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Palermo - Boccadifalco, il canale dimenticato
di Claudio Di Gesù

Da sei anni nessun lavoro. Ferrandelli (Idv): “Se Cammarata non interviene, lo denuncio”. I residenti tra sporcizia e cattivi odori. Niente bonifiche per prevenire alluvioni

Tags: Canale Boccadifalco, Palermo



PALERMO - Diversi sono i palazzi che si affacciano sul canale Boccadifalco: dal tratto finale di via Chinnici fino all’incrocio con via Nave da un lato e dall’altro, fino a oltre la via Lenin Mancuso. Si tratta solo di un tratto del lungo percorso del canale ma, essendo in buona parte scoperto (esclusa una porzione coperta di via Chinnici) i residenti della zona oramai convivono da anni con questa fogna a cielo aperto a due passi dalle loro case.

L’ALLUVIONE DEL 1931 - Questo canale fu completato dopo le tragiche giornate dal 21 al 23 febbraio 1931 in cui la città di Palermo subì un evento alluvionale di assoluta eccezionalità, per i gravissimi danni arrecati, per la grande estensione delle zone colpite e per le numerose vittime che vi furono.
In quei giorni del 1931 per quasi 50 ore ininterrottamente la pioggia cadde su gran parte della Sicilia e sul territorio di Palermo, provocando nei fiumi e nei torrenti delle piene notevoli, con conseguenti inondazioni di larghe estensioni di terreni. Inoltre il riversamento sulla città di Palermo delle copiose acque dei monti della Conca d’oro ebbe, come conseguenza inevitabile, l’inondazione della città.

LA NUOVA OPERA - Il nuovo canale Boccadifalco proporzionato per il convogliamento delle portate a esso conferite dal “vallone Paradiso” e dal “Vadduneddu” avrebbe dovuto assicurare, nella configurazione urbana degli anni trenta, la difesa idraulica di una parte estesa del centro cittadino, scaricando le acque nell’Oreto. In realtà, il canale Boccadifalco costituiva l’estensione del vecchio canale Badami costruito nel 1557 per deviare le acque del Vadduneddu sull’Oreto.

DEGRADO - Sono passati ottant’anni da quell’evento e nulla o quasi è stato fatto per la difesa della città dalle acque provenienti dai monti, lasciando la città indifesa ai prevedibili eventi alluvionali. Oggi il canale, oltre a essere insufficiente a garantire questa protezione è al culmine del degrado igienico-sanitario, dovuto all’enorme quantità di detriti e spazzatura che vi si accumula. Di tutto e di più dentro il canalone, dai rifiuti ingombranti che ostruiscono il defluire delle acque bianche ma, anche, scarico di acque nere. Da qui l’odore nauseabondo che a tutte le ore inonda di olezzi nauseabondi la zona e, se non bastasse il libero moltiplicarsi di ratti.

I RESIDENTI - Riferiscono numerosi abitanti della zona che, sul piede di guerra, al sentore della presenza di un cronista, sfogano verbalmente la loro rabbia incompresa a causa di un’amministrazione comunale sorda. Qualcuno testimonia che l’ultima bonifica è stata fatta più di sei anni fa e che da molto tempo oramai, le finestre degli appartamenti devono stare chiuse, oltre che per il cattivo odore, anche per le zanzare che da queste parti, sono di dimensioni giganti. In estate i problemi aumentano e di pari passo monta la rabbia, anche perché le numerose richieste d’intervento al Comune da parte di amministratori condominiali o anche semplici cittadini non hanno a oggi sortito alcun effetto.

LA SCUOLA - Stupisce ancor di più la presenza di una scuola media (la Vittorio Emanuele II) costruita a non più di 50 metri dal canalone, esattamente tra la via Cesare Terranova e il prolungamento di via Lenin Mancuso. La verità, è (ci rivela un anziano signore mentre si allontana) che “siamo stanchi di essere presi in giro dalle istituzioni e non crediamo più a nessuno, neppure ai giornalisti!” E poi aggiunge: “Lo pubblicherete davvero l’articolo per noi?”
 
FERRANDELLI - Abbiamo fatto di più, oltre che pubblicare l’articolo, abbiamo rintracciato il capo gruppo Idv al Consiglio comunale, Fabrizio Ferrandelli, che ha sempre dimostrato notevole sensibilità per i problemi di questa città.
Sulla vicenda ha qualcosa da dire: “è impensabile che in una città come Palermo – precisa Ferrandelli – ci siano ancora oggi quartieri che vivono in situazioni del genere”. Le cattive condizioni igienico-sanitarie del canalone rendono impossibile la vita agli abitanti della zona. Non si tratta di un semplice canale di scolo delle acque piovane, ma di una vera e propria fogna a cielo aperto, con liquami provenienti dalle costruzioni abusive circostanti, habitat ideale d’insetti e animali, quali zanzare e ratti.
“Qualora nei prossimi giorni – conclude Ferrandelli - l’amministrazione non rimedi a sanare e bonificare il canale e la zona circostante, sarò costretto a denunciare il sindaco Cammarata, quale mancato garante dello stato di salute pubblica di cui dovrebbe essere la prima autorità cittadina”. Il nostro giornale seguirà l’evolversi degli eventi.

Articolo pubblicato il 16 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il canale Boccadifalco taglia il centro abitato (cdg)
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