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Inchiesta sul fotovoltaico, Vitrano fornisce la sua versione: “Io e l’on. Bonomo soci occulti di Ingrassia in impresa”
Presunte tangenti per le autorizzazioni nel settore energetico: il mediatore fa i nomi di dirigenti degli assessorati, definite “impermeabili” alle pressioni. Il deputato regionale del Pd dal carcere indica la Green srl con sede a Palermo: “Lì facevamo i nostri affari”

Tags: Gaspare Vitrano, Mario Bonomo, Piergiorgio Ingrassia, Fotovoltaico



PALERMO - Gaspare Vitrano, Mario Bonomo e Piergiorgio Ingrassia erano soci in una impresa del settore fotovoltaico. Il particolare emerge dalle indagini della Procura e degli agenti della Squadra mobile di Palermo che hanno portato in carcere Vitrano, deputato regionale del Pd, e l’ingenere Ingrassia. A confermarlo è stato lo stesso Vitrano nel corso dell’interrogatorio nel quale ha cercato di difendersi dall’accusa di avere intascato una mazzetta da un imprenditore costretto a pagare per aggiudicarsi un sub appalto nel cantiere di Roccamena. La società di Bonomo, deputato regionale Api, Vitrano e Ingrassia è la Green srl, con sede a Palermo, che ha ottenuto dalla Regione siciliana le licenze per la costruzione di due impianti fotovoltaici a Carlentini, nel Siracusano.

Vitrano e Bonomo la controllerebbero attraverso alcuni prestanome. L’ingegnere Ingrassia ha raccontato di essere vittima di un sistema che lo stava stritolando: “Avevo detto più volte a mia moglie che volevo denunciare tutto. Perché quella a cui ero sottoposto era una vessazione doppia: prima per i soldi che ho dovuto versare dalla società, successivamente con l’imposizione delle ditte. Ultimamente avevo pure cercato di uscirne, provavo a prendere tempo, ad abbozzare scuse... Ma loro erano voracissimi. Proponevano sempre terreni dove realizzare nuovi impianti. E io a volte dicevo che in quel luogo c’ erano problemi di natura geologica, o altri impedimenti...”.

Vitrano, nell’interrogatorio davanti al gip, subito dopo l’arresto, ha respinto le accuse di Ingrassia sostenendo che non avrebbe mai potuto estorcere denaro all’ingegnere di cui era socio. Il legale di Vitrano, l’avvocato Vincenzo Lo Re, ha chiesto al tribunale del Riesame la scarcerazione dell’indagato e si attende la decisione dei giudici.

L’inchiesta si sta sviluppando anche nell’ambito della burocrazia regionale, a seguito delle ultime dichiarazioni del “mediatore” Pier Giorgio Ingrassia. Sono emersi i nomi di alcuni funzionari e dirigenti che sarebbero stati “impermeabili alle pressioni dei politici”. Una di loro sarà sentita dalla polizia giudiziaria su delega dei magistrati che coordinano l’inchiesta. Sono Francesca Marcenò, fino a poco tempo fa al vertice del Servizio II dell’assessorato all’Industria, settore Risorse minerarie ed energetiche, mentre è stata già interrogata Adele Mormino, ex sovrintendente dei Beni Culturali di Palermo. A fare il nome di Marcenò è stato anche Vitrano che ha chiesto agli inquirenti di sentirla, convinto che il dirigente possa confermare che da parte sua non c’é stata alcuna pressione per il rilascio delle autorizzazioni per gli impianti fotovoltaici.

Nelle scorse settimane Marcenò è stata trasferita nell’ambito di un turn over all’interno degli uffici di via Ugo La Malfa. Secondo l’ingegnere Pier Giorgio Ingrassia, il trasferimento è stato attuato proprio per la sua “inflessibilità”.

All’Ansa, Marcenò ha dichiarato di avere “sempre applicato le regole, e  di non avere sbagliato”. Alla domanda se fosse stata avvicinata da Vitrano o da altri, ha risposto che “molta gente si interessava delle pratiche” ma la sua linea era una sola: “Chi veniva da me sapeva che il rispetto delle regole procedurali veniva prima di ogni altra cosa”. Ha ricordato  anche che sulle decisioni del dipartimento sono nati molti contenziosi nei quali sono intervenuti sia l’avvocatura dello Stato sia l’ufficio legislativo e legale della Regione.

Adele Mormino è stata invece citata da Ingrassia parlando dell’impianto di Roccamena, inizialmente bloccato proprio dalla sovrintendente perché ricadeva in un’area sottoposta a vincoli archeologici. Proprio in questo frangente è stata creata l’Enerplus 2010, gemella della Enerplus, società a responsabilità limitata nate rispettivamente nel 2010 e nel 2008 che grazie “all’interessamento di Vitrano” e per merito “alle numerose concessioni che ci faceva avere in poco tempo”, ha detto Ingrassia ai magistrati, avevano aumentato subito il loro valore tanto da essere vendute a una società spagnola per oltre sei milioni di euro. Tutto il denaro - secondo Ingrassia - era versato in un conto di una banca di Lugano per non incappare in controlli. Dei sei milioni, il 10%, secondo Ingrassia, sarebbe andato a Vitrano e i seicentomila euro per il politico sarebbero stati prelevati proprio dalla Svizzera.

Lo stesso Vitrano ha ammesso, durante gli interrogatori, di essere a conoscenza di questo conto in Svizzera dove lui aveva versato i proventi di alcuni investimenti nel fotovoltaico.
A fare insospettire gli inquirenti è il fatto che da un investimento iniziale di 40 mila euro, Vitrano avrebbe in poco tempo avuto ricavi per 900 mila euro.

Di un conto in Svizzera parla anche l’altro deputato regionale coinvolto nella vicenda, ma che non sarebbe iscritto nel registro degli indagati: Mario Bonomo.

Bonomo ha chiesto ai pm di essere sentito e ha nominato un legale, l’avvocato Angelo Mangione. Il politico sostiene di poter spiegare i movimenti di denaro dalla Svizzera. è probabile che i pm decidano di sentirlo, soprattutto dopo le dichiarazioni del collega Vitrano che lo indica quale socio in un impresa, insieme all’ingegnere Ingrassia.

Articolo pubblicato il 06 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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