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Quotidiano di Sicilia

Rifiuti speciali, in Sicilia incidono i residui di petrolchimici e raffinerie
di Rosario Battiato

Il rapporto dell’Ispra presentato nei giorni scorsi: nell’Isola prodotti circa 5 milioni di tonnellate l’anno. “Alta incidenza dei rifiuti pericolosi”. La quota maggiore deriva dalle bonifiche

Tags: Rifiuti, Inquinamento, Petrolchimico, Raffinerie



PALERMO –  L’emergenza rifiuti è una costante che in Italia, e particolarmente in Sicilia, è presente da diversi anni. Nel caso dei rifiuti speciali, cresciuti di 1,6 milioni di tonnellate secondo l’ultima rilevazione del 2008 effettuata dall’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, esistono moderni sistemi di controllo come il Sistri, che permettono un monitoraggio elettronico ed immediato nell’acquisizione dei dati della movimentazione. L’Ispra ha fatto il punto della situazione nell’ultimo rapporto presentato nei giorni scorsi a Roma.

Per la Sicilia impatto decisivo nella produzione dei rifiuti speciali deriva dalla sua ben nota industria petrolchimica.
Gli ultimi dati diffusi dall’Ispra (2008) fanno registrare in Italia una produzione di rifiuti speciali pari a 134 milioni di tonnellate. La composizione a livello regionale, secondo le informazioni contenute nelle banche dati Mud, rileva una fetta importante della produzione in Lombardia, che da sola immette oltre il 30% del totale dei rifiuti speciali generati dall’intera macroarea geografica, pari a circa 12,3 milioni di tonnellate. Seguono a distanza il Veneto con circa 9,3 milioni di tonnellate e l’Emilia Romagna con 7,4 milioni di tonnellate. Andando verso Sud la Sardegna, la Sicilia e la Puglia, dove insistono ben noti centri chimici, mantengono valori compresi tra 4,7 e 5 milioni di tonnellate.

“Sui dati di produzione delle regioni Sicilia e Sardegna – si legge nel dossier – incidono in maniera rilevante i quantitativi relativi ai rifiuti liquidi acquosi ed ai concentrati acquosi pericolosi e non pericolosi derivanti dalle operazioni di risanamento delle acque di falda, prodotti, nel primo caso, nell’ambito delle attività di bonifica dell’area industriale di Gela, nel secondo, delle aree industriali localizzate nelle province di Sassari e Cagliari”.

Basti pensare che nel caso del centro nisseno sono circa 3,2 milioni le tonnellate di rifiuti con codice 191307 e 210 mila tonnellate di RS con codice 191308, che sono i codici di tipologie di rifiuti che contengono sostanze pericolose. “In Sicilia, il quantitativo afferente al codice 191307 – si continua a leggere nel rapporto – determina un’elevata incidenza del dato di produzione dei rifiuti speciali pericolosi sul totale degli RS prodotti a livello regionale (72,3% nel 2008)”.

Restando ancora nell’ambito dell’industria petrolchimica, quest’ultima incide per il 35,7% del totale dei rifiuti prodotti dalle regioni del Sud e, con riferimento alla sola aliquota costituita dai rifiuti pericolosi, quasi il 64%.
Stiamo parlando chiaramente di rifiuti derivanti dal settore dell’industria chimica: raffinazione del petrolio, del carbone e del gas naturale e fabbricazione di prodotti chimici e di articoli in gomma ed in materie plastiche.
Tuttavia la quota più importante dei rifiuti speciali prodotti non sono figli diretti del processo di produzione, ma vengono da operazioni di bonifica delle acque di falda condotte presso i siti di ubicazione delle industrie chimiche.

Articolo pubblicato il 15 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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