri stati comunitari.
 

 
D’Antrassi al convegno di oggi sul potenziamento del vivaismo
 
CATANIA - “Iniziative per il potenziamento del vivaismo regionale” è il titolo del seminario organizzato dall’assessorato per le Risorse agricole e alimentari per illustrare le azioni messe in campo a sostegno di un settore ritenuto strategico per il rilancio ed il consolidamento di numerose filiere produttive.
L’iniziativa, che rappresenterà anche un momento di raccordo con gli operatori del settore, è in programma per oggi a partire dalle ore 16 nella sala conferenze della sede di Catania della Presidenza della Regione (palazzo ex Esa, via Beato Bernardo, 5)
I lavori saranno aperti dai saluti del presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e del dirigente generale del dipartimento Interventi strutturali per l’agricoltura, Rosaria Barresi; chiuderà il convegno l’intervento dell’assessore regionale per le Risorse agricole e alimentari, Elio D’Antrassi.
Relazione introduttiva e coordinamento della tavola rotonda saranno curati dal dirigente generale del dipartimento Interventi infrastrutturali per l’agricoltura, Salvatore Barbagallo.

Articolo pubblicato il 01 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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