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Feluca choc: finiscono nel mirino 2 sindaci e 26 assessori comunali
di Francesco Torre

Sotto la lente della Procura quattro delibere con un impegno di spesa per circa 1,7 milioni di €. La Gdf ha consegnato gli avvisi di comparizione a Buzzanca e Genovese

Tags: Palazzo Zanca, Partecipata, Guardia Di Finanza



MESSINA - Choc a Palazzo Zanca. Le Fiamme gialle irrompono nell’edificio e consegnano avvisi di comparizione al sindaco e a tutti i membri della Giunta, totalmente ignari di cosa stia succedendo. Il reato ipotizzato è concorso in abuso d’ufficio, e nell’inchiesta del sostituto procuratore Santo Melidona c’è finita anche la precedente amministrazione comunale, compreso l’ex sindaco Francantonio Genovese.
 
Protagonismo giudiziario? No, a quanto pare enorme svista tecnica e/o politica. Che lascia tutti di stucco, e porta la firma Feluca Spa. A scrivere l’elenco si riempirebbe la pagina. Basti dire che l’avviso di comparizione è giunto a due sindaci e ventisei assessori. Solo in quattro si sono salvati dallo tsunami giudiziario: Angela Bottari e Antonio Catalioto per la Giunta Genovese e Giovanni Ardizzone e Fortunato Romano per quella Buzzanca. La loro assenza, però, denuncia che a Palazzo Zanca il pericolo era stato fiutato e si poteva scansare. Ma di cosa si tratta?
 
Nel mirino della Procura vi sono quattro delibere con impegno di somme a favore della Feluca Spa. La prima fa riferimento alla Giunta Genovese (11 gennaio del 2007, 576.330 euro), le altre tre all’attuale amministrazione (22 luglio 2008, 03 dicembre 2008 e 17 settembre 2010, dal valore complessivo di oltre 1 mln 100 mila euro). Tutti atti stranoti all’opinione pubblica, che hanno garantito il pagamento degli stipendi ai 17 lavoratori della Feluca e la trasformazione della società in Newco a capitale interamente privato, con il sostegno della Provincia regionale. Direte voi: ok, ma dove sta l’inghippo?
 
L’inghippo sta nel fatto che le quattro delibere sarebbero state approvate in violazione dell’articolo 30 della legge regionale n. 30 del 1997 e dell’articolo 112 del Testo unico degli Enti locali, in quanto è previsto che convenzioni di questo tipo non possano avere durata superiore ai cinque anni. E poiché la convenzione tra il Comune e Feluca Spa ha avuto origine nel 2001 (quando nella poltrona di sindaco era seduto Turi Leonardi), tutti gli atti emanati dal 2006 in poi sarebbero da ritenersi illegittimi. Nelle prossime settimane gli indagati saranno tenuti a presentarsi in Procura per essere ascoltati dai giudici. Al momento sul registro non sono iscritti dirigenti, consiglieri comunali, revisori, ma è chiaro che se qualcosa non ha funzionato la responsabilità – almeno per questa volta - non può unicamente ricadere sui politici.
 
Trattative e accordi nell’illegalità
MESSINA - C’è qualcosa di paradossale in tutta la vicenda della Feluca Spa. Per mesi, per anni, i 17 lavoratori della società hanno lamentato ritardi nei pagamenti, occupato (come continuano a fare) la home page del sito internet istituzionale dell’Ente comunale, fatto sit-in davanti la stanza del sindaco (l’ultimo proprio la stessa mattina della consegna degli avvisi di comparizione, il più abile sceneggiatore non avrebbe saputo fare di meglio). Tutto sacrosanto, chi lavora deve essere pagato nei tempi e nei modi previsti dalla legge.
Ma la legge – a quanto pare – prevedeva anche che la convenzione avesse durata fino al 2006, e non potesse essere ventennale come invece stava scritto sul contratto del 2001. Quindi, se ciò fosse vero, i 17 lavoratori (per i quali Comune e Provincia hanno istituito la Newco e hanno sborsato bei quattrini) non avevano alcun diritto di pretendere gli stipendi. E qui sorge il dubbio: ci si metterà di mezzo anche la Corte dei conti? Si pretenderà la restituzione delle somme versate?

Articolo pubblicato il 13 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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