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Concessi i domiciliari a Vitrano
di Massimo Mobilia

Decisione del Tribunale del Riesame sul ricorso avverso la custodia cautelare in carcere. Presunta tangente per il fotovoltaico, il deputato regionale Pd arrestato un mese fa

Tags: Gaspare Vitrano, Fotovoltaico



PALERMO – Il Tribunale del riesame di Palermo, presieduto dal giudice Gioacchino Natoli, ha concesso gli arresti domiciliari a Gaspare Vitrano, il deputato regionale del Pd che era finito in manette circa un mese fa per aver intascato una mazzetta nel fotovoltaici. Nel dispositivo del Riesame emerge la sussistenza della possibilità di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove. La decisione si fonda quindi sulla riforma della misura cautelare in virtù del fatto che Vitrano è incensurato. Al deputato è stato però vietato di comunicare con qualunque mezzo, anche telematico.

Il politico siciliano lascia così il carcere di Termini Imerese, dove si trovava recluso da quell’11 marzo in cui era stato sorpreso mentre intascava, in un bar di Palermo, una busta contente 10 mila euro in contanti. Quella somma sarebbe stata chiesta a un imprenditore come “acconto” di una tangente più grossa, pari a 50 mila euro, come compenso di una concessione per impianti fotovoltaici nei comuni di Roccamena (Pa) e a Francofonte (Sr).

Vitrano si era difeso, negli ultimi interrogatori, negando che quei soldi fossero una tangente, bensì parte dei ricavi di una delle società di cui lui faceva parte. Sulla base di queste dichiarazioni e di un corposo faldone ricco di documenti volti a dimostrare gli investimenti del deputato nel fotovoltaico, il suo difensore, l’avvocato Vincenzo Lo Re, ne aveva chiesto la scarcerazione. La società a cui Vitrano fa riferimento e di cui detiene il 40% è la Green srl, di cui ne fanno parte anche gli altri due soggetti tirati in ballo nell’inchiesta, il deputato regionale Mario Bonomo (eletto nel Pd ma adesso esponente dell’Api), anch’egli con il 40%, e l’ingegnere Piergiorgio Ingrassia con il 20%.

Bonomo, che comunque non risulta indagato, ha nominato l’avvocato Angelo Mangione suo difensore, elaborando una memoria in cui ha ammesso di avere interessi nel fotovoltaico, di far parte di questa società attraverso suo nipote, Marco Sammatrice, e di aver aperto un conto in Svizzera assieme a Vitrano e Ingrassia per depositare i ricavi della società. La circostanza è stata confermata dallo stesso Vitrano che proprio su questo ha incentrato la sua difesa. In particolare, il suo legale Lo Re, ha detto: “Come poteva chiedere tangenti a Ingrassia che era suo socio?”. Lo stesso Bonomo, rispondendo a Repubblica ha voluto ribadire la sua estraneità alla vicenda: “Io ho denunciato gli esattori del pizzo, non potrei mai chiedere una tangente”.

Dall’altro lato c’è la posizione di Ingrassia, il direttore del cantiere di Roccamena che per i pm sarebbe stato il mediatore tra Vitrano e l’imprenditore che ha denunciato il deputato. L’ingegnere, a cui il Gip ha già concesso gli arresti domiciliari, nell’ultimo interrogatorio ha spiegato ai pm di avere pagato 190 mila euro, come anticipo di una mazzetta, attraverso il preliminare per l’acquisto di una villetta a Siracusa. Acquisto che non sarebbe mai andato a buon fine.

Ingrassia, tra l’altro, nei suoi interrogatori ha parlato di Vitrano e Bonomo indicandoli come le due menti criminali degli affari, per l’incasso di tangenti che, stando ai verbali, si potevano pagare in contanti o con assegni, sotto forma di assunzioni o col preliminare d’acquisto di una villetta che poi non veniva mai perfezionato, ma bastava tutto pur di giustificare il flusso di denaro. Nei giorni scorsi, infatti, il pm aveva presentato al Tribunale gli interrogatori di Ingrassia, Vitrano e dei fratelli Campanotta, due imprenditori a cui Ingrassia accenna nelle intercettazioni.

“Guardi glielo spiego così si tranquillizza - diceva Ingrassia all’imprenditore che ha denunciato la richiesta di tangenti - Questi lavori privati potevano essere fatti da chiunque, loro (i politici) avevano la possibilità di scegliere chi fare questi lavori, gli hanno dato questa possibilità, alcuni li hanno fatti la Camedil dei signori Campanotta che ci hanno riconosciuto tutto, tutto”. I fratelli Campanotta, sentiti dai pm, hanno però negato di aver mai versato alcuna tangente. Ma è ancora tutto da accertare, mentre nei prossimi giorni saranno depositate le motivazioni che hanno spinto il Tribunale a concedere i domicialiari a Vitrano.

Articolo pubblicato il 16 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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