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Quotidiano di Sicilia

Opere: l’Italia arretra, la Sicilia di più
di Antonio Casa

Primo rapporto di Unioncamere e Uniontrasporti sullo stato delle infrastrutture: la Germania ha più del doppio di autostrade. Ieri la marcia lenta per chiedere la nuova Ragusa-Catania e l’apertura dell’aeroporto di Comiso

Tags: Autostrada, Aeroporto, Comiso, Nello Dipasquale



CATANIA - Quarant’anni fa, l’Italia aveva una dotazione complessiva di quasi 4 mila km di autostrade, seconda solo alla Germania che ne aveva più di 6 mila. Oggi il nostro Paese ha 6.600 km di autostrade, mentre la Germania ne ha quasi 13 mila.
 
In nove anni, pur rallentando molto gli investimenti, quest’ultima nazione ha costruito circa mille km di autostrade mentre noi solo 151. Solo 3 delle 18 opere strategiche contenute nella Legge Obiettivo sono state realizzate, mentre la spesa per infrastrutture è in costante calo. Guardando la fotografia della nostra dotazione, tratteggiata nel I° Rapporto sullo stato delle infrastrutture in Italia di Unioncamere e Uniontrasporti, sembra giunto davvero il “momento di cambiare passo”, così come indicato nel titolo del convegno che si è svolto ieri a Roma.
 
E che dire della Sicilia? L’Isola ha soltanto 683 chilometri di autostrade, distribuiti tra la Palermo-Catania, Palermo-Mazara-Trapani-Alcamo, Catania-Augusta (di competenza dell’Anas) Palermo-Messina, Messina-Catania, Siracusa-Rosolini (di competenza del Consorzio per le autostrade siciliane). Per non dire delle ferrovie. Dei 16 mila km di binario gestito dalla Rete ferroviaria italiana, solo mille sono ad alta velocità. E il Sud viaggia ancora in gran parte su monorotaia. Nell’Isola l’Alta velocità è un sogno che chissà quale generazione vedrà avverato. La Sicilia rientra tra le prime dieci regioni per la lunghezza complessiva dei binari e tra le prime cinque per le linee ferroviarie in esercizio, ma si trova al sedicesimo posto nazionale per linea a doppio binario che arriva a quota 169 km.

Quanto ai porti, poi, malgrado i quasi 800 attracchi, la situazione è paradossale: scarsi i collegamenti intermodali, latitanti le sinergie con le altre strutture, vincolati dalla vicinanza dei centri urbani e impossibilitati a crescere, quelli italiani “perdono” la sfida con i “grandi” del Nord.

Perché i “costi del non fare”, come ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, “minano la capacita’ delle nostre imprese di recuperare il terreno perso in questi anni di crisi economica e compromettono lo sviluppo futuro dei nostri territori”.

“Dopo la crescita del 25% degli investimenti pubblici in infrastrutture in Italia tra il 1997 ed il 2004, abbiamo sperimentato - ha aggiunto Dardanello - un trend negativo - tuttora in atto - che ha riportato l’ammontare degli investimenti in valore assoluto ai livelli di metà anni Novanta. Eppure il binomio infrastrutture-sviluppo è l’unico su cui possiamo giocare qualche sfida per aprirci all’Europa e al mercato estero”.

Quasi da esempio, proprio ieri si è svolta la protesta per chiedere lo sblocco dei lavori della nuova autostrada Ragusa-Catania e l’apertura dell’aeroporto di Comiso. Un corteo in auto, ma a passo di lumaca.
La manifestazione si è conclusa allo aeroporto di Fontanarossa. Numerosi i sindaci delle due province che hanno partecipato alla manifestazione. Tra di loro anche il primo cittadino di Ragusa, Nello Dipasquale, che ha annunciato la sua intenzione di “autosospendersi dal Pdl se il governo, entro il prossimo 20 maggio, non sbloccherà i finanziamenti necessari. Se il ministro alle Infrastrutture, Altero Matteoli non firma - ha detto - lascerò il partito e alle prossime amministrative mi candiderò a sindaco di indipendente”.

Articolo pubblicato il 15 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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