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Messina - Un’evasione fiscale da record, il messinese è nella black list
di Francesco Torre

Ogni 100 euro di imposte versate se ne evadono 67. Peggio solo Reggio, Cosenza, Salerno e Caserta. A svelarlo è una nuova banca dati elaborata dall’Agenzia delle Entrate

Tags: Messina, Evasione Fiscale, Agenzia Delle Entrate



MESSINA - Ogni 100 euro di imposte versate se ne evadono 67. Tra le capitali dell’evasione fiscale in Italia, assieme a Reggio Calabria, Cosenza, Salerno e Caserta, c’è anche Messina, il cui livello di “nero” è superiore a tutte le altre realtà siciliane.
A svelarlo “DataBaseGeomarket”, una nuova banca dati dell’Agenzia delle Entrate i cui risultati sono stati pubblicati qualche giorno fa in anteprima dal Corriere della Sera. Secondo il report, Messina farebbe parte delle province cosiddette “difficili”, lontanissime da quelle che invece risultano più virtuose, con tassi di evasione pari al 10% (Milano, Torino, Lecco, Cremona, Brescia, Genova e anche Roma “ladrona”).

Il dato messinese conferma come l’evasione fiscale in città sia diffusa a tutti i livelli e in ogni settore dell’economia, un problema culturale che investe la totalità del sistema provinciale. Ciò è anche confermato dal “DataBaseGeomarket”, le cui rilevanze rivelano come l’altissimo tasso messinese sia il risultato di un’infinità di casi di evasioni “semplici”, come la mancata registrazione dei corrispettivi e dei ricavi (ricevute o scontrini), la configurazione di redditi come rimborsi e altri piccoli e grandi escamotage. Certo, vi sono stati anche – soprattutto negli ultimi anni – casi clamorosi di evasioni milionarie da parte di cosche o di imprenditori vicini alle “famiglie” della provincia, ma perlopiù quel 67% di evasione si forma quando ci rechiamo in un negozio e non ci danno lo scontrino.

Questo nel settore privato, ma l’evasione tocca picchi altissimi anche nel settore pubblico. Ed è proprio – sulla carta – per arginare questa emorragia che il Comune già da tempo ha avviato l’iter per l’istituzione di una nuova società partecipata, la Zancle Spa, sulla quale però insistono dubbi di natura economica, politica e procedimentale.

Ultima nota polemica sulla nascita di quello che già altre volte abbiamo definito un nuovo carrozzone, le dichiarazioni del responsabile provinciale del Csa, il Coordinamento sindacale autonomo Regioni e autonomie locali, Pietro Fotia, secondo cui “all’interno dell’ente esistono risorse umane quantitativamente e qualitativamente idonee a gestire in house il servizio”. In effetti, sulla costituzione della Zancle ancora vi sono molte questioni che l’amministrazione comunale, in buona o cattiva fede non lo sappiamo, ha sviato, soprattutto sul piano economico. Lo start-up della società, solo per il capitale sociale, potrebbe infatti costare a Palazzo Zanca 2,5 mln di euro. Altri prestiti (o debiti, come più vi piace) in vista?

Articolo pubblicato il 14 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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