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L’Aifa taglia il prezzo dei generici ma a risparmiare è solo il Ssn
di Giuseppa Mammana

Oggetto della delibera i medicinali di fascia A, nessun risparmio per la fascia C

Tags: Farmaci, Aifa



Per comprendere la portata della delibera AIFA dobbiamo individuare  i farmaci interessati dal taglio.
I farmaci si distinguono in due fasce: “A” e “C”. Appartengono alla fascia “A” i medicinali essenziali e per malattie croniche. Sono a carico del SSN e sono prescritti dal medico di famiglia sulla “ricetta rossa”.

Appartengono alla fascia “C” i medicinali non considerati “essenziali” o “salvavita”, per patologie di lieve entità o considerate minori. Con la L. 311/2004 nell’ambito della fascia “C” è stata individuata una sottocategoria “C-bis” che comprende i medicinali non soggetti a ricetta medica, di “automedicazione”, “da banco” o “OTC”, dall’inglese Over The Counter , che possono essere pubblicizzati.

I farmaci di fascia “C” e “C-bis” sono a totale carico del paziente. I primi sono prescritti dal medico di famiglia sulla “ricetta bianca”, necessaria perché si tratta di farmaci che hanno bisogno della sorveglianza del medico per essere assunti.
L’attuale normativa prevede l’intervento dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) nella determinazione del prezzo soltanto per farmaci appartenenti alla fascia “A”, cioè quelli a carico del SSN.

Il prezzo dei medicinali appartenenti alla fascia “C” e “C-bis”  “è stabilito  dai titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio. Tale prezzo può essere modificato, in aumento, soltanto nel mese di gennaio di ogni anno dispari, e per i farmaci senza obbligo di prescrizione medica (SOP) e  per quelli di automedicazione, costituisce il prezzo massimo di vendita al pubblico” (art.1, c.3, D.L.87/2005, convertito in L.149/2005).

Dunque il taglio deliberato dal Consiglio di amministrazione dell’AIFA riguarda esclusivamente i farmaci generici con riferimento alla fascia “A”, cioè quelli a carico del servizio sanitario. Nulla quindi è successo per quelli della fascia “C”  a totale carico del consumatore, ove l’AIFA non ha parola.

Scopo della delibera è riequilibrare i prezzi dei generici italiani a quelli europei oltre che incentivarne il consumo. I generici di fascia A sono rimborsati dal SSN al farmacista “fino alla concorrenza del prezzo medio ponderato dei medicinali aventi prezzo non superore a quello massimo attribuibile al generico secondo la legislazione vigente”. Se il medico prescrive un prodotto di marca, in presenza di generici, indicando la  non sostituibilità  o il paziente non accetta la sostituzione, la differenza di prezzo rispetto al rimborsabile è a carico del paziente.

Il taglio AIFA va dall’8 al 40%. Interessa circa 4.188 farmaci, ne sono esclusi quelli con prezzo fino a 2 euro. Avrà un impatto non indifferente sui ricavi del settore farmaceutico che minaccia riduzione di posti di lavoro e trasferimento della produzione fuori dall’Italia.

Non avendo le industrie ancora provveduto alla riduzione dei prezzi, l’effetto  è quello di scaricare sul consumatore la maggiore differenza fra prezzo rimborsato al farmacista e quello del prodotto di marca. Quando saranno abbassati i prezzi, se saranno abbassati, nelle regioni ove si paga il  ticket rapportato al prezzo si potrà avere una riduzione della quota a carico dell’assistito. In Sicilia, solo se il taglio farà spostare il farmaco di scaglione.

Testi di Giuseppina Mammana
Collegio dei professionisti di Veroconsumo
 

 
Cos’è il farmaco generico equivalente
 
Introdotto dalla finanziaria ‘96, meglio identificato dalla L. 425/96. E’ un farmaco industriale contenente uno o più principi attivi  di un farmaco il cui brevetto è scaduto (off-patent), il suo comportamento nell’organismo è il medesimo del farmaco scaduto. Nell’ambito dei farmaci equivalenti si distinguono i “branded” o “copia” dell’originale, non generici,con nome di fantasia,immessi sul mercato prima del ‘78; e i generici veri e propri, detti “unbranded” o “puri”, identificati dalla denominazione comune internazionale (DCI) del principio attivo, in mancanza, dalla denominazione scientifica del medicinale, seguita dal nome del titolare dell’autorizzazione dell’immissione in commercio (AIC). L’immissione viene autorizzata dal Ministero della Sanità, in base a documentazione che attesti la bioequivalenza alla specialità medicinale già autorizzata con la stessa composizione quali-quantitativa dei principi attivi, stessa forma farmaceutica e stessa indicazioni terapeutiche; è rimborsabile dal SSN se ha un prezzo inferiore del 20% rispetto a quello della corrispondente specialità di marca. Esistono farmaci generici sia di prodotti appartenenti alla fascia “A”, che alla fascia “C”.
 

 
Con la concorrenza, un risparmio per i consumatori fino a 960 milioni
 
Hanno interesse grossisti, distributori e farmacisti a immettere in commercio in Italia generici di fascia “C”, non prodotti in Italia, ma in altri Stati, se il loro guadagno verrebbe a ridursi? Certamente no.
Un socio, trovandosi in Francia, scopre l’ esistenza dell’equivalente del Duspatal” (principio attivo “mebeverina”; non più protetto, di fascia C con obbligo di prescrizione medica e ad intero carico del consumatore), in Italia non lo trova e chiede informazione all’associazione. Trasferiamo il quesito all’AIFA (accanto la risposta).
 La non convenienza ad immetterlo in commercio non può che essere nel prezzo: il generico in Francia, denominato in base al principio attivo “Mebeverina TEVA 200 mg”,  ha un costo di euro  4,42  , mentre il  “Duspatal” in Italia, nel 2010, costava  euro 14,54.
I farmacisti hanno la facoltà di effettuare uno sconto fino al 20% sul prezzo massimo stabilito dall’azienda titolare solo per i prodotti da banco (OTC) e i prodotti di automedicazione (SOP). Detto sconto non può essere effettuato sui farmaci di fascia C con obbligo di prescrizione medica.
E’ dunque chiaro che il  consumatore non potrà trovare tutela  sino a quando esiste la commercializzazione riservata alle sole farmacie. Inoltre l’AIFA non può intervenire nella contrattazione del prezzo, nè altro autorevole organismo, né esiste una norma che imponga alle farmacie di inserire la vendita di generici esistenti in altri paesi a prezzo più basso.
Il problema è all’attenzione di  Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, e Mister prezzi i quali hanno piena consapevolezza sull’opportunità di  liberalizzare i farmaci di fascia “C”, con obbligo di ricetta, ma ad intero carico del consumatore.
La creazione di concorrenza di detti farmaci, secondo il CERM, creerebbe un risparmio per i consumatori compreso tra 320 e 960 milioni di euro, applicando un range di sconti sui margini della distribuzione compresi fra il 10 e il 30% del prezzo al consumo.
Fa storia la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco nelle parafarmacie e nei corner all’interno della grande distribuzione. Per far ciò occorre un intervento legislativo, quindi il potere politico deve trovare il coraggio di scontentare interessi corporativi a vantaggio della collettività e a tutela di un interesse superiore che è quello della salute. Solo così non ci saranno più pazienti di serie “A” e  di serie “C”!
 
 

Articolo pubblicato il 22 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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