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Sicilia, una terra in movimento
di Rosario Battiato

Il presidente dell’Ordine regionale dei geologi: frane e terremoti, nei Comuni appena 150 esperti. Doria: “Problemi sulla scia delle emozioni. Spenti i riflettori, scordiamo tutto”

Tags: Frane, Terremoti, Emanuele Doria



PALERMO – La figura del geologo non può essere minimizzata all’interno delle amministrazioni locali. L’ordine dei geologici di Sicilia, anche dopo il recente provvedimento regionale che abroga le commissioni edilizie nei comuni, ha spiegato, in una conferenza stampa nei giorni scorsi a Palermo, l’essenzialità del geologo in un territorio ad alto rischio idrogeologico come quello isolano.

“La nostra Isola possiede oltre il 70% dei suoi comuni a forte rischio idrogeologico e l’elenco delle frane verificatesi nei primi mesi del 2011, come abbiamo ampiamente documentato nel nostro dossier, dovrebbe far cambiare rotta alla politica rivolta al territorio”.

Le parole del presidente dell’Ordine Emanuele Doria riportano il territorio al centro del problema. La Sicilia appare impreparata al rischio, diversi dossier di Legambiente sull’attività dei comuni lo testimoniano, perché le piante organiche delle pubbliche amministrazioni e in particolare degli uffici del Genio Civile, delle province e degli altri enti locali, non hanno stabilmente la figura del geologo. Secondo l’ordine invece questa figura professionale dovrebbe essere definita e potenziata e a tal proposito sarebbe anche necessario istituire un tavolo tecnico con la Regione per definire i contenuti obbligatori della relazione geologica e delle indagini nelle varie fasi di progettazione. “Poco meno di 150 geologi – ha annunciato Doria - in tutti gli uffici della pubblica amministrazione in Sicilia, la dicono lunga su quanto e come sia posta l’attenzione al nostro territorio, effetto che si ripercuote anche sulla istruttoria ed evasione delle pratiche edilizie negli uffici del Genio Civile, dove i geologi sono veramente pochissimi”.

La situazione emergenziale in cui versa il suolo siciliano è ulteriormente aggravata da una regolamentazione edilizia sin troppo soft, per non dire assente in molti casi, col risultato che oggi sono parecchi gli edifici in zone particolarmente pericolose.
Secondo una relazione dell’ufficio tecnico – ha spiegato Doria durante la conferenza stampa – sono infatti 1.406 gli immobili a rischio soltanto nel centro storico di Palermo. “Il dato, aggiornato al 2010 - ha precisato il presidente dell’Ordine -, è ufficiale ed è contenuto in una relazione dell’ufficio tecnico. Settecento sono gli edifici pericolanti e di questi 356 con pericolo di crollo imminente. I restanti edifici sono in stato di forte degrado”.
 
Il quadro della situazione non si ferma a questo dato perché la Sicilia, così come documentato in conferenza stampa, è la regione dove quasi per il 90% di casi nei quali si sono manifestati ingenti danni, ha subito rispetto alle altre regioni d’Italia, gli effetti più devastanti degli eventi franosi che si sono verificati negli ultimi anni. “Tra il 2002 e il 2010 - ha proseguito Doria -, abbiamo avuto in Sicilia 130 frane delle quali 28 con danni a persone e 5 con vittime. Occorre un maggiore controllo del territorio che deve partire dagli uffici preposti nelle pubbliche amministrazioni”.

Anche il vicepresidente Carlo Cassaniti ha rimarcato la posizione dell’Ordine che già nel 2010, in audizione alla camera dei Deputati, aveva sollevato la proposta del geologo di zona per effettuare un monitoraggio più attento delle aree a rischio.

Articolo pubblicato il 23 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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