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Messina - Nuove inchieste e pignoramenti, il settore rifiuti verso il collasso
di Francesco Torre

L’ipotesi di reato è abuso d'ufficio per l’assegnazione di lavori esternalizzati a cooperative sociali. L’Ato 3 e i suoi ultimi tre rappresentanti legali sono finiti nel mirino della Procura

Tags: Messina, Rifiuti, Ato3



MESSINA - La Procura messinese apre un altro filone d’inchiesta legato alla gestione dei servizi pubblici da parte degli Enti locali. Stavolta nell’occhio del ciclone finisce l’Ato 3 e i suoi ultimi tre rappresentanti legali: Franco Barresi, Enrico Spicuzza e Antonio Ruggeri. L’ipotesi di reato per loro è abuso d’ufficio e la fattispecie riguarderebbe l’assegnazione di lavori esternalizzati (servizi aggiuntivi) a cooperative sociali. Tutto da accertare, certo, ma il fascicolo del procuratore aggiunto Ada Merrino non getta certo acqua sul fuoco nel settore dei rifiuti, mai come in queste settimane al centro del dibattito cittadino e regionale.

Rischio pignoramento. Partiamo da qui. A seguito del decreto ingiuntivo esecutivo del 15 marzo scorso emesso dal Tribunale di Patti (udienza prevista il 13 maggio), la Nebrodi Ambiente società consortile Arl ha consegnato il conto a MessinAmbiente per una commessa che risale al 2005: 6 milioni e 600 mila euro. Sul tavolo dell’amministratore delegato Armando Di Maria è così apparso un atto di pignoramento presso terzi che avrebbe potuto, e di fatto potrebbe ancora, bloccare l’intera attività di raccolta di rifiuti. Perché? Semplice, tra i creditori di MessinAmbiente vi sono il Comune e l’Ato3, e il dispositivo di pignoramento obbliga loro a “non disporre delle somme pignorate senza ordine del giudice, pena le sanzioni di legge”. L’emergenza è reale, anche se l’atto di pignoramento è stato sospeso dalla II sezione del Tribunale fino al 3 maggio, quando si terrà l’udienza decisiva. L’unico spiraglio reale per la soluzione della vicenda lo offre l’assessorato regionale dell’Energia e dei servizi di Pubblica utilità, che con nota ufficiale ha garantito a MessinAmbiente il pagamento entro giugno di un credito vantato nei confronti dell’Ato1, credito pari proprio a 6 milioni di euro. Prendi qui e sganci là, insomma.

Convenzione. Chiudendo la parentesi giudiziaria, inoltre, vale la pena sottolineare che il Tar di Catania ha rigettato il ricorso di MessinAmbiente contro il bando dell’Ato3 del 10 novembre scorso, rifiutando la tesi secondo cui la convenzione scadrebbe nel 2025 in virtù di una proroga automatica, e stabilendo invece il 31 dicembre 2010 come data naturale di fine della convenzione stessa.

Nuovo bando. Acclarato che MessinAmbiente non ha nulla a pretendere per la prosecuzione del servizio di raccolta rifiuti, l’Ato3 ha già fatto sapere che entro i primi di maggio si tenterà nuovamente la strada del bando pubblico. Nessuna novità rispetto al precedente avviso, andato deserto: 122,3 milioni di euro in cinque anni e via al porta a porta per la differenziata. Rimane un dubbio atroce: se la prima volta non si è presentato nessuno, cosa fa credere al commissario liquidatore Antonio Ruggeri che senza alcun ritocco ai parametri economici stavolta il bando possa trovare i favori del mercato?
 

 
Il futuro. Due soggetti in via d’estinzione
 
MESSINA - Ato3 e MessinAmbiente sanno di essere due specie in via di estinzione.
La prima sarà inglobata nella nuova riforma regionale che darà vita alle Srr (Società per la regolamentazione del servizio di raccolta dei rifiuti), una per provincia.
Ancora difficile, però, prevedere i tempi: al Comune sono già arrivati da Palermo lo schema di atto costitutivo e statuto, e gli enti locali hanno circa 3 mesi e mezzo per insediare i nuovi organi. Ma il provvedimento non è ancora stato pubblicato sulla Gurs, ed è dunque probabile che le Srr non entreranno in vigore prima del 2012.
Per MessinaAmbiente la situazione è diversa. Occorre una ricapitalizzazione per sanare i debiti e dare linfa agli investimenti, e il Comune – forse anche in attesa della riforma – tentenna. Il sindaco Buzzanca, comunque, ha fatto sapere che Palazzo Zanca cederà alla società l’inceneritore di Pace, di cui ancora non si conosce il valore ma che è fermo da settimane, bisognoso di 22 milioni di euro di lavori. Bell’affare!

Articolo pubblicato il 23 aprile 2011 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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